La legge sugli stadi apre le porte a speculazioni edilizie in più di 1.000 comuni

Architetti e ambientalisti: «Altro che sport. Case, centri commerciali e stadi anche in aree a rischio»

[22 novembre 2013]

Nonostante i (tiepidi) tentativi di rassicurazione venute dal governo delle (ex) grandi intese, il fronte aperto dall’emendamento Alfano sugli stadi sembra uno di quelli che rischiano di far male ad Enrico Letta. Oggi  alla conferenza stampa su “Legge sugli stadi o deregulation urbanistica?”, organizzata al Senato da Legambiente e Consiglio nazionale architetti  c’erano deputati e senatori come Raffaele Ranucci (Pd), Loredana De Petris (Sel), Dario Nardella (Pd), Roberto Della Seta (Green Italia), Roberto Morassut (Pd).

Legambiente e il Consiglio nazionale architetti, chiedono il ritiro dell’emendamento e l’apertura di un confronto pubblico e serio sul tema: «Non chiamatela Legge per gli stadi. Questo provvedimento non ha nulla a che fare con la giusta richiesta di avere in Italia strutture sportive moderne, sicure, accessibili». Ambientalisti ed architetti spiegano che «L’emendamento presentato dal Governo alla Legge di Bilancio consente di usufruire di procedure speciali al di fuori della pianificazione ordinaria, per realizzare case, uffici, centri commerciali, stadi anche in “aree non contigue” superando anche ogni tipo di vincolo urbanistico, idrogeologico o paesaggistico».

La conferenza stampa è servita a sottolineare anche altri aspetti più inquietanti come «Il fatto che il provvedimento non riguarda più gli stadi delle squadre di Serie A, ossia la ragione per cui era stato pensato il provvedimento nella scorsa legislatura per rendere moderni gli stadi di 8-10 città candidate agli Europei di Calcio. Se nella prima versione della Legge si prevedeva che a usufruire di queste procedure potessero essere infatti gli impianti di almeno 10.000 posti a sedere allo scoperto e 7.500 posti a sedere al coperto, ora nel testo presentato dal Governo siamo passati a 500 posti al coperto o 2000 allo scoperto, il che vuol dire rendere possibile in almeno mille Comuni italiani operazioni immobiliari pienamente giustificate dal provvedimento. E non vi sarebbero neanche più limiti di tempo per presentare i progetti, perché la Legge non è più legata a una manifestazione sportiva».

Per l’associazione ambientalista e gli architetti «Quello di cui l’Italia ha veramente bisogno sono strutture sportive più moderne e sicure, che devono essere realizzate in luoghi idonei, sicuri e accessibile con i mezzi pubblici». Per questo si augurano che «Venga ritirato al più presto questo emendamento e che si apra in modo trasparente una discussione sugli impianti sportivi che coinvolga anche il Coni».

Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, ha sottolineato che «Le drammatiche conseguenze dell’alluvione in Sardegna di questi giorni hanno confermato la fragilità del territorio italiano. Come è possibile approvare un provvedimento che consente di superare anche i vincoli idrogeologici? È incomprensibile e inaccettabile. Oltretutto il Governo Letta ha approvato un Disegno di Legge in materia di stop al consumo di suolo che sarebbe contraddetto clamorosamente in caso di approvazione dell’emendamento. In Italia abbiamo bisogno di interventi di riqualificazione urbana e di messa in sicurezza del territorio, di strutture sportive sicure e moderne, realizzate nei luoghi giusti e sicuri, accessibile con i mezzi pubblici. Non abbiamo bisogno di altre speculazioni edilizie».

Legambiente ha anche messo in evidenza come le lobby del cemento siano riuscite a ottenere ascolto da parte del Governo anche nel collegato alla Legge di Bilancio, «Dove all’articolo 14 è stata introdotta la possibilità di dare in garanzia per le ipoteche non più solo le proprietà immobiliari ma anche i diritti edificatori. Una scelta che aprirebbe le porte a una gigantesca “bolla” finanziaria, e come se i fallimenti a catena negli stati Uniti come in Spagna non avessero dimostrato quanto sia importante tenere fuori dall’edilizia questo tipo di interventi».

Secondo Paolo Cento, responsabile nazionale ambiente di Sel, «L’emendamento del governo Letta-Alfano sugli  stadi nasconde di fatto  una super speculazione che non puo’ passare sotto silenzio, e a cui tutti coloro che hanno a cuore un futuro diverso per questo Paese debbono opporsi. Il governo   con la norma “stadi + più palazzi”  tenta una inaccettabile speculazione che niente ha che vedere con lo sport e lo stessa possibilità delle società di calcio di avere stadi di proprieta. Da appassionato di calcio avverto il governo di non usare la passione sportiva per questa vergognosa operazione di consumo del suolo. Consumo di suolo che negli ultimi 50 anni è aumentato del 156% a fronte di un aumento della popolazione del 24% : in Italia ogni 5 mesi si cementifica una superficie pari a quella del comune di Napoli. Gli stadi nuovi si possono fare come in tutta Europa nel rispetto del territorio delle prescrizioni urbanistiche dell’ambiente,  investendo risorse private, puntando all’innovazione tecnologica e creando posti di lavoro. E ora il governi ritiri questa proposta vergogna».

Ieri il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, aveva espresso bene la contrarietà di una crescente parte del Pd verso iniziative come queste che sembrano un cedimento all’esterna bulimia cementificatrice del vecchio e nuovo centro-destra: «A volte ritornano: per l’ennesima volta una lobby legata ai costruttori utilizza in modo assai improprio una norma di finanza pubblica per riproporre un emendamento che utilizza la necessità di rinnovare gli impianti sportivi come un cavallo di Troia per interessi speculativi. L’emendamento si configura come una sorta di legge ad hoc per gli stadi, un tana libera tutti che prevede, secondo le bozze circolate sinora, che la realizzazione dei nuovi impianti sarà di fatto sostenuta con l’attribuzione di nuove previsioni edificatorie anche residenziali e senza limiti di collocazione sul territorio. Presentato con l’alibi dell’adeguamento degli impianti sportivi, l’emendamento ha ben poco, se non nulla, a che fare con lo sport.

Di analoga legge per accelerare sulla realizzazione degli stadi si parla dal 2007, quando veniva collegata alla candidatura dell’Italia a organizzare Euro 2012, provvedimento poi presentato in Senato nel 2009. Lo schema è sempre quello: con la motivazione condivisibile di ammodernare gli impianti e favorire lo sport si propongono cubature di tutti i tipi, nuovi appartamenti e possibili aggiramenti delle norme esistenti, inclusi i vincoli ambientali e idrogeologici. E paradossalmente di tale emendamento si parla anche oggi, giornata di lutto nazionale per la tragedia sarda, che deriva anche da un cattivo uso del suolo ed da una sregolata cementificazione del territorio. L’appello continuo all’emergenza serve solo per stravolgere le scelte delle amministrazioni, mentre i Comuni avrebbero avuto tutto il tempo di istruire le pratiche per vie ordinarie. Mi auguro che il Governo non voglia mettere  in pericolo il cammino della finanziaria presentando un emendamento inaccettabile sotto tutti i punti di vista».