Inaugurazione a tempo record grazie al Trentino: «Speranza, nonostante tutto»

Nuova scuola per Amatrice, ma sono 28mila quelle in aree sismicamente attive

Geologi al ministro dell’Istruzione: «60% del patrimonio edilizio costruito prima del 1974, anno di entrata in vigore delle prime norme antisismiche»

[13 settembre 2016]

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«Venti giorni fa avevamo tutto. Eravamo uno dei borghi più belli d’Italia. Ora non abbiamo più nulla, ma oggi ripartiamo da qui, da questa scuola, perché con essa abbiamo tutto». Con queste parole il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, ha salutato oggi l’inaugurazione della nuova scuola dove tanti bambini provano a ritornare alla normalità dopo il devastante terremoto del 24 agosto. Costruita a tempo record grazie alle competenze e ai volontari arrivati dal Trentino, la scuola si compone di seicento metri quadrati complessivi – come dettagliano proprio dalla Provincia autonoma di Trento – suddivisi in 12 aule da 35 metri quadrati ciascuna più altri spazi dedicati ai servizi, colori vivaci, un tetto in legno e un piccolo parco giochi su un prato verde.

«Quella di oggi – ha commentato il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Rossi – non è l’inaugurazione di una scuola. È l’apertura dell’anno scolastico nel giorno stabilito fin dall’inizio. Vuole essere un segnale di disponibilità del Trentino per dire, insieme a Protezione civile e Ministero dell’Istruzione che, nonostante tutto, è possibile immaginare una ripartenza e pronunciare la parola più importante in questi momenti: la ‘speranza’».

Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, presente al taglio del nastro, ha sottolineato come sia «stato fatto un lavoro straordinario. Il 27 agosto avevo promesso che il nuovo anno scolastico sarebbe dovuto ripartire da qui. Sono quindi commossa e felice. Ringrazio chi si è speso per produrre in pochi giorni un mezzo miracolo».

Un’occasione dove solidarietà e buone pratiche (edilizie e non) hanno mostrato concretamente le possibilità di rivalsa sul dramma, ma che ricordano semmai con maggiore urgenza quanto sia determinante investire in prevenzione. Ecco perché, in concomitanza con l’apertura dell’anno scolastico 2016-2017, i geologi – nelle persone di Francesco Peduto, presidente Cng, e del delegato ai rapporti col Miur Domenico Angelone – scrivono una lettera aperta al ministro Giannini sottolineando che «a valle del terremoto dello scorso 25 agosto che ha colpito l’Italia centrale corre l’obbligo di fare alcune riflessioni, purtroppo sempre legate dallo stesso tragico filo conduttore».

«I dati sull’edilizia scolastica aggiornati dalla presidenza del Consiglio – sottolineano i geologi – parlano di numeri impressionanti: in Italia ci sono circa 28.000 scuole ricadenti in aree sismicamente attive, ad alto o elevatissimo rischio sismico, alle quali se ne sommano altre 7.000 ricadenti in aree ad elevato rischio idrogeologico. Parliamo di un patrimonio edilizio che per il 60% è stato costruito prima del 1974, anno di entrata in vigore delle prime norme antisismiche, molti altri sono stati costruiti o messi in sicurezza prima del 2000, o comunque in epoca antecedente alla revisione delle mappe sismiche e la conseguente revisione normativa del 2009 (NTC 2008). Conseguenza ne è che la stragrande maggioranza degli edifici scolastici è stata progettata o adeguata seguendo criteri di protezione antisismica in parte o del tutto inadeguati alla reale sollecitazione sismica attesa».

Guardando all’azione dell’attuale governo, i geologi riconoscono come «sicuramente degna di apprezzamento l’azione che il Governo ha posto in essere con le iniziative di #scuolasicura, mediante un impegno economico finalizzato proprio alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio scolastico», ma evidenziano come tutto ciò «non basta».

«Al fine di dare un senso compiuto al prezzo che il Paese ha pagato negli eventi di San Giuliano di Puglia e della Casa dello Studente dell’Aquila, la svolta consiste nel creare sinergia tra le varie componenti del mondo tecnico e politico affinché queste cose non accadano più; anche nel recente terremoto ancora una volta le scuole sono rimaste danneggiate o addirittura sono parzialmente crollate come nel caso di Amatrice, in alcuni casi proprio per problemi di amplificazioni sismiche locali connesse alla natura puntuale del sottosuolo».

Senza dimenticare che la prevenzione dal punto di vista esclusivamente urbanistico non è sufficiente, ed è dunque necessario insistere sulla cultura geologica già nelle scuole. Anche qui, un tasto dolente: la cosiddetta legge “salva geologia” «da troppo tempo langue in Parlamento», ma il suo compito è quanto mai attuale. «Porre rimedio alla Legge Gelmini che – concludono i geologi – con una disastrosa politica di tagli lineari ha portato alla chiusura della stragrande maggioranza dei Dipartimenti di Geologia e Scienze della Terra, che da circa 30 oggi sopravvivono solo in 8».