Pronta la proposta di legge in difesa della geologia

[28 gennaio 2015]

In Italia, un Paese ad alto rischio idrogeologico e sismico, paradossalmente si sta dicendo addio alla geologia nelle università: i dipartimenti dedicati, sparsi per gli atenei di tutto il Paese, sono ormai solo 8, i geologi diminuiti del 25%. Un contesto critico, che ieri ha indotto il Consiglio nazionale dei geologi a prodursi in un appello alle istituzioni perché si innesti la retromarcia.

E oggi le deputate Pd Raffaella Mariani e Manuela Ghizzoni intervengono che spiegare come finalmente qualcosa si stia muovendo. La proposta di legge (di cui Mariani è prima firmataria) Interventi per il sostegno della formazione e della ricerca nelle scienze geologiche, presentata in commissione Cultura, scienze e istruzione, viene descritta come «un risultato importante per il territorio e per tutti coloro che sono impegnati a preservarlo dai rischi sta per essere raggiunto con l’introduzione di misure per rinforzare la presenza dei dipartimenti di scienze della terra nel sistema universitario».

Già oggi dovrebbe essere approvata una norma che, spiega Ghizzoni, da un lato «risponde alle richieste dei geologi e dall’altro consente di diffondere la coscienza della tutela ambientale e la cultura della prevenzione dei rischi». Rischi che, è bene non dimenticare, si portano via ogni anno vite umane e interventi miliardari per rimettere in sesto ex-post il territorio.

Bene dunque che Ghizzoni sottolinei come la scomparsa dei dipartimenti di Scienze della terra non sia solo «un problema accademico o culturale, ma è soprattutto un problema sociale, ambientale ed economico». La proposta di legge ora sul tavolo è un primo passo avanti per frenare questo declino ma, come sottolineato amaramente dal presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Gian Vito Graziano (che ha definito come «ottimo» il lavoro svolto dalle deputate) gli effetti «procurati al settore dalla riforma Gelmini sono ancora preoccupanti».