Livorno ha il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni urbani

Al via una fase sperimentale di un anno

[2 novembre 2017]

Anche Livorno, come molte altre città italiane, ora ha il suo Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni urbani,  e l’amministrazione comunale spiega che si tratta di «una disciplina che attua i principi propri della Costituzione Italiana e che consente ai cittadini attivi di prendersi cura dei beni comuni, sia materiali che immateriali, della propria città».

Il 19 ottobre il Consiglio Comunale aveva vota all’unanimità il regolamento che o tra entra nella fase attuativa e che secondo il Comune consentirà a tante realtà locali di «lavorare in una ottica di sussidiarietà orizzontale».

I 20 articoli del Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni urbani del Comune di Livorno può essere applicato in tutti gli ambiti dove si costituiscano forme di collaborazione con i cittadini per l’Amministrazione condivisa  e quindi la cura, la rigenerazione, il recupero, l’abbellimento e la valorizzazione dei beni comuni.

Il Comune sottolinea che «Sono numerose le proposte di patti di collaborazione che sono state annunciate  da parte di associazioni e gruppi di cittadini locali: idee progettuali per piazze, aree gioco, scuole ed anche per quartieri, all’indomani dell’alluvione del 10 settembre scorso. Proposte che dovranno pervenire all’ufficio Associazionismo, Beni comuni e Partecipazione, in fase di costituzione all’interno del Cisternino di Città, e che si dedicherà tra le varie mansioni all’applicazione del Regolamento, relazionandosi con i cittadini “attivi”, coordinando proposte, e favorendo l’attuazione di patti di collaborazione, come previsto dal Regolamento stesso».

La vicesindaco di Livorno, Stella Sorgente, spiega che «L’iter per giungere alla stesura del Regolamento è stato lungo  ma non tanto per le difficoltà incontrate, quanto per l’apporto costruttivo di numerosi soggetti che hanno concorso alla sua definizione. Mi riferisco al gruppo di lavoro intersettoriale degli uffici comunali e in particolare ai componenti della prima Commissione consiliare che hanno dato un contributo di alto livello, così come i consiglieri tutti nell’apportare modifiche, emendamenti, migliorie. Potrei affermare che lo stesso Regolamento è un bene comune, proprio perché frutto di un lavoro condiviso da cittadini e forze politiche, adeguato a quelle che sono le necessità locali>.

All’articolo 19 il Regolamento prevede una fase sperimentale di un anno e che durante il periodo di sperimentazione «il Comune verificherà con il coinvolgimento dei cittadini attivi e della comunità locale nell’ambito della più ampia partecipazione, l’attuazione del presente Regolamento al fine di valutarne l’efficacia e i risultati e quindi la necessità di adottare eventuali modifiche o integrazioni».

La vicesindaco conclude: «Abbiamo dunque un anno per monitorare l’efficacia del Regolamento  durante il quale potremmo inserire eventuali accorgimenti e migliorie. Un modo per lavorare ancora tutti insieme sul principio della sussidiarietà».