La pubblica (in)utilità del nuovo stadio della Roma

Il dossier dei Verdi. «Sì all’impianto, no alla cementificazione»

[4 agosto 2014]

I Verdi non sono contrari, in linea di principio, alla realizzazione del nuovo stadio della AC Roma al posto del vecchio ippodromo, ma  nel nuovo dossier presentato da Gianfranco Mascia, co-portavoce dei Verdi di Roma, si afferma che «la pubblica utilità dell’opera deve assolutamente essere verificata e garantita».

Secondo il Sole che ride, «la legge sugli stadi è  chiara e dice che si possono effettivamente bypassare i PRG ma solo se l’opera risponde a un esercizio pubblica utilità. Ma la stessa legge spiega che queste procedure semplificate e accelerate siano applicate esclusivamente per la realizzazione dell’impianto stesso, non alla cementificazione selvaggia prevista intorno al nuovo stadio della Roma, con ben tre grattacieli. La cosa veramente scandalosa, della “legge sugli stadi” (che in realtà sono solo due commi inseriti nella legge 147 del 2013, “di stabilità”) è proprio nella dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza che la conferenza di servizi del comune dovrebbe rilasciare. Questa norma non ha uguali e ci avrebbe fatto piacere fosse stata adottata nelle opere di difesa del territorio da alluvioni e catastrofi, non per la costruzione di stadi che sicuramente sono meno urgenti delle suddette opere. La legge non lo dice esplicitamente, ma l’approvazione dei progetti nelle conferenze di servizi comporterà automaticamente varianti urbanistiche ad hoc».

Rispetto al progetto del nuovo stadio della Roma, «la pubblica utilità dell’opera (intendiamo solo lo stadio) verrà garantita solo se i 300 milioni di oneri di urbanizzazione previsti saranno a totale carico dei costruttori. Il Comune, se avesse la disponibilità di una somma del genere da investire, dovrebbe utilizzarla per mettere in sicurezza la zona e i quartieri limitrofi dal punto di vista idrogeologico, visto che negli ultimi anni i loro abitanti sono stati sommersi da alluvioni e allagamenti – si legge nel Dossier – E per noi resta chiaro che la concessione della “pubblica utilità” dello stadio dovrebbe essere vincolata anche alla garanzia che i costruttori realizzeranno (a loro spese) il prolungamento della linea B con la nuova biforcazione Eur-Tor di Valle-Muratella e una nuova pista ciclabile lungo il percorso del Tevere. Per questa potrebbero essere usati anche i fondi europei».

Insomma, per i Verdi il nuovo stadio si può fare se verranno rispettate le leggi e i regolamenti: «Nessuno pensi di approvare in fretta e furia – in mezzo al ferragosto – un’opera tanto impattante per il territorio della città.  Noi rimarremo vigili».  Inoltre «l’area è a rischio esondazione e allagamenti. Bastano gli allegati degli organi si stampa nelle pagine successive per dimostrarlo. Negli ultimi anni, la zona del “Torrino” e delimitata tra via di Decima e P.zza Hazon ha subito, a causa delle cosiddette “bombe d’acqua”, allagamenti e inondazioni». E che l’ippodromo Tor di Valle fosse sia a rischio allagamento è noto. Il Dossier riporta un articolo del Messaggero del 27 dicembre 1959 sulla sua inaugurazione lo certifica la storia: «Il nuovo impianto ha confermato la sua funzionalità e la sua efficienza malgrado che un velo d’acqua coprisse parte della dirittura d’arrivo. E’ accaduto che per l’altissimo livello d’acqua raggiunto dal Tevere, le fogne che raccolgono l’acqua piovana delle piste, invece di scaricare nel fiume, si sono trovate a ricevere acqua, riversandola in un sottile strato sulla pista stessa…».

Nel piano stralcio n.5 del Piano Assetto Idrogeologico della Regione Lazio l’area, situata nell’ansa del Tevere, è classificata di esondazione ed è direttamente interessata da vincoli paesaggistici per il mantenimento e alla conservazione di paesaggi naturali e da altri vincoli di in edificabilità assoluta. I Verdi spiegano che «l’area è protetta  Il Piano Territoriale Paesistico Regionale è stato soltanto adottato (e in attesa di approvazione) ma è chiaro: La Tenuta di Tor di Valle è così tutelata: 1) circa mq 1.590.000 / 159 ettari sono tutelati quali Paesaggio Naturale di continuità. Il PTPR definisce con tali modalità “ territori che presentano un elevato valore di naturalità e seminaturalità in quanto collocati internamente alle aree dei paesaggi naturali o immediatamente adiacenti ad essi con i quali concorrono a costituire un complesso ambientale unitario o ne costituiscono irrinunciabile area di protezione”. Da tale definizione, discende una configurazione secondo la quale “tali paesaggi si configurano prevalentemente in associazione ai paesaggi naturali e nelle fasce costiere delle acque superficiali”. Ne deriva, dal combinato disposto dato da tale definizione e da tale configurazione, che l’obiettivo di qualità paesistica per siffatti territori risiede nel “mantenimento e nella conservazione”, e, laddove presenti, “nella salvaguardia dei modi d’uso agricoli tradizionali”». Le prescrizioni prevedono anche che «In tali territori si possono prevedere interventi di recupero ambientale».  Però lo strumento paesaggistico “prende atto”, anzi, prendeva atto, dicono i Verdi , della presenza dell’Ippodromo, e in conseguenza, come dimostra la zona blu della mappatura dell’are, «“Sovrappone” alla classificazione di Pesaggio Naturale di Continuità, quella di Ambiti di Recupero e Valorizzazione Paesistica, disciplina questa che consentiva operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria, necessaria ad una infrastruttura quale un Ippodromo».

Poi lo strumento di Tutela Paesaggistica individua nel comprensorio territoriale della Tenuta di Tor di Valle aree/ambiti disciplinati come i Aree o Punti di Visuale. «Tale definizione  – si legge nel Dossier – è dovuta a due elementi territoriali . la presenza del fiume, da un lato, e la conformazione morfologica del comprensorio: si tratta infatti di un pianoro che si staglia “al di sopra” del paesaggio fluviale».  I verdi citano un precedente dossier di Legambiente (Stadi Roma-Lazio: il derby della speculazione edilizia) del quale emerge che «Il resto della Tenuta di Tor di Valle – circa 30 ettari – è caratterizzato dal vincolo stabilito dalla Legge 431/1985, nota quale Legge Galasso, oggi “Codice Urbani”, un vincolo di inedificabilità assoluta, poiché., come detto, in quell’area/ambito l’asta fluviale del Tevere disegna un “gomito”.

E’ del tutto evidente – e vogliamo ribadirlo anche in sede di PTPR – che senza La cosiddetta “Legge sugli stadi” le trasformazioni proposte sarebbero del tutto inammissibili.  Ma la stessa “Legge sugli stadi” specifica che queste procedure semplificate e accelerate siano applicate esclusivamente per la realizzazione dell’impianto stesso, non alla cementificazione selvaggia prevista intorno alla stadio, con ben tre grattacieli. Si appesantisce la mobilità su gomma. Meglio una pista ciclabile. Lo ha ribadito lo stesso Sindaco Marino, parlando dei 18.000 tifosi che dovrebbero andare allo stadio in motorino. Ma questo dato è nello studio di fattibilità presentato dalla società, che parla anche, nelle ore di punta di un flusso di 6.900 veicoli equivalenti l’ora».

Mascia fa notare che «in tutte le altre capitali europee, allo stadio si va con i mezzi pubblici e non con i propri. E il sindaco Marino in campagna elettorale ha garantito (su nostro suggerimento) che il trasposto privato si sarebbe disincentivato e non incentivato. Per questo chiediamo che il Comune esiga l’accesso allo Stadio attraverso il prolungamento della linea B della metro fino a Muratella (con fermata a Tor di Valle) dove si poteva incrociare e scambiare con la linea FM3. Un progetto di mobilità di questo tipo è pienamente nell’interesse della città. E deve essere chiesto alla società che si farà carico dello Stadio, in cambio della definizione di “Pubblica utilità” prevista dalla Legge sugli stadi. Chiediamo anche che si preveda la possibilità di costruire una pista ciclabile che (seguendo il fiume Tevere) consenta ai cittadini di raggiungere lo Stadio anche in bicicletta. Magari utilizzando i finanziamenti europei».

Quello che i Verdi chiedono è riassunto nel motto «nessuna lira a carico dell’amministrazione. Nessuna cementificazione selvaggia. Qualcuno ci deve spiegare bene perché per il Comune il nuovo stadio della Roma dovrebbe essere opera di “Pubblica utilità”. Lo stadio i cittadini romani ce l’hanno già: l’Olimpico. Tra l’altro la sua ristrutturazione, in previsione del Mondiali ’90, costò più di 200 miliardi di lire (costo lievitato dagli 80 previsti) pagati con i soldi pubblici: quasi 5.000 di vecchie lire a cittadino, neonati e bambini compresi. Che cosa succederà all’Olimpico? Qualcuno dovrà pur rispondere a questa domanda. E gli oneri di urbanizzazione (quasi 300 milioni di euro previsti) a chi saranno a carico? Si deve chiarire che le casse del Comune non possono permettersi di spendere un euro per questa opera di “Pubblica utilità”. Quando potrebbe investire la stessa cifra per un piano di salvaguardia e bonifica del territorio. E lo deve chiarire il Comune proprio nella conferenza di servizi, che doveva essere convocata in luglio e che invece si è deciso di riunirla proprio a ferragosto».

I Verdi concludono: «Noi chiediamo che la conferenza dei servizi chieda garanzie certe ai costruttori, che rifiuti decisamente la cementificazione visto che, secondo lo studio di fattibilità e per l’equilibrio economico finanziario dell’opera oltre all’impianto sportivo e le cubature commerciali ad esso collegate, verrebbero previsti circa 1 milione di mc di nuova edificazione a destinazione uffici, alberghi e centri commerciali a compensazione delle opere di urbanizzazione e infrastrutturazione a carico del privato».