Ponte sullo Stretto di Messina: esposti del Wwf a Procura di Roma e Anac

«Fare chiarezza su rapporti contrattuali e iter autorizzativo dell’opera»

[20 dicembre 2016]

Intervenendo al convegno “Grandi opere – utilità pubblica, regole del gioco e rischi per la democrazia”, promosso dalla Fondazione Basso e dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica,  il  responsabile dell’ufficio relazioni istituzionali del Wwf Italia, Stefano Lenzi, ha sottolineato che lo Stato non vuole mette ancora la pietra tombale sul Ponte sullo Stretto di Messina» e che per questo l’associazione ambientalista ha inviato esposti alla Procura della Repubblica di Roma e all’Autorità anticorruzione «su alcuni rilevanti aspetti riguardanti i rapporti contrattuali e gli iter autorizzativi dell’opera». Nel suo intervento “La Storia infinita del Ponte”,  Lenzi ha ricordato che il Wwf «ha sempre sostenuto che non essendo mai stato definito e autorizzato il progetto definitivo dell’opera lo Stato non sia tenuto a pagare alcuna penale» e ha aggiunto che l’associazione «ha inviato primo l’esposto alla magistratura e oggi l’esposto al presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, ricordando come si attenda ancora l’abbandono definitivo del progetto dopo che, ai sensi del decreto legge n. 187/2012, è stata decisa la soppressione della concessionaria pubblica che doveva realizzarlo, la Stretto di Messina (SdM) SpA e quindi la decadenza dei rapporti contrattuali con il General Contactor Eurolink (con a capofila Salini/Impregilo)».

E’ dal 2003 che il Wwf segue «le varie fasi di definizione della progettazione della più costosa (8,5 miliardi di euro) singola infrastruttura strategica individuata con i meccanismi criminogeni (definizione di Cantone) dell’ormai superata legge Obiettivo, negli esposti chiede alle autorità competenti di verificare se sussistano eventuali responsabilità».

Secondo l’associazione ambientalista quella del ponte di Messina  è una storia infinita alla quale bisogna mettere fine

Il Panda sottolinea in particolare «tre diversi aspetti e momenti principali della storia di un’opera che avrebbe dovuto sorgere in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo, in una zona interamente inserita nella Rete Natura 2000, tutelata dall’Europa: 1. Il Wwf ricorda come la gara per la progettazione definitiva ed esecutiva del ponte venne assegnata nel 2005 al GC Eurolink con un maxiribasso di 500 milioni di euro rispetto al costo indicato nel bando (4,4 miliari di euro), offerta considerato anomala dall’unico altro diretto concorrente (Astaldi) che allora presentò un ricorso al TAR, poi ritirato), mentre tutti gli altri grandi colossi europei dell’edilizia (gli spagnoli di Entracanales Cubiertas e gli austriaci di Strabag AG) si ritiravano; 2. Il Wwf  segnala come nel 2009 furono redatti e stipulati dall’allora commissario governativo Pietro Ciucci (allora anche presidente ANAS e amministratore delegato della SdM SpA) atti aggiuntivi al contratto originario del 2006 tra SdM SpA e il GC Eurolink in cui venne aggiornato il costo originario dell’opera e venne introdotta una discutibile clausola che faceva scattare un indennizzo del 5% del costo dell’opera dopo che fossero trascorsi, senza risposte, 540 giorni dalla semplice consegna da parte del GC a SdM SpA del progetto definitivo, ancora privo di tutte le valutazioni e i pareri della pubblica amministrazione; 3. Il Wwf ricorda come, nonostante il progetto definitivo presentato dal GC Eurolink nel 2011 fosse stato considerato dalla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale gravemente lacunoso, tanto da farle richiedere 230 integrazioni, la stessa Commissione, a conclusione di un Parere di ben 239 pagine su tutte le mancanze contenute nel progetto, decide clamorosamente che “allo stato non si può esprimere una valutazione”».