A Firenze si chiude il convegno "Infrastrutture e mobilità, dal dire al fare"

La “rivoluzione” del trasporto pubblico in Toscana e il sottoattraversamento Tav a Firenze

Legambiente: «Il ripensamento del sindaco Nardella e del presidente Rossi fa tremare i polsi»

[1 luglio 2016]

tav  firenze

Si chiude oggi a Firenze, alla presenza del ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio,  la due-giorni “Infrastrutture e mobilità, dal dire al fare”, organizzata dall’assessorato regionale ai Trasporti per fare il punto sullo stato di attuazione del Priim (Piano regionale integrato di infrastrutture e mobilità).

La fotografia scattata in questa prima metà del 2016, appena conclusa, è ricca ed entusiasta. Dalla Regione sottolineano che «il 2016, già nei primi sei mesi, si è dimostrato un anno determinante, ‘rivoluzionario’, per quanto riguarda il mondo dei trasporti e della logistica in Toscana. La Toscana ha scelto la via della qualificazione del trasporto pubblico e della logistica, per innovare il sistema della mobilità e al servizio dello sviluppo e della competitività, per rilanciare le aree costiere».

Il calendario dei traguardi segnati dalla macchina politica e amministrativa è in effetti inusualmente pieno. Si va dall’assegnazione definitiva ad Autolinee Toscane della gara unica regionale per i servizi di tpl su gomma, al varo della nuova Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale, costituita dai porti di Livorno e Piombino (con il porto di Marina di Carrara insieme a La Spezia) e contemporaneamente la pubblicazione del bando europeo per l’individuazione del partner privato per la realizzazione della nuova Darsena Europa del porto di Livorno.

Non da ultimo, da Firenze sottolineano i progressi nella “cura del ferro” cui è stato sottoposto il territorio regionale. Dal cantiere avviato per il raddoppio della linea ferroviaria Pistoia-Lucca all’entrata in vigore del nuovo contratto di servizio con Trenitalia. In Toscana viaggiano ogni giorno più di 800 treni regionali, e per imprimere un’ulteriore svolta verso la regolarizzazione del traffico ferroviario si attende ora «la soluzione per il passante e la stazione AV di Firenze, opera indispensabile per ‘liberare’ Santa Maria Novella dai treni ad alta velocità e farne lo snodo principale del trasporto regionale».

Alla luce della cronaca fiorentina, si tratta di un passaggio interessante, con il Corriere Fiorentino che titola “Tunnel Tav a un passo dall’addio”.

«Il tunnel dell’alta velocità e la gigantesca stazione sotterranea firmata sir Norman Foster nell’area degli ex Macelli si allontanano. Come anticipato dal Corriere Fiorentino – riporta oggi il quotidiano –  dopo l’incontro tra il premier Matteo Renzi e il sindaco Dario Nardella in Palazzo Vecchio, lo scorso 5 marzo, il progetto vecchio di 20 anni e con i lavori in corso – in particolare in via Circondaria dove è stata realizzata la grande «vasca» di 400 metri che dovrebbe contenere la stazione – non convince più e anche Ferrovie sarebbe pronta a percorrere strade alternative. Un’ipotesi è passare in superficie, come adesso, con i treni Tav e quelli normali attestati a Santa Maria Novella, Rifredi e Campo di Marte, con le nuove tecnologie che permetteranno di incrementare i due flussi senza sovrapporli».

Decenni di dibattito, ottocento milioni di euro finora spesi, innumerevoli conflitti con la comunità locale, mai del tutto sopite diatribe sulla destinazione delle terre da scavo, per poi avvicinarsi a dire “abbiamo scherzato”. «La notizia del ripensamento del sindaco Nardella e del presidente Rossi sul progetto di sottoattraversamento della Tav a Firenze è di quelle che fa tremare i polsi – commenta Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana – Tuttavia, è importante sottolineare soprattutto che, qualora questo ripensamento si traducesse in atti amministrativi volti ad evitare lo scempio in corso e l’enorme conseguente sperpero di danaro pubblico, esso si configurerebbe come una scelta giusta. Affatto azzardata, ma anzi oculata ed effettivamente volta alla ricerca del bene comune. E, in questo caso, Legambiente e tutto il movimento che in questi anni si è opposto alla più grande opera pubblica fiorentina dai tempi del Poggi, non potrebbe che gioirne».

Tutto a questo punto è possibile, e il destino del trasporto ferroviario toscano (vista la centralità del nodo fiorentino) potrebbe essere presto rivoltato come un calzino. Dal convegno fiorentino, nel mentre, si rivendica con orgoglio come negli ultimi mesi, a seguito «di un serrato ma costruttivo confronto avviato con il governo e con i gestori del servizio ferroviario», la puntualità dei treni sia incrementata dal 90 al 92%, con punte del 95%. È una buona notizia. Che annichilisce però di fronte alla puntualità della programmazione politica, che pare sempre più fuori tempo. Solo gli stupidi non cambiano mai opinione, ma come sia possibile impiegare 20 anni per (non) completare un cantiere, spiegarne (male) le ragioni ai cittadini, impiegare ingenti risorse pubbliche per poi ipotizzare la marcia indietro rimane un insondabile mistero. Nel grande polverone sollevato, un unico elemento pare brillare chiaramente: non è questa la strada per rinsaldare la sempre più carente fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche e nei loro percorsi decisionali.

L. A.