Ricostruzione post terremoto nelle Marche, Legambiente: «Regione indietro tutta!»

Invece di scommettere su un Appennino capace di futuro, si cancellano regole e si ripercorrono modelli fallimentari

[9 agosto 2017]

Nei  giorni scorsi il Consiglio regionale delle Marche ha approvato una legge che prevede la semplificazione burocratica per accelerare la ricostruzione post sisma. Un provvedimento che non piace per niente a Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche, che ha dichiarato: «Con stupore e sgomento apprendiamo che, invece di lavorare in squadra con i comuni, gli enti locali e le forze sociali, la Regione Marche ha deciso di prendere la scorciatoia della deroga al Piano Paesistico Ambientale Regionale, ai Piani Territoriali Coordinamento provinciali e ai Piani Inquadramento Territoriali, frutto di tanti anni di maturazione della coscienza ambientale e della gestione del rischio idrogeologico, sismico e da alluvioni, pensando così di velocizzare la ricostruzione Se questo era l’obiettivo bastava, come prevede la stessa legge, assegnare al comune la centralità nell’azione di predisposizione della variante e la conferenza dei servizi, e la validità delle norme del PPAR anche per i comuni che non hanno adeguato ad esso lo strumento del piano urbanistico, e non prevedere la sua deroga. Inoltre, questa legge non parla mai della necessità di frenare lo spaventoso consumo di suolo che interessa la nostra regione, e che in questo momento minaccia soprattutto le aree del cratere, e accredita l’idea che la tutela del territorio e dell’ambiente sia un freno alla ricostruzione. Un segnale sbagliato perché i piani e gli istituti di tutela sono la base per l’obiettivo principale su cui tutti concordano, cioè quello di tornare ad abitare l’Appennino in sicurezza. Una proposta di legge che tra l’altro potrà solo parzialmente perseguire il suo obiettivo visto che inevitabilmente gli istituti di tutela nazionali (beni culturali e ambientali, vincoli idrogeologici, norme per la salvaguardia dei parchi e delle riserve), e quelli europei (SIC, ZPS e Rete Natura 2000), rimangono inaggirabili e si ripresenteranno con tutta la loro portata alla conferenza dei servizi. Inoltre apprendiamo che il testo della legge è frutto di un percorso di confronto e consultazione con il territorio di cui non abbiamo avuto notizie».

Sulla decisione della compagine di centro-sinistra che amministra le Marche interviene anche la presidente nazionale del Cigno Verde Rossella Muroni, ricordando che «Nel processo di ricostruzione post sisma è fondamentale coinvolgere le comunità locali, perché solo attraverso un protagonismo e una partecipazione attiva dei cittadini si potrà davvero far ripartire questi territori in maniera più forte, rilanciando allo stesso tempo una nuova idea di sviluppo e benessere dell’Appennino centrale capace di invertire il fenomeno dello spopolamento di queste aree aggravato dal sisma. E in questa partita siamo convinti che l’attenzione al patrimonio storico culturale e a quello naturale paesaggistico possono dare un grande contributo alla ripresa e allo sviluppo delle attività economiche locali di questi territori».

Per Legambiente sono centrali alcuni passaggi e alcune scelte che possono contribuire all’accelerazione della ricostruzione delle comunità, delle economie e degli edifici.

Beni Culturali: è necessario portare a termine i lavori di recupero e messa in sicurezza dei beni culturali ancora sotto le macerie, attraverso un cronoprogramma delle priorità e delle urgenze su cui intervenire. Inoltre è necessario potenziare la presenza dei funzionari del Mibact per il monitoraggio, controllo e messa in sicurezza delle macerie di interesse storico-architettonico per recuperare i materiali di pregio e per accelerare le operazioni di rimozione delle macerie, anche attraverso l’utilizzo dei volontari del Gruppo Protezione Civile Beni Culturali di Legambiente Marche che hanno operato nel recupero delle macerie lo scorso dicembre a Posta, in provincia di Rieti.

Inoltre è fondamentale avviare un piano di riordino e gestione dei depositi temporanei delle opere recuperate per iniziare un percorso di restauro, valorizzazione e fruizione dei beni culturali. Questo è un passo fondamentale per iniziare a ricostruire la comunità e strutturare percorsi di rinascita e ritorno dei cittadini, dei turisti e dell’economia locale nelle aree colpite. Legambiente, nel corso dell’emergenza aquilana, oltre ad avere collaborato al recupero dei beni culturali, ha partecipato concretamente alla gestione dei depositi in cui sono state ricoverate le opere d’arte sottratte alle macerie.

Macerie: nessuna ricostruzione potrà partire senza aver prima rimosso completamente le macerie. I numeri stimati sui detriti presenti in strada sono sicuramente al ribasso e i tempi previsti per la rimozione troppo ottimisti. Mantenendo alta l’attenzione e il rispetto delle normative a tutela della salute e dell’uomo, crediamo necessario accelerare i tempi della rimozione. Riteniamo, inoltre, che la logistica per il trattamento delle macerie possa essere migliorata, anche attraverso accordi con privati, con l’obiettivo di ridurre gli spostamenti dei mezzi e il conseguente risparmio economico e ambientale.

Scuole: lavorare per la realizzazione di scuole di ambito sovracomunale significa iniziare a costruire la comunità dell’Appennino, in grado di fare rete, mettere insieme consapevolezze e identità territoriali, per porre le basi di una comunità più forte e coesa, in grado di ricostruire e offrire servizi più innovativi, più competitivi e attrattivi.

Nuovi centri di aggregazione e di produzione culturale intercomunali, spazi di integrazione e superamento dell’isolamento delle aree interne, luoghi multifunzionali di interesse per tutta la comunità. Questa è l’idea che sta alla base di scuole capaci di futuro e in grado di essere reali motori culturali, capaci di costruire competenze nuove, di lavorare sull’integrazione ed essere un servizio innovativo in grado di rispondere alle esigenze di un Appennino contemporaneo, che sa guardare con coraggio alla ricostruzione e al futuro.

 

Partecipazione: per una vera rinascita e ripartenza di tutto il territorio regionale, riteniamo indispensabile il reale coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini, delle forze sociale ed economiche al processo di ricostruzione. Una ricostruzione che sarà lunga e faticosa, visto che riguarderà non solo gli aspetti urbanistici ma anche e soprattutto quelli legati alla tenuta della comunità e al ripensamento di modelli economici in grado di superare le difficoltà che già l’Appennino stava vivendo prima del 24 agosto. Per fare questo siamo convinti che la partecipazione debba essere la più ampia e coinvolgente, attraverso momenti di ascolto e condivisione. Riteniamo indispensabile, e per questo chiediamo alla Regione, di aprire un tavolo per la ricostruzione che veda la partecipazione di tutta la comunità marchigiana, per ripartire insieme e costruire una regione più forte e più compatta.