Post terremoto in Lunigiana e Garfagnana: vertice in Regione sugli interventi

[7 agosto 2013]

Oggi si è tenuto in Regione Toscana, un vertice per fare il punto sugli interventi da attuare nella fase post sisma in Lunigiana e Garfagnana. Al tavolo della riunione, oltre al presidente Enrico Rossi, erano presenti gli assessori alla presidenza Vittorio Bugli e all’ambiente Anna Rita Bramerini, il commissario delegato per l’emergenza dell’evento sismico del 21 giugno 2013 presso la presidenza del Consiglio dei ministri Giovanni Menduni, funzionari regionali e di Fidi Toscana.

«Tenere per un anno fuori casa le persone che hanno l’abitazione dichiarata inagibile dopo il recente terremoto sarebbe un costo sociale, oltre che economico, troppo grave – ha dichiarato Rossi – Per questo, in mancanza di fondi nazionali specifici dedicati al recupero di queste abitazioni, la giunta regionale si sta impegnando per mettere a punto interventi da realizzare nei tempi più rapidi possibili. Oggi abbiamo fatto nuovamente il punto della situazione in Lunigiana e Garfagnana per studiare le misure che adotteremo. Come l’emergenza alluvioni anche quella sismica è una nostra priorità, su cui lavoriamo senza interruzioni».

Secondo le rilevazioni, ad oggi  in Lunigiana e Garfagnana, risultano inagibili a vario titolo 1151 abitazioni di cui 337 prime case. Di queste 148 sono a Fivizzano, 108 a Casola in Lunigiana, 45 a Minucciano, 10 a Gallicano e le altre in altre località.

«Per prima cosa – ha aggiunto Rossi – chiediamo ai sindaci di fornirci, tramite il commissario, una scheda per ogni nucleo familiare, che indichi una stima, per quanto approssimativa, dei danni subiti dall’abitazione e la composizione e il reddito del relativo nucleo familiare. Questo per permetterci di valutare con chiarezza come possiamo intervenire».

In questo momento l’unico fondo a disposizione utile per interventi di ripristino delle prime case è quello del cosiddetto “decreto del Fare”, che prevede una detrazione fiscale del 65% in dieci anni (per interventi fino a un massimo di 96.000 euro). La misura è valida fino al 31 dicembre 2013.

Nulla è disprezzabile ma si tratta di poca cosa per chi ha avuto danni seri dal terremoto. Per questo la giunta sta individuando diversi interventi: per chi è in condizioni di indigenza si prevede un intervento diretto, di tipo sociale. Per nuclei con altro livello di reddito (da stabilire) un aiuto in forma di garanzia per accedere al mutuo e un contributo in conto interessi sul  mutuo stesso.

Per coloro che hanno un reddito ancora superiore (le fasce sono da stabilire) l’aiuto sarebbe limitato alla garanzia sul mutuo. Analogamente è intenzione della giunta regionale intervenire per le 814 seconde case inagibili censite. In questo caso va ricordato che la detrazione fiscale prevista in sede nazionale scende al 50%.

Intanto il commissario Menduni sta lavorando alla valutazione dello stato degli edifici scolastici che terminerà in settimana,  in modo da poter attuare gli eventuali interventi prima dell’apertura  dell’anno scolastico.

Per quanto riguarda la messa in sicurezza, sono 95 i comuni toscani compresi nella cosiddetta “zona 2″ della classificazione di rischio sismico (praticamente tutti i comuni dell’arco appenninico e dell’Amiata).

«Se il sisma di giugno in Lunigiana e Garfagnana ha causato danni dolorosi ma limitati è stato dovuto agli interventi realizzati nel corso degli anni. Ora dobbiamo continuare in tutta la regione. Ripristini e messa in sicurezza devono andare insieme», ha concluso Rossi.