A che punto è la lotta contro il dissesto idrogeologico in Italia

Sono 11.108 gli interventi programmati dal governo per 29 miliardi di euro, ma al momento è stato speso solo il 4,86% del totale

[15 maggio 2017]

Dopo la presentazione tenutasi nei giorni scorsi a Palazzo Chigi, i dati contenuti nella pubblicazione ”Italiasicura. Il piano nazionale di opere e interventi e il piano finanziario per la riduzione del rischio idrogeologico” sono stati rilanciati oggi all’attenzione del grande pubblico durante la terza edizione del Forum organizzato da Cesi (il Centro elettrotecnico sperimentale italiano, un leader internazionale nell’ingegneria civile e ambientale), apertosi oggi a Roma proprio in collaborazione con #Italiasicura.

«In Italia – ha esordito Erasmo D’Angelis, responsabile della Struttura di missione governativa e per l’occasione coordinatore del Forum – oltre il 10% delle aree abitate e con tesori culturali inestimabili è inondabile, con almeno 570mila frane censite che insieme sommano i due terzi del continente europeo. Il capitolo più doloroso è relativo alle vittime: 5.553 morti degli ultimi 70 anni in 4.419 località colpite in 2.458 Comuni nelle 20 Regioni, con una metropoli di circa un milione di sfollati, danni a infrastrutture pubbliche e abitazioni e aziende private risarciti con 3.5 miliardi di spesa l‘anno in emergenze. Il primo lavoro ci ha visto passare dal labirinto di 14 monitoraggi degli investimenti stanziati dallo Stato e inviati a Regioni ed enti locali a un solo monitoraggio in un solo luogo, come prescritto dalla legge. Grazie al lavoro sinergico di tutti gli attori in campo nei territori, siamo riusciti a costruire il piano del fabbisogno di opere (11.108 interventi) e il piano finanziario (12.9 miliardi, di cui 9.8 dallo Stato e 3.1 da fondi regionali)».

In un Paese che ha visto, in un secolo, 161.000 vittime di terremoti e 12.600 tra morti, feriti e dispersi per eventi idrogeologici catastrofici, la Struttura di missione per il contrasto al dissesto idrogeologico #Italiasicura – voluta dal governo Renzi tre anni fa, e confermata da quello a guida Gentiloni – ha rappresentato una svolta significativa. Il piano, come è stato ricordato oggi, stima il fabbisogno complessivo delle opere in 11.108 cantieri, di cui 1.340 con lavori in corso, per un fabbisogno finanziario complessivo di circa 29 miliardi di euro, di cui 12,9 già programmati (tra fondi europei, nazionali e regionali). Precedentemente il ministero dell’Ambiente aveva individuato in 40 miliardi di euro le risorse necessarie a mettere il Paese finalmente in sicurezza dal punto di vista del profilo idrogeologico: i 29 miliardi individuati dal governo non sono tutto dunque, ma certo rappresentano una fetta più che importante degli stanziamenti necessari. Come sempre, a fare davvero la differenza saranno però la (buona) progettualità e la reale capacità di spesa.

«Italiasicura – ha documentato al proposito Mauro Grassi, direttore della Struttura di missione – ha garantito il coordinamento tra le amministrazioni centrali e locali competenti nella riduzione del rischio idrogeologico e ha predisposto, d’intesa con il Ministero per l’Ambiente, il Dipartimento e l’Agenzia per la Coesione, la nuova programmazione degli interventi di prevenzione, garantendo il tempestivo utilizzo delle risorse già disponibili. Nel 2014, quando fu istituita la Struttura di missione, i cantieri non ancora avviati erano 1781 per un totale di 2,260 mld di euro. Ad oggi, sono stati avviati a cantiere 1340 interventi per 1,409 mld di euro, con un’accelerazione dei processi in parte bloccati».

Riassumendo, degli 11.108 interventi programmati per 29 miliardi di euro, dunque, in tre anni ne sono stati avviati poco più di 1.300 per neanche 1,5 miliardi di euro: circa 1/20 del totale (il 4,86%). Se gli interventi proseguissero a questo ritmo, se ne deduce che l’accentuato dissesto idrogeologico italiano sarebbe “sanato” non nel giro di 15-20 anni previsti dal governo, ma nel triplo del tempo. Un po’ troppo.

Rimane dunque evidente la necessità di sveltire i numerosi passaggi che si frappongono tra gli investimenti su carta e i cantieri sul territorio. «A livello territoriale – ha aggiunto al proposito Grassi –  il riassetto istituzionale si è concretizzato in una semplificazione delle competenze amministrative, con la qualificazione dei Presidenti delle Regioni quali Commissari di Governo contro il dissesto idrogeologico e l’attribuzione a questi ultimi della responsabilità della realizzazione degli interventi nel territorio di riferimento e di importanti poteri sostitutivi e di deroga». Nella speranza che basti.

L. A.