Piano paesaggistico regionale toscano, annotazioni dell’elbano Franco Cambi (un archeologo che ci ha lavorato)

[30 settembre 2014]

Voglio subito precisare che a questo Piano paesaggistico io ho lavorato, per il settore riguardante i beni archeologici, soprattutto grazie ai miei collaboratori, Federico Salzotti e Luisa Zito. Non sono, dunque, una fonte attendibile, né pretendo di esserlo.

E’ stato un lavoro molto duro mettere insieme tante informazioni ma possiamo dire, oggi, che è stato un lavoro globale, che ha messo insieme intelligenze diverse che hanno trovato il modo di parlarsi e di condividere. Di questo si deve essere grati tanto all’Assessore Anna Marson quanto al Presidente Enrico Rossi.

Se il Piano funzionerà, solo il tempo può dirlo, ma sono quasi certo di sì. In questi giorni leggiamo di tante categorie imprenditoriali e produttive (cavatori, vitivinicoltori, edili) che protestano verso quella che a loro sembra un’indebita ingerenza nelle loro rispettive attività e un ulteriore aggravarsi dei diversi regimi vincolistici. E’, questo, un segno dei tempi. Fatte salve le rispettive, e da rispettare, ragioni, si deve poter dire che il Piano non può vincolare proprio niente perché i vincoli sono emanazione di leggi e di normative statali sovraordinate rispetto alla Regione. Il Piano mette il cittadino al centro di un sistema paesaggio e si limita a dare consigli e indirizzo, considerando il cittadino prioritario rispetto alla sua funzione economica. Il Piano estende la sua funzione di indirizzo al futuro perché i cittadini del futuro prossimo non sono meno importanti di quelli del tempo presente.

Il Piano parte da una impostazione globale perché un paesaggio, quello attuale, è fatto di molte cose, naturali e antropiche, accadute ieri e ancora in corso, e solo da una visione globale potrà scaturire un progetto di paesaggio prospero per il futuro. Le critiche, e le proteste, sono sempre le benvenute, purché non si limitino ad uno sterile rumoreggiare ma portino a integrazioni, suggerimenti, correzioni, anche se scadeva oggi il termine per la presentazione delle osservazioni.

Del resto, non ci sono molti termini di paragone altrettanto complessi, a parte la Puglia e il Piemonte.
Il Piano prefigura un futuro possibile e positivo. Non pone obblighi o divieti bensì cerca di individuare le criticità e di svolgerle in positivo, di classificare le potenzialità e di migliorarle per il futuro, di individuare le eccellenze e dare consigli per conservarle e per accrescerle.

Non so se, alla fine di questo percorso, ci sarà il riconoscimento UNESCO per il paesaggio toscano. Mi auguro fortemente di sì.