Con il land grabbing in Etiopia torna l’eterna politica del divide et impera

La repressione contro i Somali-Issa per svendere le poche terre fertili dell’Ogaden

[15 luglio 2014]

Qualche giorno fa il Collectif des Somali-Issas du Benelux, che rappresenta la comunità dei somali-issa di Belgio, Lussemburgo e Olanda, ha scritto una lettera aperta al primo ministro dello Stato federale dell’Etiopia, Hailemariam Desalegn, per denunciare con forza «la repressione e la pulizia etnica perpetrate dalle forze dell’ordine etiopi contro il popolo Somali-Issa dal 26 giugno 2014 nelle città di Cadaytu, Xundhufo, Gadhmalu, Afcase e Canbuus». La comunità Somali-Issa in esilio chiede la liberazione immediata degli amministratori pubblici di Cadaytu e Canbuus che si sono rifiutati di attuare il programma di pulizia etnica ed in particolare di: Ali Houssein Gouled, sindaco di Cadaytu;  Aden Hared Waberi, vicesindaco di Cadaytu; Elmi Diraneh Hoche, responsabile per la sicurezza di Cadaytu; Hared Ali Areh; Robleh Ali Farah e Abdi Awled.

Secondo i Somali-Issas del Benelux diverse decine di civili sono scomparsi e spiegano che «Dietro il preteso  conflitto per la delimitazione tra gli Stati federali Afar e Somali, siamo persuasi che il governo etiope nasconda un programma di “land grabbing” o accaparramento delle terre ancestrali dei  Somali-Issas. Come i precedenti programmi dello stesso tipo già messi in opera in Etiopia, in particolare a Gambella, nella Valle dell’Omo, a Bodi e a Kwegu, tutto questo si è anzitutto tradotto in espulsioni forzate, violazione dei diritti umani, aumento della insicurezza alimentare, della fame e della povertà per gli autoctoni Somali-Issas».

Il land grabbing avverrebbe attraverso l’eterna politica del divide et impera che trova terreno fertile nelle rivalità tribali dei somali issa ed Afar. A questo si aggiunga che i Somali Afar-Issa sono da sempre una spina nel fianco per ogni regime etiopico, dall’Impero del Negus alla dittatura marxista-leninista-militare del Derg fino all’attuale Repubblica federale dominata dai tigrini, perché nell’Etiopia somala, l’Ogaden che comprende gli attuali stati federati di Afar e Somali,, è ancora forte il movimento armato che vorrebbe creare la grande Somalia e che gode di appoggi a Gibuti (che al tempo della colonia francese si chiamava Territorio degli Afar e degli Issa), in Eritrea, in Somalia e nelle monarchie assolute del Golfo.

Il land grabbing sulle poche terre fertili di un’area in gran parte desertica ha riacceso odi mai sopiti ed ora la comunità dei fuoriusciti Somali-Issas  «Condanna fermamente l’intervento brutale dell’esercito federale etiope a Cadaytu, Xundhufo, Gadhmalu, Afcase e Canbuus» e chiede ai militari di Addis Abeba di «Fermare immediatamente i programmi di pulizia etnica delle popolazioni Somali-Issas nella regione di Shinile».

Gli esiliati chiedono che venga tolto lo stato di assedio intorno alle città  e che venga ristabilita la libertà di circolazione per i nomadi Somali-Issas. Inoltre chiedono all’esercito etiope  di «Mettere immediatamente fine aggi arresti, atrocità, scomparse, esecuzioni estragiudiziarie ed al saccheggio di capi di bestiame delle popolazioni civili Somali-Issas senza difesa nello Stato federato Somali.

La diaspora somala-etiope esige il rispetto dell’articolo 18 della Costituzione etiope che recita: «Ognuno ha il diritto di essere protetto contro ogni trattamento o pratica crudele, inumano o degradante» e ricorda che «Lo spostamento forzato delle popolazioni Somali-Issas è una violazione dell’articolo  46 della Costituzione etiope che stipula che i limiti territoriali tra gli Stati federati rispettano il consenso dei popoli interessati: “Ogni stato è delimitato in base a… linguaggio, identità e consenso dei popoli interessati”».

La comunità dei Somali-Issas del Benelux chiede  l’organizzazione di un referendum a Cadytu, Xundhufo, Gadhmalu, Afcase e Canbuus per permettere alla popolazione di scegliere liberamente se aderire agli Stati federati di Somali o Afar e condanna «La cosiddetta politica del “land grabbing” che consiste nello spingere le popolazioni Somali-Issas all’esodo accaparrandosi le loro terre per metterle in seguito a disposizione di investitori stranieri»,

L’appello della diaspora Somali-Issa sottolinea che è urgente «Mettere in piedi una commissione mista di risoluzione dei conflitti composta da amministratori locali degli Stati federati Afar e Somali» e che «E’ interesse dello Stato etiope mantenere la pace e la sicurezza nella regione di Shinile da dove transitano più del 90% delle esportazioni (caffè, prodotti agricoli, ecc.) e delle importazioni (idrocarburi, attrezzature, ecc.) etiopi».

Inoltre viene lanciato un avvertimento al regime di Addis Abeba per quanto riguarda la salvaguardia della stabilità regionale, «Perché le popolazioni Somali-Issas vivono anche a Gibuti ed in Somalia» ed il governo etiope viene messo anche in guardia  «Quanto alle conseguenze di una eventuale secessione della regione di Shinile conformemente all’articolo 39§ 1 della Costituzione etiope che stipula: “Ogni Nazione, Nazionalità e Popolo dell’Etiopia possiede il diritto incondizionato all’autodeterminazione, compreso il diritto alla secessione”, nel caso in cui la repressione brutale ed indiscriminata all’indirizzo del popolo Somali-Issa perduri».

La diaspora Issa chiede all’Etiopia di «Riconsiderare la sua politica di accaparramento delle terre indigene alla luce dei recenti rapporti delle organizzazioni internazionali che sottolineano il fatto che questi programmi aggravano l’insicurezza alimentare e la povertà» i somali etiopi rivolgono poi un appello ad organizzazioni internazionali come Human Right Watch, Survival International ed ActionAid perchjé seguano da vicino «L’evoluzione di questa ennesima crisi della problematica del “land grabbing” in Etiopia».

Intanto il Collectif des Somali-Issas del Benelux sta organizzando per il 18 luglio una manifestazione davanti all’ambasciata d’Etiopia a Bruxelles e chiede «Alle nostre sorelle e fratelli in Europa, in Canada, negli Stati Uniti ed in Australia di fare lo stesso per forzare il governo etiope a mettere fine immediatamente alla pulizia etnica in corso del popolo Somali-Issa».