Piano paesaggistico, gli agricoltori della Cia Toscana presentano il loro dossier

«In 10 anni la superficie vitata è cresciuta soltanto del 2,5%». Le vigne occupano il 7% della superficie agricola

[9 settembre 2014]

Il rischio di una wine valley in Toscana non esiste, dal momento che in dieci anni la superficie vitata è cresciuta soltanto del 2,5% e che essa rappresenta il 7% della superficie agricola toscana. E neppure quello di un’agricoltura monoculturale, come invece sembra temere il Piano paesaggistico. E’ quanto emerge dal Dossier della Cia Toscana, che contiene le osservazioni e proposte di modifica al Piano paesaggistico regionale; un documento inviato alla Regione Toscana e presentato quest’oggi alla stampa.

«Il Piano Paesaggistico adottato dal Consiglio regionale lo scorso 2 luglio – sottolinea Luca Brunelli, presidente Cia Toscana – è un documento complesso e giustamente ambizioso, che condividiamo negli obiettivi fondamentali, perché mira al contrasto del consumo di suolo; riconosce l’agricoltura quale presidio paesaggistico essenziale; punta al recupero produttivo agricolo di superfici abbandonate. Emerge tuttavia la tendenza ad una visione statica dell’agricoltura, peraltro non omogenea nei diversi documenti, che individua fra le minacce al paesaggio l’abbandono dell’agricoltura da una parte e i processi di intensificazione e specializzazione dall’altra. Occorre, quindi procedere ad una rilettura e riscrittura di alcune parti del Piano, al fine di rendere chiare, coerenti ed omogenee su tutto il territorio le opzioni strategiche e le priorità della Regione Toscana nell’azione di tutela del paesaggio».

Basta allarmismi ingiustificati sullo sviluppo dell’agricoltura – evidenzia la Cia Toscana -, si riconosca tutta l’agricoltura quale risorsa paesaggistica, si correggano gli obiettivi generalizzati di “contrasto”, “limitazione”, “ostacolo” allo sviluppo dell’agricoltura, si mettano poche regole precise, sulla base di rigorose valutazioni dei rischi, come stabilisce l’Art. 149 del Codice del paesaggio.

Il dossier è il frutto di un lungo lavoro di elaborazione, svolto dalla Cia Toscana, che testimonia quanta importanza rivesta per la Confederazione questo fondamentale strumento di indirizzo delle strategie di tutela del paesaggio toscano. «Con l’elaborazione del dossier – aggiunge Brunelli –, confermiamo l’intenzione di partecipare e collaborare fattivamente, in un confronto aperto e costruttivo, alla costruzione di un Piano Paesaggistico che possa dare certezze normative agli operatori e impulso ad uno sviluppo delle aree rurali e dell’agricoltura incentrato sull’innovazione, la competitività, il dinamismo economico e la valorizzazione delle risorse produttive, ambientali e paesaggistiche del territorio».

Per la Cia è un piano ‘luci ed ombre’, in cui l’agricoltura risulta essere fortemente condizionata, dove si indica come unico modello da perseguire quello di una “agricoltura tradizionale” e si orientano con questa visione le strategie paesaggistiche.

La Cia propone un percorso di revisione del piano adottato, che prevede la piena attuazione del codice del paesaggio; la distinzione tra “raccomandazioni”, alcune delle quali comunque da rivedere, e norme cogenti; il riconoscimento di tutta l’agricoltura quale risorsa paesaggistica; il riequilibrio e l’armonizzazione delle schede di ambito e dei disciplinari d’uso. Occorre considerare prioritaria la tutela del “valore di esistenza” della risorsa paesaggio rurale, favorendo le trasformazioni del suo “valore d’uso” in quanto funzionali al mantenimento della risorsa.

La Cia Toscana chiede poche regole e precise per disciplinare, per quanto riguarda l’agricoltura, le fattispecie previste all’art. 149 del codice. «È necessario sostenere i comparti agricoli ad alto valore aggiunto – prosegue il presidente Cia Toscana – riconoscendo pienamente la funzione paesaggistica di questi settori, in grado di assicurare un presidio produttivo agricolo forte e competitivo nelle aree rurali; ponendo al tempo stesso poche regole chiare, precise e tecnicamente definite da recepire negli strumenti di pianificazione territoriale, per quelle situazioni nelle quali le condizioni geomorfologiche e di assetto idrogeologico suggeriscono le necessarie cautele, dando certezze agli operatori ed alle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda, per esempio, i vigneti – secondo la Cia – occorre evitare generici giudizi di “criticità” e conseguenti direttive di generalizzato contrasto allo sviluppo del settore. Suggeriamo di applicare l’art. 149 del codice con il metodo seguito in altre circostanze (es. fotovoltaico o biomasse): definendo in quali condizioni, e a partire da quali estensioni, si debba evitare la realizzazione di nuovi impianti o adottare norme tecniche di prevenzione del rischio idrogeologico.

Quella che viene individuata come agricoltura specializzata, copre nel suo insieme una superficie di 100mila ettari circa, suddivisi tra viticoltura (60mila), ortofrutticoltura (27mila), e florovivaismo (13mila), con una incidenza dell’11,7% sulla SAU e del 7,7% sulla SAT (Superficie aziendale totale).

L’incremento dei vigneti negli ultimi dieci anni (2000 – 2010) – evidenzia la Cia Toscana – è stato soltanto del 2,5%, e l’incidenza delle superfici viticole è oggi pari al 7% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU); per cui i tutti i pericoli paventati dal Piano e nella “guerra dei vigneti” di questi giorni, sono davvero una “tempesta in un bicchiere di vino”, ben lontani dalla realtà.

Le aziende viticole in Toscana sono 26mila circa con una superficie vitata media pari a 2,3 ettari; I maggiori incrementi del decennio hanno riguardato le province di Livorno (+22%) e Grosseto (+28%) dove oggi i vigneti rappresentano rispettivamente il 7,3% ed il 4%. Nella provincia di Siena l’aumento è stato del 5,5%, mentre nella provincia di Firenze si è avuto un incremento del 3,7%; + 4,9% i vigneti in provincia di Prato. Stabili i vigneti della provincia di Arezzo, in forte calo nelle altre province.

«Ad allontanare ancor più il rischio di una Toscana super specializzata nel vitivinicolo – precisa Giordano Pascucci, direttore Cia Toscana – sono le regole europee sui diritti di reimpianto, che accordano agli Stati Membri un incremento di diritti dell’1% annuo entro un plafond complessivo nazionale definito. Per la Toscana questo si traduce in un potenziale incremento tendenzialmente pari a 600 ettari annui. Assai meno di quanto sottratto annualmente all’agricoltura per i nuovi insediamenti produttivi: 1.000 ettari l’anno tra 2007 e 2010».

Nel caso del florovivaismo, ed in particolare del vivaismo, il pericolo che porta a definire questa attività come vera “minaccia” paesaggistica ed ambientale – evidenzia la Cia Toscana -, è quello dell’impermeabilizzazione dei suoli, peraltro assai maggiore e irreversibile in caso di altri impieghi. Su superfici permeabili o semipermeabili sono attive circa 1350 aziende per una superficie di 1.250 ettari; mentre sono soltanto 189 le aziende su superfici impermeabili (per 143 ettari). «Il fenomeno impermeabilizzazione – commenta il direttore Pascucci – riguarda nella peggiore delle ipotesi un 25% del vivaismo pistoiese; già oggi una parte consistente dei produttori di vasetteria (90% secondo il dato) utilizza sistemi permeabili o semipermeabili, e che comunque è assolutamente possibile mitigare l’effetto impermeabilizzazione».

Nel settore ortofrutticolo la Toscana conta 4.227 aziende ortive in 10.102 ettari di superficie; e 10.250 frutticole in 17.824 ha. «Anche in questo caso – sottolinea Pascucci -, siamo di fronte ad estensioni che interessano meno del 3% della SAU, prevalentemente nelle aree di pianura, che sarebbero altrimenti probabili aree destinate a finalità insediative. Peraltro queste produzioni possono assicurare alle aree urbane un approvvigionamento di prodotti freschi, favorendo lo sviluppo della filiera corta».

di Cia Toscana