Riceviamo e pubblichiamo

Porti, sprechi ed errori in Liguria

[26 settembre 2016]

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Il porto di Savona si trova da anni al vertice degli sprechi dei porti italiani, distaccando Cagliari Taranto Saline ecc.. Ricordo i duecento miliardi buttati per realizzare il terminale agli alti fondali per il carbone, materia prima sparita dai traffici italiani già da quando il territorio nazionale è stato coperto da una fitta rete di metanodotti e gasdotti. Oggi il terminale è praticamente inutilizzato, con una nave ogni due mesi e con funzione di triste parcheggio per navi abbandonate dall’armatore. Non solo, l’avanzamento della digaforanea ha prodotto l’erosione della spiaggia di Albisola Capo (come accadrà alle Fornaci se andasse avanti il progetto della piattaforma di Vado).

Altro spreco evidente fu il tunnel per entrare in porto dalla rotonda di Corso Mazzini, parallelo alla adiacente strada di superficie. Costato 12 milioni di € ha distrutto quello che restava dell’arsenale sforzesco e richiede la luce accesa anche di giorno (alcune decine di migliaia di euro all’anno per il comune) per collegare due punti già collegati dalla strada; non solo inutile ma anche dannoso.

Poi c’è la nuova sede faraonica, in una città che dispone di immensi spazi inutilizzati in edifici pubblici esistenti (Santa Chiara, Pozzobonello, Banca d’Italia, San Giacomo ecc.): altri milioni buttati in spazi che erano preziosi per il porto.

L’ultimo esempio è la Piattaforma di Vado che aggiunge 700.000 TEU di capacità annua di movimentazione ai 5.000.000 di cui già dispone la Liguria. Globalmente si può contare su un traffico consolidato intorno a 3.500.000 TEU/anno. Era nato per servire specificamente le grandi navi superiori a 12.000 TEU ma oggi le grandi navi sono diventate dei chiattoni per cui le 15.000 TEU sono già operative su Voltri, Genova e La Spezia. Inoltre Vado opererà in condizioni competitive di debolezza perché non dispone di due accosti in linea (essenziali per non interrompere le operazioni di banchina) e non dispone di binari sulla piattaforma e quindi l’inoltro ferroviario avrebbe bisogno di una movimentazione in più. La ferrovia poi è limitata a treni da 800 t per cui Vado non sarà competitiva per il traffico ferroviario. In una situazione di eccesso di offerta e di non competitività l’occupazione generata (e scapito degli altri porti liguri) difficilmente supererà le 200 unità.

A consolazione possiamo dire che almeno la piattaforma può essere bloccata; con i soldi che avanzano si può completare l’opera in corso destinandola alla spedizione di impianti premontati e con quel che avanza si possono utilizzare per le tante necessità dei nostri porti (dragaggi, collegamenti, automazioni ecc.).

Se si è sbagliato nel 2000 ad avviare l’opera (a cui hanno creduto in pochi se alla gara ha partecipato solo un concorrente), nel 2016 possiamo riflettere sull’opportunità di andare avanti.

di Roberto Cuneo, presidente del Consiglio regionale della Liguria di Italia Nostra