Una valanga investe l’hotel Rigopiano sul Gran Sasso, estratte le prime vittime

Se neanche 47mila scosse di terremoto in 5 mesi spingono a investire in prevenzione

Muroni (Legambiente): «Ma perché non avvisare, non prevenire? Non dire sinceramente che ci troviamo di fronte ad una situazione senza precedenti»

[19 gennaio 2017]

La speranza che la nuova emergenza nell’Italia centrale non avesse provocato vittime dopo le scosse di terremoto di ieri e l’incessante maltempo è rapidamente tramontata, seppellita dalla slavina che ha investito l’hotel Rigopiano a Farindola (nella foto). Dal Gran Sasso un’enorme massa di neve, probabilmente anche a causa delle scosse telluriche, si è riversata verso valle intrappolando nella struttura personale e ospiti: oltre trenta persone, tra cui bambini, imprigionate da neve e macerie per oltre 24 ore.

«È stata una notte complicata, sia per la gestione dell’emergenza dovuta al maltempo sia per il raggiungimento dell’hotel colpito dalla slavina – ha dichiarato il Capo dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio – L’hotel è stato raggiunto alle 4.30 della notte da uomini valorosi, che di fronte a una situazione veramente al limite sono riusciti a mettere in sicurezza due persone, e che stanno ancora lavorando anche per far arrivare i mezzi di soccorso, in condizioni davvero proibitive».

Tre prime vittime sono state rinvenute nell’hotel, ma il capo del Soccorso alpino abruzzese Antonio Crocetta ha già dichiarato all’Ansa che «ci sono tanti morti».

«Chiedo di poter lavorare nel rispetto per le persone che si stanno impegnando in mezzo alle difficoltà – ha continuato Curcio – Ci sono stati due eventi eccezionali, che già da soli avrebbero creato difficoltà di azione. Sono due eventi che non solo comportano una gestione attenta e coordinata, ma che hanno due risposte diverse dal punto di vista operativo. Per la parte meteo, infatti, si cerca di dire ai cittadini di rimanere nelle proprie abitazioni, se sicure, mentre per la parte sisma i cittadini devono essere portati fuori. Mettere insieme questi due elementi è estremamente complicato, e chi non ha compreso questo non fa un buon servizio né al Paese né alle persone che stanno lavorando e che hanno lavorato nelle scorse ore, negli scorsi giorni e negli scorsi mesi. Il sistema della protezione civile rappresenta il Paese, e credo che il Paese vada rispettato».

Questo è il momento delle lacrime e del lavoro, urgente e pressante, per riuscire a salvare il maggior numero di vite. È impossibile però non riflettere su cosa è stato fatto, anche in piena emergenza – risale al 24 agosto la prima grande scossa di quest’interminabile tragedia – per aiutare e mettere in sicurezza le regioni colpite, prima dal terremoto e poi da un’acuta (ma sempre meno eccezionale con l’avanzare dei cambiamenti climatici) ondata di maltempo. La ricostruzione è bloccata, non solo dalla neve ma anche dalla burocrazia: come testimoniano in una lettera congiunta i presidenti degli ordini e collegi professionali delle Marche (ingegneri, architetti, geometri) le «mutate condizioni intervenute con le recenti Ordinanze hanno generato notevole confusione sulla tempistica, sui modi e sui contenuti della ricostruzione stessa, il tutto in una situazione già grave dove sussiste ancora la necessità di procedere ai rilievi di agibilità. Questa continua emanazione di norme ha generato nella popolazione e nei tecnici stessi confusione ed incertezza, tant’è che al momento, i professionisti non stanno presentando alcun progetto, neanche per la ricostruzione leggera».

Un immobilismo che si riscontra anche nella gestione dell’emergenza neve: «Venerdì scorso – scrive su Facebook la presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni – ero negli studi di Sky e una brava climatologa mi ha detto che martedì e mercoledì ci sarebbe stata un’ondata straordinaria di nevicate in centro Italia. Allora mi chiedo: possibile che lo sono venuta a sapere solo io?  Neve + terremoto e mezzo Paese è in ginocchio. Ma perché non avvisare, non prevenire? Non dire sinceramente che ci troviamo di fronte ad una situazione senza precedenti per estensione del cratere, per i danni subiti e per le condizioni meteoclimatiche? Forse che la nostra maschia identità italica sarebbe stata diminuita se avessimo chiesto aiuto? A proposito: i nostri volontari di protezione civile sono ufficialmente fermi dal 9 dicembre (ovviamente noi abbiamo continuato ad intervenire informalmente a sostegno dei sindaci e tramite i nostri circoli nonché raccogliendo fondi per gli agricoltori). Ma evidentemente – chiosa Muroni con amara ironia – non c’è bisogno di aiuto! È tutto sotto controllo».

Nel mentre l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia aggiorna il bollettino sismico: «La sequenza sismica continua con un numero complessivo di scosse superiore alle 47.000 dal 24 agosto 2016. Alle ore 11.00 di oggi, 19 gennaio, sono circa 960 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4,57 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5 e 9 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5». In attesa che lo sciame sismico continui, come atteso.

Videogallery

  • SHAKEmovie: propagazione delle onde sismiche del terremoto (Mw 5.5), 18 gennaio 2017 in provincia dell’Aquila