350 organizzazioni in 26 Stati membri hanno già aderito alla campagna

People4soil, un milione di firme per una Direttiva europea a tutela del suolo

In Europa mangiati 100.000 ettari ogni anno, una superficie pari a quella dell’Ungheria negli ultimi 50 anni. In Italia ddl abbandonato

[22 settembre 2016]

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Come per quanto riguarda un’ampia varietà di materie prime, il suolo europeo non basta più da tempo a coprire i fabbisogni alimentari della popolazione dei Paesi membri. Per questo decine di milioni di ettari in ogni parte del Pianeta sono sfruttati intensivamente per il mercato europeo, talvolta dopo aver costretto le comunità rurali di questi Paesi a esodi forzati. Allo stesso tempo, però, l’Europa perde suolo: per il solo effetto della crescita di urbanizzazioni e infrastrutture, nell’ultimo cinquantennio l’Europa ha perso un’estensione di suolo agricolo di superficie pari a quella dell’intera Ungheria.

Si tratta di una perdita su più fronti; il suolo intrappola una quantità di carbonio immensa, che per l’Europa equivale ad oltre 40 volte la CO2 emessa annualmente da trasporti, settore civile, industria. Il suolo è inoltre la culla della biodiversità terrestre e depura le acque, le assorbe e trattiene, svolgendo un ruolo fondamentale nella corretta gestione della risorsa idrica e nella prevenzione dei danni delle alluvioni.

Appare dunque anacronistico che l’Europa non si sia ancora dotata di alcuna norma comune per la protezione del suolo, né di un programma di obiettivi vincolanti e di parametri per prevenire e contrastare gli inquinamenti, l’erosione, il degrado di una risorsa molto vulnerabile. Nell’Europa a 28 l’utilizzo smodato del territorio è legato alla crescita disordinata di edifici, cave, infrastrutture: negli anni 2000 il consumo di suolo è aumentato al ritmo di 100.000 ettari ogni anno, una superficie equivalente a quella di una città come Roma.

La Eci – Iniziativa dei cittadini europei People4soil, che si è costituita grazie a due anni di capillare lavoro (sostenuto dal contributo di Fondazione Cariplo) a contatto con le reti associative europee, cerca ora di porre rimedio a questo paradosso lanciando oggi a Torino dal palco di Terra Madre una petizione con l’obiettivo di ottenere una efficace legislazione comunitaria per la tutela del suolo: si punta a raccogliere un milione di firme.

«Le firme dei cittadini serviranno a trasformare una sensibilità sempre più diffusa sul suolo come risorsa rinnovabile e bene comune in un tema dell’agenda parlamentare europea – affermano i rappresentanti delle organizzazioni della task force – La sfida è duplice: imporre ai politici europei una corretta pratica di ascolto dei cittadini e fare in modo che le istituzioni europee riprendano in mano la bussola delle politiche ambientali. Le nostre organizzazioni da sempre richiamano i cittadini e le amministrazioni pubbliche alla loro responsabilità di custodi del territorio e delle sue risorse, ma questa consapevolezza non basta: occorrono anche regole e incentivi per riconoscere e premiare i comportamenti responsabili, come il riuso e la rigenerazione urbana, e sanzionare quelli speculativi. Queste regole devono essere comuni e condivise nella comunità degli Stati europei, per evitare dumping e forme di concorrenza sleale».

Un primo risultato People4soil lo ha già raggiunto con il gran numero di soggetti della società civile che hanno deciso di sostenere l’iniziativa europea: sono 350 le organizzazioni che hanno aderito alla rete in 26 Stati membri (l’elenco completo su www.salvailsuolo.it). In Italia la raccolta firme sarà parte della campagn salvailsuolo, promossa da una task force di associazioni che per 12 mesi collaboreranno per sostenere l’iniziativa dei cittadini europei: Acli, Coldiretti, Fai Fondo ambiente italiano, Inu, Legambiente, Lipu, Slow Food, WwfF, organizzeranno  iniziative, insieme al più vasto coordinamento italiano degli aderenti alla Eci che comprende complessivamente 80 realtà fra associazioni e ong.

Un’azione vigorosa non potrà fare che bene anche al contesto nazionale, dove in fatto di tutela del suolo continuiamo a scontare pesanti lacune. «La Commissione europea ha redatto la prima comunicazione ‘Verso una strategia tematica per la protezione del suolo’ nel 2002; nel 2006 ha impostato una bozza di Direttiva, poi abbandonata nel 2014. In Italia – spiega la presidente del Wwf Italia, Donatella Bianchi – il primo disegno di legge sul consumo del suolo e la tutela dei terreni agricoli è arrivata in Parlamento alla fine del 2012. Dopo essere stato riproposto e integrato nel 2013, il disegno di legge non solo è ancora in discussione ma stenta a delineare un quadro di regole e strumenti realmente efficaci.  La proposta di legge popolare europea è un potente stimolo all’azione e a far sì che il blocco che si è creato rispetto a questo tema, fondamentale per il futuro dell’Italia e dell’Europa, venga finalmente superato. Il suolo è una risorsa non rinnovabile e un bene comune, che svolge funzioni vitali per l’ecosistema, la produzione alimentare, la conservazione delle risorse idriche, lo stoccaggio del carbonio: contenerne il consumo è fondamentale non solo per limitare il rischio idrogeologico ma anche per garantire la resilienza dei sistemi naturali e favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici. È importante, quindi, che si rilanci il percorso di una normativa quadro comunitaria».

Difendere il suolo vuol dire proteggere il paesaggio, la biodiversità e i servizi fondamentali per il nostro benessere, che dipendono da un territorio in buona salute. Per questo è importante rispondere all’appello della petizione, che si firma anche online: per i cittadini italiani sul sito www.salvailsuolo.it, su cui è possibile aderire fornendo i propri dati anagrafici.