Riceviamo e pubblichiamo

La celebre Villa Lampedusa del capolavoro “Il Gattopardo” è oggi un rudere abbandonato (FOTOGALLERY)

La denuncia di Italia Nostra: «Stato di grave abbandono e degrado, rischio di crolli e nonché di grave pericolo per l'incolumità dei cittadini»

[14 aprile 2017]

«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra». Così recita il più celebre frammento de “Il Gattopardo”, romanzo autobiografico di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Sontuoso affresco della Sicilia e delle sue vicende storiche (dal 1860 al 1910).

Nella Palermo contemporanea – Capitale italiana della cultura 2018 – sogni, progetti e illusioni, splendori e miserie continuano a convivere, ad abitare nei medesimi luoghi. Inesorabilmente. Villa Lampedusa a San Lorenzo ai Colli (oggi via dei Quartieri), è una storica villa palermitana, costruita come residenza suburbana all’epoca di Ferdinando IV di Borbone. Venne fatta edificare da don Isidoro Terrasi all’inizio del XVIII secolo. La villa appartenne poi ai Principi Alliata di Villafranca e infine ai Tomasi di Lampedusa. La villa era più nota come “Osservatorio ai Colli del Principe di Lampedusa”, dall’attività prediletta dell’allora proprietario, Giulio Fabrizio Tomasi, nonno di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il grande scrittore siciliano si ispirò al nonno Giulio Fabrizio per tratteggiare l’indimenticabile Principe Fabrizio Salina, protagonista del suo romanzo. Romanzo che ebbe anche una straordinaria trasposizione cinematografica a cura di Luchino Visconti.

Da un’attenta perlustrazione dei luoghi (documentata da diverse immagini fotografiche) emerge, in modo tragico e inoppugnabile, che Villa Lampedusa versa in stato di grave abbandono e degrado. Inoltre, preso atto che buona parte delle cosiddette “pertinenze rurali” è stata restaurata/ristrutturata in tempi recenti, si evidenzia che nessun intervento di restauro conservativo ha interessato la Villa. Già il Nucleo di Tutela del Patrimonio Artistico – Polizia Municipale di Palermo (NTPA), qualche anno fa, aveva documentato e denunciato il grave stato di abbandono della Villa, sottolineando la necessità di interventi urgenti di consolidamento e di ristrutturazione. Veniva, infatti, evidenziato che «La villa… presenta gravi condizioni statico conservative. Sono state rilevate evidenti ed estese lesioni nella muratura esterna dei prospetti; i balconi, caratterizzati dalle inferriate a petto d’oca presentano le basi in condizioni precarie e a rischio di crollo. […] Il piano sottostante a quello nobile è, in atto, quasi tutto puntellato, per evitare il crollo dei solai con il pavimento d’epoca. […] Le condizioni attuali della villa costituiscono grave pericolo per la pubblica e privata incolumità, specialmente tenuto conto del grande afflusso di pubblico che prende parte ad attività di ristoro (all’interno è stato realizzato un bancone in muratura per servizi bar)».

Ignoriamo, comunque, lo stato di fatto degli spazi interni della Villa. Gli ultimi dati risalgono alla citata relazione dell’NTPA, in cui veniva appuntato: «Particolarmente grave è la situazione degli interni, dove i pregiati affreschi dei saloni, del Fumagalli, sono visibilmente danneggiati; i soffitti, notevolmente lesionati e attaccati dall’umidità, richiedono urgentissimi interventi, indispensabili per non arrivare al danno irrimediabile».

Se dunque, nel corso degli anni nessun intervento è stato effettuato all’esterno della Villa, non è improprio dedurre che lo stato di conservazione dei suoi spazi interni possa risultare ulteriormente degradato. L’osservazione della struttura architettonica dall’esterno ci fa ipotizzare rischi di crolli sulle strutture pertinenziali e sulle persone: uno sguardo sul portale di ingresso della Villa mostra l’assenza di parte del cornicione, buchi, crepe e scrostamenti del muro, nel punto di passaggio di auto e persone per l’accesso allo spazio antistante lo scalone monumentale della Villa. Spazio utilizzato come parcheggio auto nonché per l’accesso alla recente struttura ricettiva e ricreativa. Inoltre, varcato il portale d’ingresso, la facciata principale della Villa monumentale mostra ampie crepe orizzontali, sottolineate da un incatenamento orizzontale dei prospetti che prosegue sul lato destro del manufatto architettonico.

Di certo la situazione dei luoghi, come descritta dalla relazione del Nucleo di Tutela del Patrimonio Artistico – Polizia municipale di Palermo, appare oggi ulteriormente aggravata: con un concreto rischio di crolli sui corpi di fabbrica recentemente restaurati/ristrutturati e allo stato destinati  a ricezione del pubblico per ristorazione e/o pernottamento, con minaccia di gravi danni all’incolumità dei fruitori. Lungo il fianco laterale destro, i medesimi rischi sono evidenziati da profonde crepe che si dipartono dal muretto d’attico e dal cornicione, propagandosi verso il basso. E ancora: si evidenzia il distacco di tegole e mattoni dal cornicione e la minaccia di crollo dei solai dei due balconi a petto d’oca. Il lato posteriore della Villa monumentale risulta pericolosamente accessibile fino al limite del prospetto. Lo stato di degrado è evidente nello sventramento delle finestre superiori, nel crollo della copertura della finestra del balcone a petto d’oca, nell’incatenamento con fili d’acciaio nella parte superiore, nella presenza di vegetazione infestante nella muratura scrostata del prospetto. Ma ancora: in completo stato di abbandono risulta il fianco sinistro della Villa: cumuli di spazzatura, materiali di risulta, pareti, scrostate, crepe. Si evidenziano, altresì, crolli del muro di recinzione posteriore al confine con la villa Belmurgo-Florio (Istituto Pignatelli) e non distante dai suddetti, i resti (pietre e detriti) del crollo di una delle due colonne settecentesche costituenti l’ingresso posteriore ai giardini della Villa.

Infine, evidenziamo che sono in corso lavori all’interno dell’intercapedine del muro esterno di confine posteriore, e che i materiali utilizzati e visibili (lamiere e cemento) appaiono incompatibili con i materiali necessari a un corretto restauro di edifici storico-monumentali. Ignoriamo se siano state richieste e ottenute le necessarie autorizzazioni alle autorità competenti, compresa ovviamente la Sovrintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali.

Pertanto, da quanto rilevato, Italia Nostra evidenza lo stato di grave abbandono e degrado, il rischio di crolli e di perdita definitiva del patrimonio storico-artistico e architettonico, nonché di grave pericolo per l’incolumità dei cittadini. Di certo non possiamo non sottolineare, ancora una volta, gravi e persistenti lacune e omissioni nel sistema di tutela del patrimonio regionale. E comunque: preso atto delle dolorose perdite, dei danneggiamenti, delle scriteriate alterazioni del patrimonio isolano, sarebbe auspicabile un’attenta analisi dei punti di forza e delle criticità del sistema di conoscenza/tutela/valorizzazione e gestione dei beni culturali e ambientali in Sicilia. Sarebbero auspicabili nuove leggi. Nuovi ordinamenti. Ma, probabilmente, per far questo ci vuole una nuova classe dirigente. Una nuova stagione politica.

di Leandro Janni, presidente del Consiglio regionale di Italia Nostra Sicilia