La sostenibilità urbana passa anche attraverso spazi urbani piacevoli, vitali e condivisi

Progettare lo spazio per la città sostenibile: il caso di piazza del Carmine a Firenze

Dopo vari stravolgimenti, il processo di partecipazione in corso dovrà produrre una proposta condivisa dai residenti

[8 settembre 2016]

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Al tempo di Internet e del cyberspazio, a Firenze si riscopre l’importanza economica dello spazio pubblico. Avviene principalmente nel centro storico, dove i turisti si trascinano accaldati per strade e piazze alla ricerca di una sosta di giorno e di svaghi nella notte, quando si aggregano coi nottambuli della periferia che convergono nella movida centrale.

Anche l’Amministrazione organizza eventi per rendere interessante la vita notturna. Dove? Ovviamente nelle piazze. Una di queste, la Piazza del Carmine nell’Oltrarno, zona popolare, luogo di artigianato artistico e ora soggetta a fenomeni di gentrificazione, è nel bel mezzo di una disputa tra il Comune e i residenti.

La piazza è un rettangolo di circa 70 x 80 metri con un’appendice di 20 x 30. Nasce come luogo di predicazione dei carmelitani della prospiciente chiesa di S. Maria del Carmine, l’edificio monumentale che col suo sagrato fa da riferimento allo spazio urbano.  La piazza è stata per lungo tempo zona di mercato, per approdare ai giorni nostri come parcheggio dei residenti, che l’Amministrazione comunale voleva trasformare in parcheggio sotterraneo.  Opposizione dei comitati, grande battaglia e marcia indietro di Dario Nardella, attuale sindaco, prima delle elezioni del 2014: niente parcheggio né sotto né sopra, la piazza diviene pedonale.

All’inizio del 2015 il parcheggio viene eliminato e la piazza pedonalizzata nella sua parte centrale. L’operazione, della quale va dato merito all’Amministrazione, lascia uno spazio vuoto che il quartiere avrebbe volentieri visto con alberi, aiuole e panchine per l’uso sociale dei residenti, ma che il Comune destina ad area cosiddetta “mercatale”, dove organizzare eventi come il mercatino di Natale o l’Estate fiorentina. Risultato: invece del brutto ma silenzioso deserto delle auto parcheggiate, tengono banco i rumorosi concerti notturni, senza contare i nuovi locali, bar e ristoranti, che ormai sono eventi stabili della vita nottambula.

Ma la Piazza, definita anche “galoppatoio senza cavalli” per via della staccionata che ne delimita la zona pedonale, non può rimanere in quello stato. Occorre un progetto. Bisogna riqualificare, dice il Comune. Ma poi no, cambia idea: basta restaurare la sconnessa pavimentazione in pietra serena.

Difatti all’Amministrazione va bene la piazza così com’è: uno spazio libero, a disposizione per eventi. Il processo di partecipazione richiesto dai residenti non viene accolto dal Comune che propone un progetto da manuale Cencelli: si divide lo spazio della piazza proporzionalmente al potere politico dei contendenti.

Il risultato finale è quello della Piazza divisa come un salamino: fatte 5 fette nel senso della lunghezza, quattro, di fronte alla chiesa, toccano al Comune per lo spazio libero e una, in fondo alla piazza, al Quartiere per gli alberi. Il cosiddetto “boschetto” nel quale, ciliegina sulla torta, vengono previste 12 sedute che dovrebbero ricordare le 12 pietre dell’altare eretto dal profeta Elia sul Monte Carmelo da cui prende nome l’ordine dei frati carmelitani.

Triste destino di una piazza storica dell’Oltrano fiorentino. Serve una sistemazione che produca spazio invece di distribuirlo alle varie funzioni e interessi. Ed è quello che si sta cercando di fare attraverso un processo di partecipazione degli abitanti insieme al dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, ancora in corso.

Un’attività importante perché la sostenibilità urbana passa anche attraverso spazi urbani piacevoli, vitali e condivisi. E la proposta finale sarà quella derivante dalla sintesi complessa di tante idee ed intenzioni.

L’idea di chi scrive e che qui vorrei presentare, anche nelle immagini allegate, come esempio di alternativa al progetto comunale, parte dal concetto di spazio di vita, il cerchio con un centro ─ come una cellula vivente ─ che si traduce in una piazza con uno fuoco centrale, la fontana monumentale, circondato da una seduta ottagonale con alberature. Uno spazio per una vita di quartiere, ma anche per eventi con essa compatibili.

Ma la piazza non sarebbe nulla senza la sua chiesa. Una chiesa con una facciata rimasta grezza, anonima in mezzo a quelle meno rilevanti, ma meglio tenute, degli edifici civili che la circondano. Da qui la proposta di completarla dando alla chiesa un volto finito che la confermi come il principale riferimento della piazza.

Ovviamente sarà il processo di partecipazione in atto a produrre una proposta condivisa dai residenti. Senza la sinergia tra spazio architettonico e spazio di vita sociale qualsiasi progetto è destinato al fallimento.

di Ferdinando Semboloni per greenreport.it