Pisa, sentenza di sgombero per l’Ex Colorificio. Gli attivisti: «Non si sequestrano le idee»

[25 settembre 2013]

7 pagine che confermano il vuoto normativo italiano sui beni comuni e che, sulla scia di una tradizione giuridica consolidata, condannano l’uso sociale di una proprietà privata, per quanto vuota e abbandonata. Si compone infatti di 7 pagine la sentenza di sgombero immediatamente esecutivo formulata dai giudici del Tribunale di Pisa sull’istanza presentata dalla J-Colors a seguito della riapertura dell’Ex Colorificio Toscano, avvenuta quasi un anno fa.

Dall’udienza dello scorso venerdì il Municipio dei Beni Comuni, la sigla che ha dato vita alla riapertura di questa fabbrica, abbandonata da anni e già oggetto di attenzione speculativa, attendeva l’esito di questo processo. In questi mesi attorno all’Ex Colorificio si è raccolta la difesa di giuristi autorevoli, posti a fianco delle richieste di rispetto del dettato costituzionale avanzate dagli attivisti pisani.

Il collegio dei giudici, presieduto da Pietro Murano e composto dai giudici a latere Antonella Bencivinni e Paola Giovannelli, ha revocato il provvedimento del giudice per le indagini preliminari, che aveva respinto, lo scorso 17 maggio, la richiesta di sgombero avanzata da J-Colors. Nella sentenza si afferma che essendoci stata «un’occupazione arbitraria di una proprietà privata» allora il sequestro è un atto dovuto; e pur facendo riferimento alle lodevoli iniziative e attività svolte nei locali di via Montelungo, queste non sono state sufficienti a dirottare la decisione della magistratura verso interpretazioni giuridiche diverse da quelle “canoniche”.

Intanto gli avvocato Ezio Menzione e Tiziano Checcholi, difensori degli attivisti, commentano a caldo la sentenza: «Prendiamo atto della decisione del tribunale che ha ritenuto di non condividere le sollecitazioni che un ampio dibattito a livello nazionale, a partire dalla commissione Rodotà, sta portando avanti sul tema della proprietà privata e sul suo ruolo nel nostro ordinamento costituzionale, così come delle sue ricadute sul sistema penale. A questo punto sarà la Corte di Cassazione, in sede di impugnazione, a dover prendere posizione su questi temi fondamentali. Auspichiamo comunque che l’esperienza dell’Ex Colorificio possa non concludersi, anche attraverso un ripensamento da parte della proprietà».

Nel pomeriggio di oggi di fronte al Comune di Pisa c’erano un centinaio di persone in piazza a esprimere contrarietà verso questa sentenza e verso l’atteggiamento dell’amministrazione comunale di Pisa, che pur avendo detto pubblicamente di non voler procedere con la variante urbanistica che favorirebbe la speculazione edilizia sull’area, non ha mai preso una posizione apertamente favorevole all’Ex Colorificio.

Gli attivisti da parte loro citano una poesia di Mario Benedetti che sintetizza brillantemente la loro attitudine e i principi guida: “Difendere l’allegria come una trincea, difenderla dallo scandalo e dalla routine, dalla miseria e dai miserabili, dalle assenze transitorie e da quelle definitive”.

E commentano: «Si è preferito restituire all’abbandono e al degrado un luogo a cui il lavoro di tante persone aveva dato nuova vita. Si è preferito ridare il giocattolo rotto a un’azienda che ha dimostrato in tutti i modi di non sapere che farsene, invece di lasciare che con quei pezzi la città di Pisa costruisse qualcosa di nuovo. Si è preferito interpretare le leggi dando voce agli sterili interessi della proprietà privata anziché rispondere al dettato costituzionale e al bene comune. A nulla sono valsi in sede processuale gli appelli di Paolo Maddalena e Stefano Rodotà, le cinquemila firme in difesa dell’ex Colorificio e l’impegno delle tante persone che hanno costruito mille attività».

«Continuiamo a sperare – aggiungono – ancora una volta, che l’esistenza del Colorificio non sia rimessa a uno solo di due pareri legali differenti, ma che sia l’amministrazione comunale a intervenire nell’interesse della collettività. Se mai volesse occuparsi della città, questo è il momento di farlo».

Intanto la famiglia Junghanns, proprietaria della J-Colors e dell’immobile pisano, tace ufficialmente ma non si fa mancare un po’ di sarcasmo in rete. Scrive infatti James Junghanns dal suo account Twitter: «Qualcuno sta avendo una brutta giornata», menzionando l’Ex Colorificio nel frattempo inondato da attestati da solidarietà da tutta Italia e invitato anche dal Consiglio d’Europa a Strasburgo.

Dal 4 al 6 novembre infatti, si terrà una conferenza sulle iniziative dei cittadini che propongono un modo diverso di accedere alle risorse, basato sulla condivisione e attento alla questione dello spreco: si chiamerà “Responding Together. Citizens engagement in reducing poverty and inequalities “, e rientra in una serie di incontri dedicati alla sostenibilità e alle nuove strategie.

A sorpresa il Consiglio d’Europa ha scelto proprio l’ex Colorificio Liberato, in quanto esperienza paradigmatica di buone pratiche, per moderare un workshop sulla creazione di incentivi volti a promuovere la condivisione e il riuso delle risorse ambientali, sociali e culturali. Quello che la magistratura pisana evidentemente non ha visto.