Un calvario i collegamenti tra Romagna e Firenze (senza Frecciarossa)

L’amara storia del treno di Dante, prima fantasma e poi definitivamente scomparso

Legambiente: «Ma i sindaci lo sanno o anche stavolta lo apprendono a cose fatte?»

[20 febbraio 2014]

Treno di Dante & C., con il nuovo orario sono praticamente scomparsi i collegamenti tra Ravenna, la bassa Romagna e Firenze. Eppure il treno Faenza-Firenze è sempre pieno di turisti e pendolari. Pessima gestione della rete ferroviaria o manovra studiata per favorire l’alta velocità?

Il treno è il mezzo più veloce, economico e sostenibile per muoversi da una città all’altra, quante volte l’abbiamo sentito dire? Forse pochi sanno che sarebbe possibile collegare Ravenna e Ferrara con Firenze in appena 2 ore, senza dover passare per Bologna e spendendo appena una decina di euro.

«Nei mesi scorsi – racconta Yuri Rambelli, presidente del circolo Legambiente A. Cederna – avevamo raccontato come dalla Bassa Romagna, così come da Ravenna, fosse possibile raggiungere direttamente Firenze in treno attraverso il collegamento ferroviario via Faenza, un’alternativa comoda ed economica per collegare la Romagna con il capoluogo toscano, poi con il nuovo orario la sorpresa: il treno è sparito. Sarà un caso o c’è la precisa volontà di costringere i viaggiatori a prendere il Frecciarossa Bologna-Firenze?»

Con il vecchio orario, il treno in partenza da Lugo alle 7.00 arrivava in pochi minuti a Faenza e dopo una sosta di appena 4 minuti ripartiva per Firenze: una soluzione che permetteva di raggiungere il capoluogo toscano nello stesso tempo che si impiegherebbe passando da Bologna e prendendo il Frecciarossa, ma spendendo un terzo della cifra. Era però un “treno fantasma”, in quanto con la sosta a Faenza il regionale cambiava codice, diventando a tutti gli effetti un altro treno, anche se materialmente era lo stesso, e visto il tempo di sosta breve in stazione non era nemmeno segnalato come coincidenza.

«Con il nuovo orario – commenta Rambelli – quel treno è stato posticipato di qualche minuto, ora parte da Lugo alle 7.12 e arriva a Faenza alle 7.30, quando il corrispondente treno per Firenze è partito da 10 minuti, insomma, già era un treno fantasma, adesso è proprio scomparso, ma oltre al danno la beffa: si tratta dello stesso convoglio che sosta per 50 minuti in stazione a Faenza, magari con i motori accesi, e poi parte per Firenze alle 8.20».

Sia sulla direttrice Lavezzola-Lugo-Faenza che su quella tra Ravenna e Faenza è ora praticamente impossibile un collegamento diretto con Firenze. I già pochi treni sono stati infatti in gran parte sostituiti da autobus che impiegano il doppio del tempo, non garantiscono lo stesso livello di comfort e sicurezza e quasi mai consentono di prendere la coincidenza per Firenze, a meno di non voler attendere un’ora in stazione a Faenza.

«Viene da chiedersi – aggiunge Rambelli – se siamo di fronte ad un caso di pessima gestione dei trasporti o peggio ad una volontà esplicita di disincentivare il traffico sulle linee minori. Spesso infatti come giustificazione di queste soppressioni si citano i costi, ma cosa c’entra con i costi far “ritardare” un treno o un autobus di 10 minuti, giusto in tempo per perdere la coincidenza?».

Appare inoltre ingiustificabile la scelta degli autobus sostitutivi, quando, proprio per l’alto numero di persone che usufruiscono del servizio, un singolo treno viene rimpiazzato da ben 3 autobus, come accade ad esempio per il servizio scolastico, ma un servizio efficiente consentirebbe di avere un alto utilizzo del trasporto pubblico in tutte le fasce orarie, non solo per il trasporto degli studenti.

Il caso della ferrovia Faenza-Firenze è esemplare della potenzialità delle linee considerate “minori”. Ritenuta negli anni scorsi praticamente un “ramo secco” è stata invece fortemente difesa in particolar modo dai sindaci del Mugello, che si sono battuti per avere un servizio efficiente e cadenzato, con il risultato che ora i treni che collegano le due città sono sempre pieni di pendolari e turisti. Un’estensione del servizio a Ravenna e alla Bassa Romagna consentirebbe di realizzare un collegamento rapido tra città d’arte sul triangolo Ravenna-Firenze-Ferrara, oltre a rappresentare un “servizio metropolitano” della provincia di Ravenna, con un bacino di utenza notevole e una sostenibilità, sia ambientale che economica evidente. Forse anche troppo, visto che un collegamento rapido con Firenze renderebbe superfluo, almeno per i romagnoli, l’utilizzo della linea ad alta velocità tra Bologna e Firenze.

Mentre l’alta velocità è un servizio a mercato (pagato cioè con il prezzo dei biglietti), quello regionale è un servizio a contratto: gli enti locali in sostanza acquistano il servizio dalle società che effettuano il trasporto e almeno in teoria dovrebbero essere loro a stabilire come deve essere realizzato: tratte, orari, frequenza. Ma è davvero così? Appena pochi giorni fa è stato soppresso un collegamento al mattino tra Lavezzola e Lugo, lasciando a piedi decine e decine di studenti, mentre i sindaci di Conselice, Massalombarda e Sant’Agata hanno appreso la notizia dai giornali.

«Chi è allora che decide la politica dei trasporti? Non è forse ora che i Sindaci e la Regione – ha concluso Rambelli – invece delle solite velate proteste, che poi finiscono in una bolla di sapone, si muovano davvero per ottenere il servizio ferroviario per cui pagano?».

di Legambiente