Rapporto infrastrutture: chiusa la stagione della legge Obiettivo e delle opere inutili e costose?

Crescita degli investimenti su infrastrutture ferroviarie e metropolitane

[25 maggio 2016]

Infrastrutture Realacci

Ieri è stato presentato aIla Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera il decimo ‘Rapporto Infrastrutture elaborato dal Servizio Studi della Camera in collaborazione con Cresme, Istat, Cassa Depositi e Prestiti e Anac e il ministro delle infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio, ha detto che «Oggi sono finanziate il 70% delle opere infrastrutturali prioritarie dobbiamo arrivare al 100%. Il Codice degli Appalti dice che possiamo revocare i finanziamenti e spostarli sulle opere prioritarie. L’incremento rilevantissimo del valore dei bandi è una buona notizia e significa che l’azione amministrativa è importante, oggi c’è una strategia di controllo amministrativo puntuale per determinare finalmente scelte e decisioni».

Secondo Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, con il decimo rapporto infrastrutture  «Si chiude la lunga stagione della legge Obiettivo da cui sono nate opere inutili e senza conti in regola. Con il nuovo corso sulle politiche per le infrastrutture e grazie al varo del nuovo Codice degli appalti, si cambia rotta: si riducono a 25 le opere prioritarie da portare a termine, si ridefiniscono i criteri degli interventi in base alla effettiva utilità e si avvia l’abbattimento dei costi di pari passo con una nuova attenzione alla qualità dei progetti».

Realacci ha detto che con  Delrio e il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone – anche lui intervenuto alla presentazione – «c’è piena sintonia sia sulle linee generali del rapporto che per il proseguimento di un lavoro comune» e ha spiegato che si tratta di «Un report che monitora le ultime fasi della Legge Obiettivo, ormai abrogata grazie al nuovo Codice degli appalti, che è particolarmente importante per il Paese e sarà utile anche nell’indagine conoscitiva sulla riforma e sulla transizione alle nuove norme negli affidamenti pubblici da parte delle Commissioni Ambiente Territorio e Lavori Pubblici di Camera e Senato che partirà nel mese di giugno. Questo rapporto negli anni passati aveva segnalato alcune questioni critiche della Legge Obiettivo, come l’aumento esponenziale del numero delle opere strategiche e dei costi, il bassissimo tasso di realizzazione e la mancanza di un indirizzo nelle politiche infrastrutturali, che sono state considerate nel nuovo Codice degli Appalti. Oggi nella sua decima edizione evidenzia invece un nuovo corso rispetto al passato. Nella definizione delle opere prioritarie inserite nell’Allegato al DEF e che complessivamente richiedono 90 miliardi di euro viene data una forte priorità alle infrastrutture ferroviarie, che rappresentano il 46% degli investimenti, e alle metropolitane, cui va il 16,5% degli investimenti, mentre le opere stradali incidono per il 31,5%. Le opere su ferro, dunque, non sono più “figlie di un dio minore”, ma si dimostrano strategiche a pieno titolo. Più in generale si valutano le opere rispetto alla loro reale utilità per il Paese. Tra i punti approfonditi dal rapporto anche la revisione delle opere “in corso” ereditate dal passato e degli eventuali vincoli giuridici su esse pendenti. Un altro elemento di grande importanza è l’aumento del numero dei bandi di gara per le opere pubbliche e lo spostamento verso la manutenzione e qualificazione, che copre il 74% del mercato rispetto a una cifra inferiore al 50% negli anni precedenti. Un percorso analogo a quanto sta accadendo nell’edilizia con l’ecobonus.  Un altro passo avanti per un’Italia migliore che guarda al futuro mettendo al centro gli interessi dei cittadini».

Anche secondo Chiara Braga, responsabile ambiente del Partito Democratico, il rapporto «Dimostra come, con il nuovo Codice Appalti voluto dal Governo Renzi che rottama la Legge Obiettivo dell’era Berlusconi, l’Italia si stia allineando finalmente alle migliori politiche infrastrutturali dei partner comunitari. Dal Rapporto si rileva un impulso significativo alle opere pubbliche nel biennio 2014/2015, con un aumento importante dei bandi di gara pubblicati, una crescita degli investimenti su infrastrutture ferroviarie e metropolitane, uno sforzo importante verso la rigenerazione e la manutenzione delle infrastrutture. Come si evince anche dall’intervento di Graziano Delrio, l’idea di fondo è, dopo il fallimento nel passato di politiche poco lungimiranti e piani infrastrutturali sovrastimati, che si debba rafforzare la programmazione e la progettazione delle opere pubbliche, così come una gestione amministrativa più efficiente, il rafforzamento delle stazioni appaltanti pubbliche, la mobilitazione di risorse pubbliche, a partire da quelle europee, e che per quelle private si assista ad un chiaro quadro di responsabilità.

Secondo la Braga è «Utile l’accento posto poi dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone sulla riduzione del ricorso allo strumento del project financing: mezzo di investimento privato che poi alla fine privato non è. La sfida è quindi dotare il Paese delle infrastrutture più utili, in tempi rapidi e certi, salvaguardando così il territorio e al tempo stesso le tasche dei cittadini, grazie al controllo dei costi e alla trasparenza garantita dalle nuove norme. Un Paese con più investimenti e più qualità nella realizzazione delle opere pubbliche è  una grande occasione per l’Italia in termini di lavoro, competitività e sviluppo dei  territori perché sa cogliere le sfide di uno scenario di profonda trasformazione e innovazione».