Il Pd perde anche a Grosseto e Cascina, unica consolazione Altopascio

La Toscana felix è diventata infedelix. Ha vinto l’alternativa, qualunque sia

A Sesto Fiorentino in scena una nuova tappa per il gioco dell’oca sull’ambiente

[20 giugno 2016]

Toscana Sesto Fiorentino

Il secondo turno del voto toscano è stato una débacle per il Partito democratico renziano, ma nella patria del presidente del Consiglio è un campanello d’allarme, o meglio una potente sirena, anche per la giunta (renziana) del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi,  che di Renzi è uno dei maggiori oppositori e che critica da sinistra la deriva centrista del Pd, che avrebbe dovuto sfondare a destra ma che invece cede al centrodestra Grosseto, Montevarchi, Sansepolcro e addirittura a una leghista Cascina, quella che si credeva una roccaforte  inespugnabile della ex Toscana rossa e felix, diventata infedelix.

Il Pd si consola solo con la “storica” conquista di Altopascio, per la quale deve però ringraziare i voti della sinistra-sinistra e del M5S, che hanno preferito il rinnovamento di una lista giovane all’ossificata continuità di un centro-destra che sembrava eterno.

Sotto il profilo della politica ambientale, in Toscana è certamente la vittoria schiacciante della sinistra-sinistra a Sesto Fiorentino a lasciare sul terreno le crepe più profonde. Il nuovo sindaco è Lorenzo Falchi, candidato di Sinistra italiana, primo cittadino con oltre 30 punti di scarto rispetto al piddino Lorenzo Zambini (65,4% dei votanti contro 34,5%). Appena noti i risultati, le prime parole di Falchi sono state su termovalorizzatore ed aeroporto: «Faremo immediato ricorso al Tar per bloccare l’inceneritore e continueremo la battaglia contro l’ampliamento dell’aeroporto di Firenze che ci danneggia». Peccato che proprio Falchi fosse nella maggioranza, al tempo del sindaco Giannassi (Pd), che sostenne la scelta di Case passerini come luogo adatto per la realizzazione del termovalorizzatore. Un impianto su cui si dibatte da almeno un decennio – con un contesto inevitabilmente mutato, nel mentre –, arrivato ad ottenere tutte le autorizzazioni necessarie e contro il quale vengono oggi portate illazioni sanitarie (l’Istituto superiore di sanità parla di emissioni ridottissime) e senza provare a spiegarne il senso all’interno di una corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti.

Una mancanza di seria comunicazione ambientale che si pesantemente ritorta contro il Pd, che nell’area della Piana vanta al proposito un alto record negativo: quello dell’affidabilità in merito al dibattito sull’ampliamento dell’aeroporto di Peretola. Solo tre anni fa veniva garantito lo svolgimento di un dibattito pubblico (non vincolante, ma certo intelligente) sull’opera, promessa poi rimangiata e condita da crescenti incertezze sulla realizzazione del Parco agricolo, tanto da portare a uno scontro in blocco tra formazioni ambientaliste e governo regionale. Un interminabile gioco dell’oca, con infiniti passi indietro e pochissimi in avanti.

Sesto rappresenta così un problema anche per la sinistra “rossiana” del Pd che i progetti dell’inceneritore e dell’aeroporto della Piana li condivide e che pure vede in un rinnovato centro-sinistra, che torna a guardare e dialogare a sinistra, la via di uscita dall’angolo della presunta autosufficienza in cui l’ha cacciata la resistibile ascesa di Renzi, che ha “scalato”, senza trovare resistenza, un partito esausto e senza più identità, lasciatogli in eredità da chi oggi lo critica per aver sbandato troppo a destra.

Il rottamatore ha messo in moto un meccanismo, anche all’interno del suo stesso Partito, che rischia di rottamarlo non appena la novità “appassisce”. Il Pd farebbe bene a tener conto subito e attentamente di queste dolorosissime lezioni.

Quello toscano è stato un voto con diverse facce, come nel resto dell’Italia, dove il contributo al secondo turno del Movimento 5 Stelle, in assenza di propri candidati al ballottaggio, sembra andare sempre e comunque a chi si presenta come alternativo all’ormai ex strapotere del Pd e dove la sinistra – troppo spesso derisa, maltrattata e offesa e considerata un marginale reperto del passato dagli stessi candidati che poi invocavano il soccorso “rosso” al ballottaggio – non risponde più in massa all’appello a votare il meno peggio, considerando evidentemente il Pd e i suoi candidati non migliori del centro-destra ex berlusconiano e non alternativi alle proposte programmatiche dei candidati conservatori.

A leggerla dalla ridotta toscana, la parabola del Pd renziano sembra essere molto veloce, quasi meteorica, tanto che, in nome del rinnovamento, è riuscita ad erodere la patina della novità rottamatrice per presentarsi come una continuità senza più ideali, senza un’idea di futuro e di società che non fosse al massimo – come a Torino – la rivendicazione di un buon governo che troppo spesso viene declinato in un tecnicismo senza cuore, senza passione, senza scelta di campo, declinando (anche se non sempre, e in alcuni Comuni) politiche urbanistiche e sociali che un tempo appartenevano al centro-destra.

Lo spostamento centrista non ha pagato, la convinzione che la sinistra-sinistra maltrattata alla fine sarebbe tonata a un ovile progressista irriconoscibile e circondato dai lupi non appartiene più alla realtà, che è fatta di delusione, astensionismo o voto ad una qualche sinistra alternativa – dove riesce a palesarsi – o al M5S.

Il voto del 19 giugno rompe un incantesimo: la  Toscana non è più l’inossidabile modello di una sinistra che in gran parte non si riconosce più nelle sue amministrazioni e nelle scelte e nelle pratiche e politiche del suo partito di governo.