In Toscana 390 siti attivi e circa 1.500 tra abbandonati e dismessi

Rapporto cave 2014 in Toscana: i casi delle Alpi Apuane e di Campiglia Marittima [FOTOGALLERY]

Nonostante il suo ‘oro bianco’, il marmo, Carrara è il secondo comune capoluogo più indebitato d’Italia

[29 aprile 2014]

Il Rapporto cave 2014  presentato oggi da Legambiente si occupa anche della Toscana e tra i casi più eclatanti a livello nazionale ne cita due, con le relative schede. Eccoli:

Il marmo delle Alpi Apuane

Le Alpi Apuane rappresentano un caso emblematico di convivenza fra il più grande comprensorio estrattivo di pietre ornamentali del mondo e il principale Parco Naturale della Regione Toscano. Ogni anno infatti nel solo distretto di  Carrara si estraggono circa 1 mln di tonnellate di marmo in blocchi e 4 mln di detriti con effetti impressionanti non solo al livello paesaggistico. Il risultato dell’attività dei circa 100 siti estrattivi presenti è tutt’altro che invisibile: cime “mozzate”, crinali incisi, discariche minerarie (ravaneti) visibili a chilometri di distanza, milioni di tonnellate di terre di cava abbandonate, inquinamento delle falde acquifere. A questo si aggiunga la difficile convivenza a cui è sottoposta la popolazione dei comuni limitrofi esposta a polveri, rumore e vibrazioni causate dell’intenso traffico di mezzi pesanti.

Oggi il Comune di Carrara incassa dal marmo circa 15 milioni di euro l’anno: una bella cifra che però sarebbe 2-3 volte superiore se venissero introdotte modifiche ad un Regolamento, quello degli agri marmiferi, che impone canoni slegati dal valore di mercato del materiale estratto e permette di fatto la totale esenzione per circa un terzo delle cave oggi considerate praticamente private.

Ai tentativi di modifica dell’attuale quadro normativo infatti si oppone una lobby, quella dei cavatori del marmo, estremamente agguerrita e contraria a perdere vantaggi che risalgono addirittura al 1751. In queste settimane è in atto un durissimo scontro per le previsioni del nuovo Piano Paesaggistico Regionale che prevede l’estensione degli ambiti di tutela nell’area delle Apuane. I violenti attacchi nei confronti dell’assessore all’Urbanistica Marson e delle associazioni ambientaliste sono la riprova di quanto sia delicata la questione paesaggistica e economica in questa area d’Italia e quanto sia urgente intervenire.

In positivo va detto che dall’aprile 2012, grazie all’apertura della strada dei marmi, il traffico pesante non attraversa più la città di Carrara: un grande sollievo per la popolazione, ma pagato a caro prezzo (120 milioni di euro), e interamente a carico dei cittadini nonostante la strada sia ad uso esclusivo del marmo.

Insomma, il marmo di Carrara non è gestito come bene comune, ma arricchisce pochi: ecco perché, nonostante il suo ‘oro bianco’, Carrara è il secondo Comune capoluogo più indebitato d’Italia. (Dato pubblicato dalla Cgia di Mestre).

La distruzione delle colline a Campi glia Marittima (LI)

Nel resto della Toscana la situazione rimane comunque di forte presenza di attività estrattive a causa delle 390 cave in funzione e circa 1.500 tra abbandonate e dismesse.

Continua ad essere uno dei casi più clamorosi, per la devastazione paesaggistica ed ambientale che ne deriva, quello delle cave sulle colline di Campiglia Marittima e di San Vincenzo, in Provincia di Livorno, con 5 cave presenti. L’area interessata ricade all’interno di un SIC (Monte Calvi di Campiglia) e di un’area naturale protetta istituita proprio dal Comune di Campiglia Marittima per la particolare importanza naturalistica del territorio. Ad aggravare il contesto è la presenza, messa a rischio, del Parco Archeo-minerario di San Silvestro e della Rocca medievale, entrambi siti culturali di notevole importanza ormai circondati dalle cave. La prima denuncia per questa condizione decisamente critica era arrivata già nel 2007 da parte dell’archeologo Riccardo Francovich: «La cava di Monte Calvi di Campiglia Marittima va chiusa, l´attività estrattiva non è più compatibile con la fruizione del Parco archeominerario di San Silvestro».

Si tratta di una battaglia aperta tra ambientalisti e fautori del Parco contro i piani di cava di Monte Calvi dell´Amministrazione, che prevedono che l´attività estrattiva del calcare per le acciaierie di Piombino prosegua fino al 2018. La cava in questione è contigua al perimetro del Parco, due attività giudicate incompatibili anche per le mine fatte brillare che – affermava ancora Francovich – «hanno provocato lesioni nell´antica Rocca di San Silvestro e, con la caduta dei sassi, messo a repentaglio il passaggio dei visitatori lungo itinerari del parco archeologico e minerario».

L’aspetto più assurdo è che la cava inizialmente sfruttata solo per le necessità all’interno del ciclo siderurgico delle fabbriche di Piombino, è cresciuta fino a oltre 1 milione di tonnellate di materiale all’anno dopo la decisione nel 1998 di liberalizzare la vendita del calcare da parte del Comune. Presidente della Società che opera nella cava è oggi l’ex Sindaco di Campiglia. La concessione prevede che l’attività estrattiva non si fermi prima del 2018, ma con i ritmi attuali è facile immaginare che la collina alle spalle di Campiglia per quella data non esista più.