Piano paesaggistico della Toscana: non ha vinto nessuno. Oggi il voto

Rossi: «Un risultato che tutela ambiente e lavoro»

[25 marzo 2015]

Oggi il Consiglio regionale della Toscana vota a oltranza il Piano paesaggistico che il presidente Enrico Rossi ha concordato a Roma con il ministero dei Beni culturali, dopo defatiganti trattative che sembrano aver ridotto gli effetti dell’attacco congiunto al testo originale elaborato dall’assessore Marson, portato dagli emendamenti fotocopia di Partito Democratico e Forza Italia.

Rossi, che ieri sera in televisione sembrava finalmente aver dismesso i panni del giovane Marx, indossati nel pieno della polemica del PD contro chi difendeva il Piano originario, ha detto che «a Roma abbiamo migliorato il lavoro, rendendolo più leggibile e preciso. Il volto della Toscana è il suo paesaggio. Abbiamo il compito di assicurare lavoro e sviluppo, ma anche il dovere di mantenerlo e tutelarlo. Ho lavorato quattro giorni al ministero e poi tutta la notte scorsa, ma ora sono soddisfatto. Il risultato finale è migliore di tutti i lavori parziali fatti finora. Qualcuno ci paragona alla Puglia, ma la Toscana, con tutto il rispetto, è un’altra cosa».

Vedremo cosa succederà alla fine delle votazioni, e se la parte del PD che aveva sgambettato in commissione Ambiente l’assessore all’urbanistica Anna Marson – e tutto il lavoro di ricucitura e compromesso fatto da Rossi – accetterà di arretrare. Fanno ben sperare le parole di “resa” del pasdaran piombinese Matteo Tortolini, il quale ha infine affermato che quello uscito dal ministero è un buon punto di equilibrio.

L’impressione, leggendo le dichiarazioni, è però che non abbia davvero vinto nessuno. Lo stesso Rossi, quando dice che è «arginare la parola chiave delle nostre scelte», ammette implicitamente che il territorio è sotto attacco e che da un Piano che guardava a una nuova concezione del paesaggio, alla sua tutela e valorizzazione come risorsa, si è passati/rimasti a quella della difesa del paesaggio dagli appetiti di chi fino a ieri si complimentava con la svolta cementificatrice del PD toscano, e che oggi riprende a parlare di effetti devastanti per l’economia perché vengono confermati vincoli e tutele in territori che da anni subiscono disastri “naturali”.

Il compromesso raggiunto al ministero che inchioda i consiglieri (molti renziani) del PD toscano di fronte alla responsabilità di dire nuovamente no a un Piano vistato dal loro governatore e dal loro ministro, che pensiamo sia stato guardato con attenzione anche dall’ex sindaco di Firenze che oggi siede a Palazzo Chigi. In una nota, la Regione questo “punto di equilibrio” lo riassume così: «Nessuna nuova cava sopra i 1.200 metri. Strutture solo temporanee sulle spiagge toscane, con un’importante novità sui tempi, il prolungamento a 180 giorni. Recupero a funzioni agricole dei boschi cresciuti a seguito dell’abbandono dell’agricoltura».  Un misto di “cedimenti” alla forte campagna per salvare il Piano “Marson” delle associazioni ambientaliste – che possono dirsi soddisfatte di aver sventato l’assalto peggiore a coste e vette – e qualche contentino per le lobby del marmo e spiagge.

Infatti, come scrivevamo, Rossi ha dato il senso di questo attestamento su una trincea, anzi su una diga,  meno avanzata ma forse più sicura di quella progettata qualche mese fa:  «Arginare, è questa la parola chiave che abbiamo scelto per il nostro piano, parola peraltro che già aveva usato Benedetto Croce nella prima legge di tutela, approvata nel 1922. Arginare, ovvero porre un argine alle devastazioni. E a chi oggi, malgrado tutto, sente ancora il bisogno di una nuova espansione o di un nuovo carico urbanistico noi chiediamo almeno di rispettare il paesaggio. Con questo piano non blocchiamo tutto, ma chiediamo di conformarsi. Con questo piano facciamo una scelta di equilibrio tra tutela e attività umana».

Il presidente dalla Regione fa quasi i nomi e cognomi delle avanguardie che hanno guidato l’attacco all’argine, e li avverte che questo è il confine dal quale non si può più arretrare: «Durante i lavori della commissione consiliare sono state apportate modifiche numerose e importanti.  Quindi il confronto con il ministero era necessario per verificare la possibilità di intesa prevista dalla legge. Passaggio necessario, perché altrimenti rischieremmo la bocciatura come già avvenuto nel dicembre del 2010. E non possiamo ripetere una figuraccia planetaria. Ora abbiamo un testo che presenteremo al consiglio per l’esame e l’approvazione».

Rossi si leva infine qualche soddisfazione anche rispetto alle proteste ambientaliste, ricordando che «sopra i 1200 metri non si prevedono nuove cave, ma solo ampliamenti e riattivazioni purchè inserite dentro un piano di recupero di competenza regionale, mentre per le cave a cavallo dei 1.200 metri si può continuare le attività sempre che il piano di recupero lo consenta. Si può continuare la coltivazione delle cave in galleria ed è consentita la prosecuzione per quelle cave che sono una realtà fondamentale per le comunità locali, per esempio Levigliano, Minucciano e poche altre. Aggiungo che nei circhi glaciali non è consentita la riattivazione di cave dismesse. Le coste sono tutelate ed è prevista la possibilità solo di strutture mobili e temporanee, con il prolungamento della permanenza che originariamente era prevista solo per 90 giorni, in sintonia con l’obiettivo di prolungamento della stagione balneare. Rispetto agli edifici già esistenti sono ammesse ristrutturazioni e ampliamenti fino a un massimo del 10%. Il piano consente poi di recuperare a funzioni agricole i 200 mila ettari di bosco cresciuto in seguito all’abbandono. Un tema importante per l’Elba ma anche per le nostre montagne».