Non trasformate in un ecomostro il Faro di Punta Polveraia

Bellezza, ambiente e paesaggio di Patresi svenduti per un pugno di euro in più?

[2 agosto 2017]

Il 13 giugno 2016, Difesa Servizi S.p.a., la società in house del Ministero della Difesa, ha avviato le procedure per l’affidamento in concessione di alcuni fari della Marina Militare e tra questi c’è anche quello di Punta Polveraia, a Patresi, nel territorio del Comune di Marciana, uno dei simboli dell’Isola d’Elba,  che sorge al picco sul mare del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, proprio dove passano le gigantesche balenottere con i loro cuccioli.

In seguito alla pubblicazione di un bando di gara per l’utilizzo del faro di Patresi, a giugno Difesa Servizi ha dato lettura dei punteggi totalizzati dalle offerte tecniche presentate ed è risultato vincitore un progetto di forte impatto ambientale e paesaggistico, anche se il  disciplinare di gara prescriveva  all’art. 6, lett. a), che le offerte dovevano prevedere “un intervento di elevato valore culturale legato, ad esempio, alla ricerca scientifica e/o ambientale e/o alla didattica, soprattutto in relazione al contesto storico, militare e paesaggistico, nonché una gestione privatistica che garantisca la fruibilità e l’accessibilità del faro e delle aree esterne di pertinenza: permanente o temporanea, in determinati periodi o fasce orarie, in occasione di eventi o attività culturali, ricreative, sportive, sociali e di scoperta del territorio che tengano conto del contesto e dei fabbisogni locali. Il concorrente dovrà rappresentare in che modo intende innescare un processo duraturo di sviluppo locale volto a migliorare la visibilità del contesto in cui il faro è inserito e ad attivare iniziative che favoriscano la destagionalizzazione con il coinvolgimento del territorio”. Si è preferito invece un progetto che prevede nel Faro un esercizio ricettivo/ristorativo e una sostanziale privatizzazione della struttura. Per un pugno di euro in più le tematiche ambientali, sociali, paesaggistiche e storiche di un luogo unico sono passate in secondo piano.

Inoltre gli interventi proposti configurano un intollerabile impatto sulla struttura del faro, sul paesaggio e sull’ambiente circostante che è incluso anche nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e nella Zona speciale di protezione (Zsc – Direttiva UE Habitat) e Zona di protezione speciale (Zps – Direttiva UE Uccelli) e in un Important bird area (IBA – Natura 2000). Il progetto non sembra rispettare quanto indicato al punto c) del disciplinare di gara, secondo il quale le proposte  di intervento avrebbero dovuto strutturarsi “in coerenza con i principi di minimo intervento, compatibilità e reversibilità ed ecosostenibilità nel rispetto della tutela dei caratteri storico, artistici, morfologici, tipologici, strutturali, distributivi e prospettici del bene, nonché della salvaguardia del paesaggio, dell’ambiente in cui il faro è inserito”.

Invece, secondo gli stessi rendering prodotti dalla RTI vincitrice, il progetto prevede la realizzazione di grandi e impattanti opere edilizie esterne che altererebbero l’assetto morfologico originario del  magnifico Faro di Punta Polveraia, che sorge in un’area delicata e gravata da vincoli ambientali e paesaggistici nazionali ed europei.  Il progetto prevede: la costruzione di una piscina fuori terra con un forte impatto visivo e che modificherebbe lo skyline e la morfologia di un promontorio; uno sbancamento nella zona dell’ex magazzino per la realizzazione di un lounge bar; l’eliminazione dello storico forno del faro per l’insediamento di una reception; la realizzazione di grandi porte finestre “moderne” al posto di quelle originarie; la realizzazione di una finestra a nastro che deturperebbe l’immagine architettonica del Faro e altererebbe la partizione delle aperture della facciata; due pergotende a coprire il magnifico cortile; una scala metallica per salire sul faro.

Opere che stravolgerebbero completamente il Faro di Punta Polveraia e che non hanno niente di sostenibile. Quella proposta è una soluzione fortemente impattante che trasforma la storia stessa di Patresi in un oggetto turistico, ignorando ogni vera necessità di conservazione e riqualificazione dell’intera area e trasformando il faro in qualcosa di alieno ai luoghi, alla natura, agli usi e alla storia. Il tutto in una zona dove – visti i vincoli nazionali ed europei – occorrerebbe ridurre al minimo i disturbi indotti: traffico, rumore, inquinamento luminoso, etc.  Non sembra proprio che gli interventi e le opere proposti  abbiano i caratteri della reversibilità e dell’ecostenibilità previsti dal disciplinare di gara e sembra invece che siano in contrasto con quanto previsto dal Piano del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano; con i vincoli derivanti dalla presenza di una Zsc/Zps, con  il Piano Paesaggistico-PIT della Regione Toscana; con le misure di salvaguardia relative alla presenza di un’IBA e del Santuario Pelagos.

Intervenire in questo modo sul Faro di Punta Polveraia, stravolgendolo, banalizzandolo e “attualizzandolo”, ne determinerebbe una sostanziale alterazione della sua bellezza e della sua storia e sarebbe in netto contrasto con i valori  storico-culturali e i vincoli paesaggistici e ambientali dell’intera area di Patresi.

Per questo chiediamo che Comune di Marciana, Parco Nazionale, Regione Toscana, Provincia di Livorno, Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali  intervengano su Difesa Servizi perché riveda quanto approvato e si attivino, secondo le rispettive competenze, per impedire che il Faro di Punta Polveraia a Patresi si trasformi in un piccolo ecomostro a picco su una delle coste e dei mari più belli del mondo.

Legambiente Arcipelago Toscano

Italia Nostra Arcipelago Toscano