L’aeroporto di Crotone non potrebbe sopravvivere senza i finanziamenti Ue

L’Unione europea finanzia aeroporti “fantasma”

[17 dicembre 2014]

Secondo il rapporto speciale “EU-funded airport infrastructures: poor value for money” della Corte dei conti europea, «Gli investimenti finanziati dalla Ue per gli aeroporti non assicurano un impiego ottimale delle risorse». La Corte dei conti europea rivela come «Gli investimenti finanziati dalla Ue per gli aeroporti non abbiano prodotto i risultati attesi e non abbiano assicurato un impiego ottimale delle risorse».

Secondo gli auditor della Corte, «A causa della mancanza di un’adeguata capacità di pianificazione e previsione, alcuni degli aeroporti finanziati erano situati troppo in prossimità l’uno dell’altro, mentre alcuni dei progetti di costruzione erano troppo grandi rispetto al numero di aerei e di passeggeri interessati».

George Pufan, il responsabile della Corte per l’audit sugli aeroporti sottolinea: «Abbiamo riscontrato che alcuni degli aeroporti non erano redditizi a lungo termine, che alcuni erano sottoutilizzati e che altri non erano affatto utilizzati. Si prevede un raddoppio del traffico aereo europeo entro il 2030. Se l’Europa vuole far fronte a tale domanda aggiuntiva, sia la Commissione che gli Stati membri devono migliorare i criteri con cui investono nei nostri aeroporti, finanziando solo quelli che sono redditizi e per i quali vi è una reale necessità d’investimento».

Gli auditor della Corte hanno esaminato progetti di investimento per 20 aeroporti – 5 in Italia (Alghero, Catania, Comiso, Crotone e Napoli) e i restanti 15 in Estonia, Grecia, Polonia e Spagna –  che tra il 2000 e il 2013 hanno ricevuto più di 600 milioni di euro di fondi Ue ed hanno riscontrato che «Solo per la metà di tali aeroporti si poteva dimostrare la necessità degli investimenti finanziati dall’Ue e che le infrastrutture finanziate erano spesso sottoutilizzate, con opere per un valore di circa 38 milioni che non erano affatto utilizzate. Solo la metà degli aeroporti controllati ha accresciuto il numero di passeggeri mentre, per oltre la metà di essi, le previsioni di traffico aereo hanno notevolmente sovrastimato gli incrementi».

Il rapporto fa l’esempio di Cordova: «Nel 2013 avevano viaggiato meno di 7.000 passeggeri, a fronte dei 179.000 previsti. Inoltre, per la maggior parte degli aeroporti, il miglioramento dei servizi alla clientela o i benefici socio-economici a livello regionale, come la creazione di nuovi posti di lavoro, sono difficilmente dimostrabili».

Degli aeroporti passati al setaccio della Corte dei Conti europea, 7,, per lo più quelli con meno di 100.000 passeggeri l’anno, «non sono finanziariamente autosufficienti e avranno difficoltà a restare operativi senza un ulteriore apporto di fondi pubblici». In Grecia, nel periodo 2005-2012,  l’aeroporto di Kastoria ha avuto entrate per 176.000 euro ed ha speso 7,7 milioni di euro per restare  aperto. Gli altri 16,5 milioni di euro investiti in un ampliamento della pista di Kastoria (che non è mai stata usata dal tipo di aerei per cui l’ampliamento è stato realizzato) per la Corte «non possono essere considerati come un uso efficace dei fondi pubblici». Per gli Aeroporti italiani esaminati le cose sembrano andar bene solo ad Alghero, dove i passeggeri sono aumentati del 20%, ed a Catania (+5%), ma Comiso risulta non classificato (59.513 passeggeri nel 2013), Crotone segna addirittura un crollo del 73% e Napoli cala del 6%.  Crotone sembra l’aeroporto messo peggio con ben 5 “cartellini rossi” della Corte di Conti europea su 9 parametri presi in esame. Crotone, insieme  a Cordoue, Badajoz, Burgos, La Palma e Vigo in Spagna e Kastoria in Grecia, viene considerato un aeroporto che non è in grado di sopravvivere senza i contributi europei

Inoltre, per la maggior parte dei 20 aeroporti controllati, gli auditor della Corte hanno riscontrato «ritardi nella costruzione e nella consegna delle infrastrutture, che sono stati mediamente di quasi due anni. Quasi la metà degli aeroporti ha registrato un superamento dei costi, che ha voluto dire che gli Stati membri hanno dovuto spendere quasi 100 milioni di euro in più rispetto ai fondi inizialmente previsti a carico dei rispettivi bilanci nazionali».

I finanziamenti non erano ben coordinati dagli Stati membri, «ad esempio scrivono gli auditor – nel caso di

Estonia, Grecia, Italia e Spagna, mancava un piano strategico a lungo termine per lo sviluppo degli aeroporti. Inoltre, i finanziamenti sono stati scarsamente monitorati dalla Commissione, che generalmente non è a conoscenza di quali aeroporti ricevono i fondi o degli importi degli stessi. Tale situazione impedisce di avere un quadro completo di tutti gli investimenti dell’UE destinati agli aeroporti e ciò limita le possibilità di controllare e garantire che le politiche siano correttamente definite e attuate».

La Corte chiude con alcune  raccomandazioni: La Commissione dovrebbe far sì che nella programmazione 2014-2020 gli Stati membri assegnino fondi Ue solo alle infrastrutture aeroportuali degli aeroporti finanziariamente sostenibili e le cui necessità in materia di investimenti siano state adeguatamente valutate e dimostrate. Tale controllo dovrebbe essere parte integrante delle procedure di approvazione e monitoraggio dei programmi operativi attuate dalla Commissione. Gli Stati membri dovrebbero elaborare piani coerenti per lo sviluppo degli aeroporti a livello regionale, nazionale o sovranazionale, per evitare di generare sovraccapacità, doppioni e investimenti non coordinati in infrastrutture aeroportuali».