L’Italia continua a tremare: geologi, in due anni 93mila scosse. E la prevenzione?

Peduto (Cng): «Mitigazione del rischio e prevenzione dovrebbero essere al centro dell'agenda di governo, invece siamo qui a ripetere le stesse parole dopo ogni tragedia»

[29 agosto 2018]

Dal terremoto del 24 agosto 2016 l’Italia ha tremato altre 93.000 volte. Negli ultimi giorni è stato il Molise a registrare numerose scosse: dal 14 agosto i terremoti in provincia di Campobasso sono stati oltre 200, il più forte è stato avvertito alle 20.19 del 16 agosto, con magnitudo 5.2. «L’area dell’epicentro degli eventi sismici della scorsa settimana (come del resto gran parte della penisola) è altamente vulnerabile – spiega Domenico Angelone, tesoriere del Consiglio nazionale dei geologi (Cng) e past president dell’Ordine dei geologi della Regione Molise – al punto tale da poter subire gravi danni anche con eventi di magnitudo contenuta. Ciò si unisce alle parole del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, che non ha escluso la possibilità di ulteriori scosse di intensità maggiore, successive a quella di magnitudo 5.2 avvenuta lo scorso 16 agosto nel basso Molise».

Per questo il Cng ha voluto tenere la conferenza stampa dal titolo “Rischio sismico e dissesto idrogeologico: quali inadempienze, quali criticità, quali soluzioni” ieri a Campobasso, nel palazzo della Provincia: un incontro che vuole fare il punto sulla situazione molisana in relazione al rischio sismico e a quello idrogeologico, che è lo specchio di ciò che sta succedendo in tutta Italia. Se infatti l’88% dei comuni italiani è interessati da alluvioni e dal dissesto idrogeologico, in Molise il 100% dei Comuni è a rischio idrogeologico.

«Il nostro Paese, a differenza degli altri, è geologicamente giovane, soggetto a tutti i georischi, sismico, idrogeologico e vulcanico – sottolinea Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi – Mitigazione del rischio e prevenzione dovrebbero essere al centro dell’agenda di governo, invece siamo qui a ripetere le stesse parole dopo ogni tragedia». Cosa facciamo per minimizzare i rischi, i danni, difendere la vita umana? Il presidente del Cng auspica la necessità di una scelta innanzitutto culturale, di imboccare con decisione la strada della ‘prevenzione civile’. «Dobbiamo garantire la messa in sicurezza del nostro Paese, non possiamo avere un territorio sicuro se non sappiamo cosa abbiamo sotto i nostri piedi», sottolinea Peduto. In particolare sul completamento della Carta geologica d’Italia (il cosiddetto progetto Carg avviato nel 1988 e mai portato a termine), Peduto spiega come non sia stato realizzato neanche il 50% della mappatura geologica e come tutte le regioni italiane siano in ritardo sulla microzonazione sismica, introdotta con il decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché ritenuta indispensabile per una corretta ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del territorio. Profondi ritardi che arrivano a coinvolgere anche l’informazione ai cittadini: «Dobbiamo diffondere conoscenza e consapevolezza dei rischi perché un cittadino deve sapere se la casa in cui vive, se il posto in cui lavora o la scuola che frequenta il proprio figlio non sono luoghi sicuri in caso di terremoti. Ricordiamo – conclude Peduto – che in Italia ci sono tra il 20 e il 50% delle vittime per comportamenti errati duranti i terremoti».