La Fillea-Cgil e la cava di caolino, Legambiente: gli stessi argomenti di 25 anni fa

«Basta con l’economia estrattivista ai danni di paesaggio e ambiente. C’è bisogno di una nuova economia»

[10 novembre 2018]

Abbiamo letto con sorpresa e preoccupazione il comunicato della segreteria Fillea-Cgil provincia di Livorno  che chiede di andare comunque avanti nel percorso autorizzativo per lo spostamento del fronte miniera Eurit del Buraccio – “La Crocetta” (Porto Azzurro), che costituirebbe un impatto paesaggistico e ambientale intollerabile.

Dispiace che la Fillea.Cgil – con la quale Legambiente ha in atto iniziative comuni per la riconversione ecologica dell’economia e per l’economia circolare –  riproponga una superata concezione estrattivista e giustifichi questo con un ricatto occupazionale che si ripresenterebbe uguale tra qualche anno con l’esaurimento della nuova autorizzazione, proprio come sta succedendo per il precedente e fallimentare piano industriale presentato da Eurit per una concessione non esaurita ed evidentemente mal progettata che ora si chiede di “traslare” rimuovendo la cima di una collina e producendo intollerabili ricadute in tutta l’area

La Fillea-Cgil presenta addirittura il proseguimento dell’attività estrattiva per esportare eurite come qualcosa di benefico per l’ambiente e paventa un abbandono dell’area in caso di diniego della licenza. Dichiarazione abbastanza sorprendente, visto che è comunque obbligo dell’impresa procedere al ripristino e alla messa in sicurezza dell’area.

E’ anche preoccupante che la Fillea-Cgil se la prenda con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano  (l’area mineraria è al di fuori dell’area protetta) “colpevole” di aver espresso osservazioni richieste da altri Enti. Viene scritto che il Parco «potrebbe compromettere tutto il progetto con inevitabili ripercussioni negative sia dal punto di vista occupazionale che ambientale» (sic!), Evidentemente quelle osservazioni sono puntuali e attinenti alla materia del discutere, se le altre istituzioni non possono eluderle.

E’ abbastanza impressionante che gli argomenti utilizzati dalla Fillea-Cgil per difendere l’ennesimo ampliamento e l’insostenibile impatto di una miniera a cielo aperto in un’area paesaggisticamente e ambientalmente delicata come quella della cresta collinare del Buraccio e della Piana di Mola siano gli stessi utilizzati dall’Eurit 25 anni fa per perorare l’espansione della miniera di caolino di Marciana che – ricordiamocelo – avrebbe dovuto spianare le colline tra Marciana e la Cala (dove sarebbe stato costruito un porto per caricare il caolino), in cambio, come risarcimento ambientale, si proponevano due laghetti per la pesca alla trota.

Allora il Parco non c’era, ma l’ampliamento della miniera non fu consentito per l’opposizione di Legambiente e dei Comuni di Marciana Marina (amministrazione di centrosinistra De Fusco) e Marciana (Amministrazione di centro-destra Vagaggini). Anche allora si profetizzò un disastro sociale e occupazionale che non c’è stato (addirittura la chiusura di fabbriche a Sassuolo) è l’area interessata dalla vecchia miniera – grazie anche alle pressioni di Legambiente – è stata rinaturalizzata.

A 25 anni di distanza, la Fillea-Cgil  purtroppo crede ancora che la scientificità sia scavare la sommità di una collina e la fa passare addirittura come miglioramento e messa in sicurezza dell’ambiente, ed è preoccupante che questo avvenga mentre l’assalto all’ambiente della cementificazione – che di cave si nutre – ci sta presentando un conto salato e purtroppo luttuoso.

La Fillea-Cgil pone un problema di garanzia per il futuro dei lavoratori che è anche una nostra preoccupazione, ma forse, invece di difendere un’attività impattante e destinata a finire con l’esaurimento della risorsa, bisognerebbe impegnare le istituzioni a dare risposta a questo problema, invece di riproporre un consumo di territorio, risorse e ambiente di breve periodo e che fra pochi anni metterà quegli stessi lavoratori di fronte a una nuova crisi.

La verità è che da tempo l’estrattivismo e l’economia elbana basata sul turismo e l’ambiente non sono più compatibili, come dimostrano anche i conflitti tra comunità locali e attività minerarie in Italia e in tutto il mondo.

La Fillea-Cgil fa il suo dovere difendendo i lavoratori, ma lo fa in maniera miope con una soluzione tampone proposta dall’imprenditore e che non tiene conto del mutato e più vasto contesto ambientale, sociale, economico e occupazionale.  Legambiente, Parco, amministratori comunali non farebbero il loro dovere se non difendessero l’ambiente, il territorio, il paesaggio e l’economia sostenibile da un uso privato di risorse paesaggistiche e amvientali.

Come abbiamo già scritto, in questa discussione, che riguarda il futuro dell’Elba e della sua economia,  tranne un equilibristico comunicato del Pd e una interrogazione parlamentare di Sinistra Italiana, sono assenti i Partiti di governo e di opposizione  che hanno fatto finta di niente quando Legambiente ha chiesto loro di esprimersi. E’ chiaro che di fronte all’assenza della politica che dovrebbe proporre soluzioni alternative e innovative (oppure appoggiare quelle obsolete e estrattiviste)  il confronto è monco, a scapito dei lavoratori, dell’ambiente e dell’economia.

Per questo, riconfermando le nostre precedenti osservazioni e condividendo quelle presentate dal Comune di Capoliveri e da un Comitato di cittadini del Buraccio, invitiamo a bloccare la nuova espansione della miniera a cielo aperto, a dare il via a un progetto di recupero dell’intera area nel quale vengano impiegati gli attuali lavoratori e a definire una exit strategy certa, che assicuri ai lavoratori un futuro in altri settori e che eviti un disastro paesaggistico e ambientale.

di Legambiente Arcipelago Toscano

 

La posizione della Fillea-Cgil

La Fillea-Cgil provincia di Livorno chiede con forza di andare avanti nel percorso autorizzativo per lo spostamento del fronte miniera Eurit di Porto Azzurro, ultima risorsa mineraria dell’Elba. Il territorio non può permettersi pericolose frenate. L’incomprensibile e ostinata posizione assunta dall’ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano potrebbe compromettere tutto il progetto con inevitabili ripercussioni negative sia dal punto di vista occupazionale che ambientale. A rischio infatti ci sono i 18 dipendenti diretti della Eurit più un’altra novantina di lavoratori dell’indotto (i primi contraccolpi negativi potrebbero colpire una quindicina di addetti di una cava di Grosseto legata proprio alle lavorazioni Eurit).

La speranza è che non si voglia condannare un’azienda fino a due anni fa prospera a un declino forzato dovuto alla superficialità di un ente che si sta dimostrando lontano dalle problematiche sociali della nostra comunità.

La morte dell’attività estrattiva potrebbe poi determinare preoccupanti ripercussioni anche di natura ambientale: quell’area infatti non può essere abbandonata a sè stessa, dev’essere vissuta e mantenuta costantemente sotto controllo. Quell’area va insomma “vissuta”. Ricordiamo inoltre che la miniera non si trova all’interno del Parco ma soltanto ai suoi confini.

Alcune posizioni ambientaliste sulla questione ci sembrano dunque forzature pretestuose prive di scientificità e logicità: non è così che si migliora e si rende più sicuro l’ambiente. Il progetto Eurit non è affatto impattante così come vorrebbe far credere qualcuno: esso infatti prevede lo spostamento del fronte miniera di una cinquantina di metri e il ripristino ambientale del vecchio fronte. La politica di diniego dell’ente rischia di creare soltanto un impoverimento progressivo del territorio isolano. L’ente appare barricato dietro a una posizione d’intransigenza assoluta: inconcepibile questa sua chiusura nei confronti dell’azienda. Siamo sicuri che il mantenimento del dialogo permetterebbe di trovare una soluzione costruttiva della vicenda, magari tramite l’inserimento di integrazioni al progetto. Le attuali tecnologie rendono infatti perfettamente realizzabile un giusto compromesso tra lavoro e ambiente.

Il prossimo 12 novembre, in occasione della Conferenza dei servizi, organizzeremo quindi in Regione un’assemblea per accendere i riflettori sulla questione e per evidenziare tutte le conseguenze negative che potrebbero derivare dallo stop al progetto. Invitiamo tutti a partecipare. Il territorio elbano non può permettersi passi indietro.

di Segreteria Fillea-Cgil provincia di Livorno