In Italia 1/4 della popolazione viaggia quotidianamente sulle reti autoferrotranviarie

Puglia, dopo la tragedia ferroviaria l’appello di Legambiente Corato

Beppe De Leo: «L’impegno fondamentale è quello di assicurare una nuova organizzazione dei mezzi pubblici»

[18 luglio 2016]

incidente ferroviario puglia

L’incidente ferroviario che si è compiuto tra Corato e Andria è uno tra i più duri e dolorosi che sono avvenuti in Italia, anche per la modalità di come è accaduto. Per questo motivo, ha avuto grande risonanza rimbalzando la notizia sui mezzi d’informazione di ogni angolo del mondo.

Noi, come circolo di Legambiente di Corato, come tutti i cittadini di Corato ci sentiamo frastornati ed increduli che un fatto del genere potesse succedere alla nostra linea ferroviaria, dove le velocità di punta non sono elevate.

Questi giorni il cordoglio e il dolore della nostra comunità ci hanno raccolto in un solo e grande abbraccio. Il pianto e il silenzio hanno unito la cittadinanza nei vari momenti per ricordare, ma soprattutto per evidenziare i problemi e per cercare di risolverli nel campo di una rinnovata mobilità sostenibile. Sotto questo punto di vista, si può e si deve fare molto di più, non solo con la messa in sicurezza di tutto il sistema del trasporto pubblico, ma, di una nuova e modernizzata promozione della mobilità. Sui mezzi d’informazione hanno fatto a gara, tutti si sono dimostrati esperti di traffico ferroviario, ma per chi è ferroviere, come lo scrivente, sa che la movimentazione di un treno è una cosa complessa e noi che ci lavoriamo ogni giorno da tanti anni, non ci permettiamo mai di dare giudizi perché le cause possono essere tantissime, si sa anche che i treni sono delle masse in movimento di una certa entità, che scontrandosi senza un cenno di frenata crea un disastro immane.

Per chi, abitualmente utilizza il treno per i propri spostamenti, per lavoro, per studio, per svago, per tantissimi altri motivi dobbiamo dare atto che la Ferrotranviaria ha investito nel cambiare il materiale rotabile in toto, perché il vecchio ed ormai obsoleto con le nuove norme non avrebbe potuto svolgere il proprio servizio. Purtroppo, quando si gestisce un azienda bisogna guardare ai bilanci, i lavori di raddoppio dei binari da Ruvo a Barletta stanno procedendo forse a rilento. Con i lavori di raddoppio del binario si sarebbe adottato il sistema di circolazione che vige tra Bari e Ruvo, con il senno del poi, siamo tutti bravi a dare giudizi e a dire che non si è data priorità alla sicurezza. Bisogna aggiungere che nella tratta Ruvo Barletta non c’è il volume di traffico come quella tra Bari e Ruvo, dove è di gran lunga superiore. Non lasciamoci abbagliare dai politici che con le loro passerelle promettono fondi straordinari per completare i lavori, questo è il nostro problema che si va avanti di emergenza in emergenza.

Quando succede un fatto grave si trovano i fondi questo per lavarsi le coscienze e far vedere che hanno deciso qualcosa, purtroppo ci condannano a non essere un Paese normale, rifiutiamo questo metodo emergenziale dobbiamo pretendere programmazioni serie. Prendiamoci un impegno, chiediamo conto periodicamente di come procedono i lavori con la massima trasparenza, solo noi possiamo togliere a tutti i livelli questa cappa dell’emergenza, che ci conduce a queste tragedie per diventare una Nazione moderna. Un pensiero va anche a quei capi stazioni e tutti coloro che quella mattina stavano lavorando su quella tratta, il momento non è affatto facile neanche per loro, un invito alle famiglie a stare molto vicine ai propri cari, di essere forti ad affrontare il futuro prossimo. Si può e si deve fare molto di più, non solo con la messa in sicurezza di tutto il sistema del trasporto pubblico, ma di una promozione del sistema stesso, individuando strategie per incrementare il traffico autoferrotranviario. Ci sono diritti che un pendolare, o quel lavoratore, o uno studente che quotidianamente si spostano dal Comune di residenza per motivi di lavoro o di studio, o solo per il tempo libero, sono una figura sempre più diffusa nei Paesi ad economia sviluppata, devono essere sempre assicurati.

I dati sono chiari: l’aumento della domanda di trasporto pendolare è un dato comune a larga parte delle città europee: in Italia la mobilità pendolare è aumentata di oltre il 60% in 15 anni, e i pendolari sono praticamente quasi un quarto della popolazione. Sono tanti i motivi alla base di questo fenomeno. Nel nostro Paese, quello principale è la fortissima crescita dei prezzi delle abitazioni delle grandi città, che ha provocato una sorta di emigrazione, con centinaia di migliaia di persone che si sono trasferite nei Comuni vicini. Sull’ aumento del pendolarismo hanno pesato anche i cambiamenti nell’ organizzazione e nella distribuzione nel territorio di attività amministrative, sociali ed economiche. Le periferie delle principali città italiane, specie quelle metropolitane e tra esse anche Bari, hanno inglobato i Comuni adiacenti: alcuni centri dell’hinterland sono diventati luoghi di residenza di migliaia di persone che continuano a lavorare nel capoluogo. Si tratta di trasformazioni che hanno cambiato profondamente la struttura sociale e culturale delle nostre città, con conseguenze significative sulla mobilità. La maggior parte dei pendolari italiani – soprattutto per mancanza di infrastrutture e servizi in grado di offrire alternative reali – si muovono, purtroppo, in automobile. Con forti effetti negativi sulla bilancia energetica, sulla congestione delle strade e sull’ inquinamento dell’aria delle città.

Mentre il trasporto ferroviario è sempre la risposta più efficace per contenere questi fenomeni, presenta ancora notevoli criticità nella qualità del servizio offerto, tanto da aver causato negli ultimi anni la proliferazione di innumerevoli comitati locali in difesa dei diritti dei pendolari. Speriamo che questa tragedia possa essere un modo per dare una vera svolta sul tema della mobilità pubblica e sostenibile.

di Beppe De Leo, presidente del Circolo e ferroviere, per il direttivo di Legambiente Angelo Vassallo- Corato