Legambiente Piemonte: «Ancora poca prevenzione. Sindaci inadempienti»

Maltempo, Legambiente: «In Italia 7 milioni i cittadini esposti quotidianamente al pericolo»

Wwf: «Per voltare pagina su emergenze finanziamenti certi ogni anno per aree più vulnerabili»

[24 novembre 2016]

«Interi paesi isolati, fiumi esondati, cittadini evacuati: torna violentissima l’emergenza maltempo in Italia con situazioni già pesantissime in Piemonte, dove oggi è esondato il Tanaro, ma anche in Liguria, o a Licata (Ag) nei giorni scorsi» è il preoccupante riassunto fatto da Legambiente di quel che sta nuovamente accadendo nel nostro Paese a Causa del maltempo e il Cignbo Verde ricorda che «Sono ben 7 milioni i cittadini che si trovano ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni nel nostro Paese. Dei 1.444 comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente “Ecosistema Rischio”, in ben 1.074 comuni (il 77% del totale) troviamo abitazioni costruite in aree a rischio. Nel 31% troviamo addirittura interi quartieri e nel 51% dei casi anche impianti industriali.

Nel 18% dei Comuni coinvolti dall’indagine, nelle aree golenali o a rischio frana sono presenti strutture sensibili come scuole o ospedali e nel 25% strutture commerciali. E nonostante gli allarmi e i drammi del passato, l’urbanizzazione nelle zone pericolose continua, tanto che nel 10% dei Comuni intervistati sono stati realizzati edifici in aree a rischio anche nell’ultimo decennio e solo il 4% delle amministrazioni ha intrapreso interventi di delocalizzazione di edifici abitativi e l’1% di insediamenti industriali».

Gli ambientalisti ricordano anche il pesante bilancio umano: «Solo nel 2015 frane alluvioni hanno causato nel nostro Paese 18 vittime, 1 disperso e 25 feriti con 3.694 persone evacuate o rimaste senzatetto in 19 regioni, 56 province, 115 comuni e 133 località. Secondo l’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, nel periodo 2010-2014 le vittime sono state 145 con 44.528 persone evacuate o senzatetto, con eventi che si sono verificati in tutte le regioni italiane, nella quasi totalità delle province (97) e in 625 comuni per un totale di 880 località colpite».

La  presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muron, ha detto. «Sembra assurdo doverne riparlare oggi in piena emergenza ma ancora oggi manca una seria politica di riduzione del rischio che sappia tutelare il suolo e i corsi d’acqua, e ridurre i pericoli a cui sono quotidianamente esposti i cittadini. Nonostante si sia cominciato a destinare risorse per far partire interventi prioritari di messa in sicurezza, l’avvio di una politica di prevenzione complessiva stenta a decollare. Il tema della fragilità del territorio della nostra Penisola deve diventare centrale nella riflessione comune a tutti i livelli di governo del territorio, insieme a quello della prevenzione che permetterebbe di far risparmiare migliaia di soldi spesi per riparare i danni causati dal maltempo e da eventi calamitosi. Occorre fermare il consumo di suolo, programmare azioni che favoriscano l’adattamento ai mutamenti climatici e operare per la diffusione di una cultura di convivenza con il rischio che punti alla crescita della consapevolezza presso i cittadini dei fenomeni e delle loro conseguenze».

Il Cigno Verde piemontese ricorda che «In Piemonte sono 1.131 su 1.206 i comuni con aree a rischio frana o alluvione, pari al 93% del totale, con punte del 99,2% nelle province di Cuneo e Asti, più di 87 mila residenti in aree a pericolosità idraulica elevata e più di 220 mila in aree a pericolosità media.

Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, sottolinea che «Sono bastati pochi giorni di pioggia e il Piemonte è di nuovo ripiombato nell’incubo alluvione. Una situazione critica dovuta da un lato ai fenomeni meteorologici persistenti ma soprattutto agli sforzi ancora inadeguati sul fronte della prevenzione del rischio idrogeologico I primi responsabili della sicurezza del nostro territorio sono i Sindaci che purtroppo nella maggior parte dei casi sono inadempienti sia in termini di azioni per la prevenzione del rischio sia nella gestione delle emergenze. I Comuni hanno un ruolo determinante nelle scelte sulla pianificazione urbanistica, negli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio, nell’adeguamento alle norme di salvaguardia dettate dalla pianificazione di bacino e la corretta manutenzione del territorio. Sono, quindi, soggetti strategici per una gestione del territorio che miri ad una reale mitigazione del rischio idrogeologico. Eppure ancora troppi Sindaci nella nostra regione sembrano non esserne consapevoli, nonostante siano chiamati ad aggiornare i propri piani urbanistici anche alla luce delle nuove mappe del rischio e dell’approvazione del Piano di gestione del Rischio Alluvioni da parte della Regione Piemonte e dell’Autorità di Bacino del Po. Ci auguriamo che nei prossimi mesi venga seguito l’esempio di quelle poche amministrazioni che con coraggio stanno rivedendo i propri piani urbanistici, riducendo le aree edificabili, e dando così in modo tangibile un contributo alla salvaguardia del suolo e alla sicurezza collettiva».

Secondo il Wwf, per voltare pagina sulla Prevenzione e le emergenze, occorrono finanziamenti certi ogni anno per le aree più vulnerabili. Il Panda  sottolinea: «L’annuncio di un programma da 75 miliardi di euro nei prossimi 15 anni (5 miliardi l’anno) per la manutenzione del territorio è un fatto positivo a condizione che le cifre dichiarate siano realmente disponibili e si garantiscano finanziamenti adeguati e continuativi, obiettivi chiari e urna regia unitaria. Ci auguriamo che il governo segua tre regole fondamentali per essere coerente negli impegni dichiarati oggi: a differenza di quanto successo in passato bisogna garantire finanziamenti adeguati e che siano realmente disponibili anno per anno; si devono selezionare gli interventi dando priorità alle aree più vulnerabili ed in particolare quelli in cui si sommano i rischi (sismico, idrogeologico e climatico) per il territorio; è necessaria una cabina di regia permanente tra le strutture e i dipartimenti della Presidenza del Consiglio e tra questi con il Ministero dell’Ambiente e le Autorità di Distretto Idrografico. Un approccio che appare indispensabile per affrontare il recente sisma nell’Italia centrale, come le continue alluvioni che affliggono il nostro paese, ultima l’esondazione del Tanaro nel cuneese».

Il Wwf ricorda che «Già in passato, con la Legge di Stabilità 2014 c’era stato già l’impegno a stanziare 9 miliardi di euro sino al 2020 per il dissesto idrogeologico di cui 2 (286 milioni l’anno) a carico dello Stato e 7 miliardi derivanti dai Fondi europei e regionali. Però, nel 2015, a questo scopo sono usciti dalle casse statali solo 79,48 milioni, ossia un terzo di quanto promesso (fonte: Nota di aggiornamento al Def sulle spese del 27/9). Le cifre nel disegno di Bilancio 2017 sono più consistenti ma bisogna chiarire quali sono le priorità. Per la ricostruzione pubblica e privata, a seguito di eventi sismici, ci sono 300 milioni di euro; vengono concessi 700 milioni di euro di spazi finanziari ai Comuni per interventi a favore dell’edilizia scolastica, adeguamento sismico e prevenzione del rischio idrogeologico; ma lo stanziamento più rilevante, di ben 1,9 miliardi di euro per il Fondo costituito presso il Ministero del Tesoro presenta, ben 8 priorità, 2 sole che riguardano le vere emergenze territoriali (rischio sismico e idrogeologica), mentre le altre 6 destinazioni di spesa riguardano altro (trasporti e viabilità, infrastrutture, edilizia scolastica, attività industriali ad alta tecnologia, informatizzazione dell’attività giudiziaria)».

L’associazione ambientalista chiede obiettivi chiari e una strategia unitaria: «E’ necessaria una ricognizione accurata dei dati e delle informazioni disponibili (che la Struttura di Missione ”Casa Italia” ha iniziato a fare solo dal 24 ottobre scorso) per dare priorità agli interventi nelle aree più vulnerabili dove si ha una sovrapposizione dei rischi potenziali (aree a rischio alluvioni, sismico e climatico), non ripetendo il modello di intervento della Struttura di Missione “Italia Sicura” che ha definito le priorità spesso facendo riferimento a progetti datati presentati a suo tempo (perlopiù definiti negli anni ’90) dalle Regioni ai Commissari governativi), senza verificarne l’attualità e l’efficacia con le Autorità di Distretto idrografico, uniche strutture operative gestionali realmente competenti, coinvolte solo a posteriori. D’ora in poi è bisogna procedere con un’effettiva e stretta collaborazione operativa tra le Strutture di Missione della Presidenza del Consiglio dei ministri su “Casa Italia” e “Italia Sicura”, oltre che con il Dipartimento della Protezione Civile, e tra queste e il gruppo di lavoro promosso dal ministero dell’Ambiente che sta definendo il Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, proprio per condividere dati e informazioni e concordare linee guida per un intervento coordinato. Fondamentale è poi che la Struttura di missione “Italia Sicura” abbia un forte raccordo e sia al servizio delle Autorità di distretto idrografico (ex Autorità di bacino) per stabilire priorità di intervento basate unicamente sui piani di gestione delle acque e sui piani di gestione del rischio alluvionale e non sui desiderata estemporanei delle Regioni».