La giovane Legambiente al tempo del terremoto

Un nuovo “Piano Marshall” di economia civile e solidarietà per curare la spina dorsale dell’Italia

[31 ottobre 2016]

L’assemblea nazionale dei circoli di Legambiente che, come ogni anno si è tenuta a Rispescia (Gr) per fare il punto dello stato di salute della più diffusa associazione ambientalista italiana e per lanciare idee e programmi è stata – sorprendentemente anche per la leadership nazionale del Cigno Verde – affollata di tanti giovani e “facce nuove” come mai si erano visti prima e da un’allegria dello stare insieme in un’associazione che si riconosce, si ritrova, si annusa e mischia idee esperienze e programmi in questo appuntamento annuale che ogni anno riserva sorprese. E’ il miracolo di un’associazione che riesce a realizzare 4 giorni di dibattito serrato riuscendo a non dividersi sul referendum costituzionale che divide l’Italia, anzi a non parlarne praticamente, consapevole delle diverse sensibilità interne (anche se da un personale sondaggio il no sembra prevalere) e soprattutto del fatto che il mondo e l’Italia avrebbero molte cose molto più importanti delle quali occuparsi urgentemente.

Un’allegria che è stata spenta la mattina di domenica, quando sono cominciati a squillare i cellulari e ad arrivare i racconti, la paura, dalla brutale scossa di terremoto che ha scrollato nuovamente l’Italia centrale, lesionando la spina dorsale della storia e della cultura, del sentire nascosto, appartato e profondo del nostro fragile Paese.

Molti dei legambientini presenti a Rispescia  vengono da quell’Italia profonda che resta attaccata al suo territorio, che non l’abbandona e lo cura, come la giovane imprenditrice di Norcia, che produce il prosciutto più buono del mondo e che la sera prima aveva raccontato, con lacrime di orgoglio e preoccupazione,  la sua vita sconvolta dal sisma,  dei suoi maiali che vivono felicemente allo stato brado, del terremoto che ha seccato le sorgenti che davano l’acqua a quei fortunati suini, delle paure, della voglia di non mollare, dei giovani tentati di lasciare ai vecchi la custodia di una terra che trema, che rischia di rinunciare al futuro.

La mattina dopo in molti ci siamo immaginati le nuove lacrime di quella bella e simpatica ragazza umbra di fronte alle macerie della sua città, alla polvere che ricopriva la sua storia in rovina, al suo futuro nuovamente e crudelmente terremotato.

E se l’assemblea dei circoli del Cigno Verde ha calorosamente applaudito l’esponente dei giovani musulmani italiani venuta a parlare, con voce ed idee cristalline,  di islam e ambiente e del dovere e della bellezza della convivenza, se ha applaudito commossa il giovane uomo del Mali che ha raccontato i suoi 4 anni di odissea per raggiungere l’Italia paradisiaca della televisione per finire nel ghetto infernale dei braccianti neri di Rosarno e in una protesta diventata sommossa rivoluzionaria di schiavi. Se il popolo di Legambiente ha ascoltato ammirato quel giovane orgoglioso africano raccontare l’inganno e il dolore, la rete di cultura e famiglia che non consente di ammettere di aver creduto a chi racconta che l’Europa è il Paradiso e di chi ritorna e nasconde l’inferno per vergogna, se ha ascolato una storia di rinascita che passa per la produzione dello squisito yogurt Barikamà, con gli schiavi che diventano produttori di bontà, solidarietà ed economia civile… il pensiero era sempre rivolto all’appennino ferito.  Una ferita visibile, materializzatasi nel vuoto delle sedie delle delegazioni umbre, marchigiane, laziali che erano corse tra le loro comunità a curarsi l’anima e la paura con le loro famiglie, a progettare il difficile futuro della spina dorsale fratturata dell’Italia.

I 18 laboratori tematici organizzati sotto lo slogan Rigeneriamoci, il futuro, i parchi e le loro polemiche, le iniziative, l’allegria, i balli, la musica e l’indignazione per corruzione e l’ingiustizia sono stati ricoperti da una coltre di preoccupazione che  però non è resa, dalla consapevolezza che quei territori, il cuore verde e spirituale del nostro Paese, non  possono essere ancora di più spopolati, che i maiali di Norcia devono continuare a grufolare liberi mentre si ricostruiscono chiese a abazie, mura medievali e sorgenti, comunità solidali, economia e qualità del vivere umano. Mentre si ricostruisce un’Italia resiliente, che non abbia più paura dei terremoti, che si curi dalle ferite inferte dall’uomo e dall’incuria e abbandono  che acuiscono i colpi di Made Natura quando diventa matrigna.

Per questo Legambiente rilancia con ancora più forza l’iniziativa  “La rinascita ha il cuore giovane”, pensata insieme a Libera, Altromercato, Federparchi, Alce Nero, Symbola e Alleanza delle Cooperative Italiane,  per «Aiutare territori e comunità a ripartire da protagonisti nel segno di un futuro migliore fatto di tradizioni, innovazione e solidarietà. È difficilissimo, davanti alle scene di morte e devastazione causate dal terremoto, immaginare un futuro possibile per i territori e le comunità delle zone colpite dal sisma. Accanto alle priorità immediate, a cominciare dal soccorso alle persone che hanno perso tutto, familiari e beni, è indispensabile sostenere quelle realtà d’impresa locali che faticosamente avevano avviato una nuova possibile stagione di rinascita in quelle aree interne del nostro Paese e che hanno spesso come protagonisti giovani. A loro e a un’idea di ricostruzione e di rinascita con il cuore giovane è dedicata la nostra campagna di raccolta fondi. Con loro vogliamo ricostruire il tessuto produttivo di un territorio lavorando su una nuova economia civile, ecologica e solidale».

Ha ragione il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, che nel suo appassionato intervento ha chiesto una sorta di Piano Marshall per prendersi cura della colonna vertebrale dell’Italia, che ha chiesto che si rinunci a progetti inutili e faraonici come il ponte di Messina per guarire le ferite di un territorio fragile e fragilizzato, per impedire l’abbandono per salvare una storia millenaria alla quale siamo così abituati solo perché la viviamo ogni giorno, la portiamo nel cuore e nell’anima, forse nel Dna, e che, come una nonna amata, che vive nel Paese della nostra infanzia, accoriamo a salvare solo quando si ammala.

L’allegria trasformatasi in lucida tristezza nei giovani volti delle ragazze e ragazzi che affollavano i gruppi di discussione e progetto dell’Assemblea nazionale dei circoli di Legambiente ci raccontano però della consapevolezza di questo nostro Paese – anche se forse di una delle sue parti più consapevoli, generose e capace di futuro – che l’avvenire dell’Italia è ancora lì nelle terre di San Francesco, nelle chiese piene di tesori sconosciuti, negli squisiti prosciutti dei maiali felici di Norcia e nelle parole solidali, preoccupate ed empatiche di una giovane italiana musulmana per il cuore cristiano d’Europa e di un nero del Mali che da schiavo si è trasformato in imprenditore solidale, che pensa al nostro futuro che potrà esserci solo se la sua nuova famiglia terremotata e la sua poverissima famiglia africana si prenderanno insieme cura del mondo.