La bozza di nuovo regolamento per la concessione degli agri marmiferi a Carrara

Lettera di Legambiente a sindaco e consiglieri comunali: tutela ambientale di fiumi e sorgenti

[1 dicembre 2016]

cave toscana

Da un paio di mesi le commissioni consiliari del Comune di Carrara sono impegnate a ritmo serrato nell’esame e nella revisione della bozza del nuovo regolamento comunale relativo alla concessione degli agri marmiferi predisposta dagli uffici comunali. Con una lettera inviata al sindaco e ai  consiglieri comunali di Carrara, Legambiente intende contribuire in modo propositivo alla discussione.

Ecco cosa scrivono gli ambientalisti:

Mentre si rinvia all’appendice per le modifiche puntuali proposte, ne esponiamo qui i principi ispiratori, relativamente, oltreché alla partecipazione, a due tematiche fondamentali: ambientale ed economica. La prima è finalizzata alla tutela ambientale e a ridurre il rischio alluvionale grazie al riassetto idrogeologico del bacino montano; la seconda è volta a garantire la tracciabilità dei blocchi e il pagamento di un canone commisurato al reale valore di mercato dei quantitativi effettivamente estratti di ciascuna qualità e tipologia di marmo (anziché un canone annuo fisso).

Tutela ambientale: fiumi e sorgenti

Sebbene, fin dall’art. 1, la bozza di regolamento comunale dichiari la finalità di «salvaguardare l’assetto ambientale, paesaggistico ed idrogeologico in un contesto di sostenibilità dell’attività estrattiva», nel seguito non specifica le modalità concrete da attuare per il conseguimento di tali finalità e si limita a riproporre genericamente –come del resto già oggi avviene– l’obbligo di rispettare le prescrizioni che saranno precisate nell’autorizzazione.

L’inadeguatezza di questo approccio è evidente a tutti: fiumi torbidi ad ogni pioggia intensa, sorgenti inquinate da marmettola, versanti devastati e costellati da discariche di terre, ravaneti soggetti a colate detritiche che invadono gli alvei sottostanti, reticolo idrografico sepolto da detriti, estremo degrado paesaggistico.

Merita evidenziare come questa desolante realtà non sia (solo) il frutto di violazioni delle prescrizioni da parte delle cave ma, ancor prima, dell’assoluta inadeguatezza delle prescrizioni emanate dal Comune: a nostro parere, in aperta violazione della normativa ambientale nazionale, le autorizzazioni finora rilasciate sono illegittime, come puntualmente argomentiamo nel nostro documento Dossier marmettola: l’inquinamento autorizzato.

In ogni caso, considerati i risultati fallimentari di questo approccio, riteniamo indispensabile che il regolamento segni un deciso punto di svolta, stabilendo espressamente, almeno nelle linee essenziali, le principali misure di tutela ambientale che le cave devono rispettare.

A tal fine Legambiente propone di inserire nel testo del regolamento l’adozione delle migliori pratiche per rendere ambientalmente sostenibile l’attività estrattiva. Tra queste:

  • sistematico allontanamento dei detriti, con divieto di scarico nei ravaneti (compreso lo stoccaggio temporaneo);
  • mantenimento di una rigorosa pulizia di tutte le superfici, anche con macchine pulitrici;
  • divieto di utilizzo di materiali fini nella realizzazione di vie d’ar­roc­camento, rampe, piazzali o riempimenti di qualsiasi genere;
  • accorgimenti per evitare l’esposizione di terre e marmettola agli agenti meteorici; stoccaggio dei materiali fini esclusivamente in contenitori a tenuta stagna;

Affinché tali misure non siano rinviate di anni (al momento del rilascio della nuova concessione) proponiamo che nell’ambito delle disposizioni transitorie entro il 31 dicembre 2017 il Comune aggiorni le autorizzazioni esistenti prescrivendo l’adozione delle sopra citate migliori pratiche, inserendo le inadempienze tra le cause di revoca dell’autorizzazione.

Riassetto idrogeologico dei bacini montani per ridurre il rischio alluvionale

 

Da molti decenni i bacini montani sono gestiti per rispondere alle più disparate esigenze del momento, senza una lucida e coerente strategia d’insieme. Le amministrazioni comunali hanno così inconsapevolmente operato come una “fabbrica del rischio alluvionale”, accentuandolo progressivamente grazie ad interventi attivi (es. sottrazione di spazio ai torrenti per realizzare la viabilità di fondo valle, cementificazione degli alvei) o a comportamenti omissivi (es. permettendo alle cave di seppellire il reticolo idrografico con i ravaneti).

Le recenti alluvioni impongono una svolta radicale che ponga rimedio agli errori del passato e, anzi, realizzi un riassetto strutturale dei bacini montani in grado di ridurre il rischio alluvionale.

A tal fine è necessaria la totale rimozione dei ravaneti e la loro ricostruzione esclusivamente con scaglie pulite (prive di marmettola e di terre, che ne innescano la franosità); i ravaneti così ripuliti, comportandosi come spugne che assorbono grandi quantità di acqua, rilasciata lentamente in seguito, rallenteranno il deflusso delle acque e ridurranno i picchi di piena.

È inoltre necessario il ripristino del reticolo idrografico montano, a partire dall’eliminazione delle strade di fondo valle che ne occupano gli alvei, da ricostruire ad una quota più elevata.

La necessità di tali interventi, autorevolmente confermata dal recente studio svolto dall’università di Genova (prof. Seminara) su incarico della Regione, è ben argomentata nei documenti di Legambiente dell’ultimo decennio, tra i quali: Contributo alla formazione del Piano Regionale Cave (10/10/16); Gestire in sinergia cave, ambiente e rischio alluvionale (2° contributo alla VAS dei piani attuativi estrattivi) (24/9/16); Piani attuativi dei bacini estrattivi: una proposta di buonsenso (quindi rivoluzionaria) (10/8/16); Marmettola: dalle cave alle sorgenti (Video) (24/7/16); Cave apuane: stop al disastro ambientale e all’illegalità (14/6/16); Carrione: rivedere i calcoli, intervenire sui ravaneti, ripristinare gli alvei soffocati da strade (31/3/16); Fermare la fabbrica del rischio alluvionale. Salvare i ponti intervenendo su ravaneti e strade in alveo (16/3/16); Come fermare la fabbrica del rischio alluvionale (7/11/15); Come opera la fabbrica del rischio alluvionale (la bonifica dei ravaneti) 24/10/15); Carrione: le proposte di Legambiente per il piano di gestione del rischio alluvioni (7/7/15); Carrara: le alluvioni procurate. Come difenderci  (VIDEO) (15/12/14); Basta alluvioni: meno opere, miglior politica urbanistica (15/11/14); Carrara: dopo l’alluvione serve un’idea sana di sviluppo (20/11/12); In attesa della prossima alluvione: porre ordine alle cave (15/3/2007); Alluvione Carrara: analisi e proposte agli enti (11/10/2003).

In sintesi, il rischio alluvionale è aumentato perché le diverse amministrazioni comunali hanno agito nel tempo con politiche settoriali (viabilità, ambiente, attività estrattive, ecc.), senza tener conto delle loro ripercussioni sul deflusso delle acque.

Per interrompere questo circolo vizioso è necessaria una strategia multiobiettivo, che consideri l’insieme delle ripercussioni di ogni politica. In quest’ottica, la disciplina delle attività estrattive deve integrare come obiettivo il riassetto strutturale dei bacini marmiferi che, oltre a ridurre la devastazione ambientale, permetta la riduzione del rischio idrogeologico.

Per dare concreta attuazione a questa impostazione strategica, Legambiente ha già presentato contributi al percorso di formazione del Piano regionale cave e dei Piani attuativi di bacino estrattivo e, coerentemente, propone oggi di inserire nel regolamento degli agri marmiferi le seguenti prescrizioni:

  • adozione delle migliori pratiche per conseguire il riassetto strutturale dei bacini montani (tra le quali l’integrale rimozione dei ravaneti esistenti e la loro ricostruzione con sole scaglie pulite);
  • nei versanti è consentita la collocazione delle sole scaglie pulite, purché espressamente autorizzata e previa rimozione dei materiali fini eventualmente presenti;
  • sistematico allontanamento dei detriti, salvo il caso che ne sia prescritto l’uti­lizzo per il riassetto strutturale dei bacini montani, volto alla riduzione del rischio idrogeologico (per tali detriti, ovviamente, non è dovuto il pagamento del contributo d’estrazione);
  • in tali aree è consentita anche la realizzazione della viabilità di cava (escludendo l’impiego di materiali fini, dilavabili dalle acque), con i limiti e con le modalità previste dai piani di coltivazione autorizzati;
  • la pianificazione della viabilità di cava è integrata negli interventi di riassetto strutturale finalizzato alla riduzione del rischio idrogeologico. Gli interventi di sicurezza e di manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, sono a carico dei concessionari;
  • le prescrizioni di cui ai punti precedenti devono essere inserite anche nelle autorizzazioni esistenti e nelle concessioni rilasciate in assenza di procedura di gara ad evidenza pubblica; le relative inadempienze vanno inserite tra le cause di decadenza dell’autorizzazione e della concessione.

No al canone fisso: si paghi per il valore del marmo effettivamente estratto

Dopo anni di polemiche sulla perdita di entrate comunali conseguente alla sottostima del valore del marmo estratto, la nuova bozza di regolamento insiste nel prevedere un canone annuo fisso per tutta la durata della concessione (salvo piccoli aggiornamenti), basato sì sulla stima del valore medio del marmo estraibile (effettuata al momento della gara ad evidenza pubblica per il rilascio della concessione), ma indipendente dalle quantità, qualità e tipologie che saranno poi effettivamente estratte.

 

Legambiente, peraltro condividendo alcune proposte avanzate nelle commissioni comunali, ritiene che il canone annuo posto a base di gara debba servire solo per confrontare le diverse offerte dei partecipanti, ma che nel corso dell’attività estrattiva debba essere corrisposto un canone unitario (cioè a tonnellata) basato sul reale valore di mercato del marmo effettivamente estratto, stabilito dall’Osservatorio dei prezzi sulla base della qualità del marmo (statuario, calacata, bianco C, bianco, D, ecc.) e della tipologia dei materiali (blocchi e loro categoria dimensionale, semisquadrati, informi).

Così, ad esempio, se in fase di gara è stato stimato che da una data cava i blocchi di prima scelta saranno il 6% dei blocchi estratti, per questa tipologia il concessionario pagherà il doppio se la loro percentuale effettiva risulterà il 12% e la metà se risulterà il 3%: una banale misura di equità.

Si propone dunque che il canone effettivo da corrispondere nel corso dell’attività estrattiva sia calcolato in base al valore unitario di ciascuna qualità e tipologia di materiale offerto dal vincitore della gara, moltiplicato per le rispettive quantità effettivamente estratte (e proporzionalmente ritoccato, in aumento o in diminuzione, ad ogni aggiornamento dei valori di mercato prodotto dall’Os­ser­vatorio del marmo).

Per assicurare la corretta applicazione del canone e la tracciabilità dei marmi estratti, ogni blocco estratto dovrà essere contrassegnato in cava (in posizione ben visibile in modo da essere ripresa dal sistema video-fotografico in funzione presso le pese pubbliche comunali), da una sigla di identificazione contenente il numero della cava di provenienza, l’anno di riferimento, la qualità, la tipologia, un numero progressivo non ripetibile e il codice dell’azienda cui il materiale è destinato.

Il Comune svolgerà controlli sia sulla corretta classificazione merceologica dichiarata dei materiali estratti sia sul rispetto della convenzione per la lavorazione nella filiera corta. Agli stessi fini può inoltre richiedere l’installazione sui mezzi di trasporto di dispositivi di georeferenziazione e registrazione del percorso e la consegna dei relativi dati.

Trasparenza e partecipazione (e altro)

Considerato che il Comune disciplina le attività estrattive per conto dei cittadini, Legambiente propone l’aggiunta di un articolo interamente dedicato alla trasparenza e alla partecipazione, considerate un prezioso contributo e, al contempo, uno stimolo per gli uffici comunali alla corretta e tempestiva applicazione delle disposizioni del regolamento.

L’articolo prevede la pubblicazione sul sito istituzionale del Comune di dati e documenti relativi al comparto marmo. Tra questi:

  • piani, programmi, documenti relativi alle gare ad evidenza pubblica, piani di coltivazione e progetti di interventi attinenti alle attività estrattive o che, comunque, influiscono sull’assetto strutturale dei bacini montani;
  • dati di dettaglio e d’insieme sui materiali estratti da ciascuna cava: quantità, qualità, tipologia merceologica, canone unitario, destinazione (filiera corta o esportazione), nonché sulle relative aziende estrattive (ragione sociale, occupazione, eventuale situazione debitoria nei confronti del Comune);
  • schede di ciascun livello territoriale ottimale contenenti i dati generali, il piano attuativo e stato di realizzazione, le eventuali problematiche;
  • rapporti periodici sulle attività ispettive in cava, sui controlli effettuati per accertare la corretta designazione delle qualità e tipologie dei materiali estratti, sugli eventuali procedimenti (ordinanze, ingiunzioni, sanzioni, ecc.).

Prevede inoltre che, su richiesta degli interessati di conoscere e verificare la situazione reale nei siti estrattivi e nei livelli territoriali ottimali, che il Comune favorisca la partecipazione dei cittadini a sopralluoghi nelle cave, accompagnati da personale dell’ufficio marmo.

Tra le altre proposte di modifica del regolamento è meritevole di segnalazione la durata contenuta delle concessioni (10 anni, anziché gli attuali 29 anni). Quanto al suo possibile incremento fino ad un massimo di 25 anni previsto dalla L.R. 35/15, Legambiente propone di collegarlo alla percentuale di blocchi lavorati nella filiera locale. Propone pertanto il prolun­gamento delle concessioni fino ad un massimo di 13, 16, 19, 22, 25 anni qualora l’impegno alla lavorazione nel sistema produttivo locale riguardi rispettivamente almeno il 60%, 70%, 80%, 90%, 100% dei blocchi estratti.

Ci auguriamo che su queste proposte di buonsenso e di buona amministrazione possa ottenersi il più largo consenso di tutte le forze politiche.

 

Legambiente Carrara