Rischio idrogeologico, effetto bomba a Aulla e Carrara (FOTOGALLERY)

Legambiente chiede di delocalizzare le scuole di Aulla e le segherie di Carrara

[18 giugno 2015]

Dossier Bomba 1

Legambiente ha presentato oggi il dossier “Effetto bomba: gli edifici che amplificano i danni degli eventi climatici estremi” che individua quelle che sono autentiche situazioni di emergenza nel territorio italiano e dove occorre intervenire subito contro il rischio idrogeologico. Tra i 10 casi ben due sono in Toscana: ad Aulla e a Carrara, ecco le due schede toscane del dossier:

SCUOLA DI AULLA
Storia del sito. Aulla è un Comune in provincia di Massa Carrara, in Toscana, con una popolazione di poco più di 10mila abitanti. Si colloca nel territorio della Lunigiana, a pochi chilometri dal confine con la Liguria, e si sviluppa lungo il corso del fiume Magra. Da un punto di vista più ampio la situazione e le criticità del fiume Magra sono ormai ben conosciute da diverso tempo: si tratta di un fiume che ha subito gravi danni ambientali nei decenni del dopoguerra, anni in cui il tratto terminale del corso d’acqua è stato utilizzato per l’escavazione di inerti che ne ha modificato ed alterato le caratteristiche naturali. A questo va aggiunta una decennale cementificazione incontrollata del territorio, dovuta ad una dissennata gestione dello stesso e dall’assoluta mancanza di prevenzione e governo del rischio. L’urbanizzazione caotica e l’eccessiva cementificazione avvenuta nel passato, anche recente, ha portato ad una impermeabilizzazione del territorio che è tra le principali cause degli effetti devastanti che hanno assunto i fenomeni di straripamento ed allagamento avvenuti nel corso degli anni.
Casi di eventi meteorici estremi. La città di Aulla, il 25 ottobre del 2011 ha registrato la più grave esondazione del fiume Magra che abbiano interessato il centro abitato: alle 18:30 il fiume ha rotto gli argini allagando buona parte della città, costringendo gli abitanti, colti alla sprovvista, a rifugiarsi su alberi, lampioni e nei piani alti delle abitazioni. Cosa ancor più grave è che l’esondazione ha causato 2 morti e buona parte delle strutture colpite dall’esondazione del fiume siano state la caserma dei vigili del fuoco, la sede del Comune (in cui due dei quattro piani sono stati sommersi), il presidio sanitario e la scuola materna e media che ne ha pagato le conseguenze più gravi. Solo la casualità dell’orario tardo pomeridiano, e quindi a scuola chiusa, ha evitato che si verificasse una tragedia ancora più grave. I danni sono stati molto ingenti: quasi 1000 auto demolite, decine di negozi, 4 banche, l’agenzia delle entrate e l’INPS alluvionate; 1 scuola media e 3 edifici popolari da demolire. Il disastro purtroppo non era solo annunciato ma disegnato da ben 13 anni nelle mappe del rischio idraulico dell’Autorità di Bacino del Fiume Magra. Osservando la cartografia infatti è impressionante l’esatta sovrapposizione dell’area a ‘Rischio idraulico molto elevato’ della mappa del Piano di assetto idrogeologico dell’Autorità di Bacino, disegnata in rosso nella cartografia, con la superficie coperta dall’acqua durante l’evento del 25 ottobre ad Aulla. Nonostante lo studio e la perimetrazione di queste zone da parte dei tecnici, per oltre 10 anni si è continuato a costruire ed autorizzare attività commerciali, servizi pubblici ed abitazioni in un’area prima soggetta alle misure di salvaguardia e poi dichiarata a ‘Rischio idraulico molto elevato’ con Delibere dell’Autorità di Bacino e dei consigli Regionali di Toscana e Liguria. È emerso anche, nel periodo successivo all’evento alluvionale, che il Piano comunale di Protezione Civile prevedesse il Centro di raccolta degli evacuati in un edificio posto in area a rischio idraulico, che infatti è stato alluvionato, insieme ad edifici strategici quali i Vigili del Fuoco e il Municipio. Per queste responsabilità 11 tra ex Sindaci e funzionari comunali sono stati rinviati a giudizio per disastro e omicidio colposo e subiranno un processo in avvio a giugno, per il quale Legambiente è costituita Parte Civile. Anche se a seguito dell’alluvione la scuola media, in maniera parziale, e le case popolari sono state demolite, di fatto non è stato realmente restituito spazio al letto del fiume; infatti è in costruzione un grande argine (dal costo di circa 12 milioni di euro e posizionato come se gli edifici demoliti fossero ancora presenti) a protezione dei diversi edifici artigianali e residenziali presenti, come il centro commerciale “Le Alpi” o il prefabbricato denominato “ex Stefan” (che sono tra gli altri oggetto del processo penale). Ancor più paradossali sono i casi del presidio sanitario, che invece di essere delocalizzato è stato ristrutturato in loco ed ampliato come funzioni, il supermercato Conad, che dopo essere stato alluvionato è stato autorizzato ad aprire nonostante sia trovi a poche decine di metri dal fiume ed abbia un piano interrato.
Proposta di intervento. Legambiente ha sostenuto fin da subito che i 12 milioni di euro dell’argine sarebbero stati più utili se messi a disposizione per delocalizzare gli di edifici privati presenti (mediante incentivazione, messa a disposizione di altre aree sicure, ecc.) piuttosto che proteggerli. Infatti con l’argine si parlerà di “messa in sicurezza” delle aree edificate e di quelle parzialmente edificate, con il risultato paradossale di certificare la ‘sicurezza’ dell’esistente, trasmettendo quindi un’informazione errata ai legittimi proprietari, e senza poter escludere il recupero di volumi nuovi da edificare, aumentando ancor di più il rischio. Legambiente, oltre ad essere assolutamente convinta che sia necessario il blocco delle nuove costruzioni nelle aree a rischio e la delocalizzazione delle strutture in esse presenti (come gli edifici descritti precedentemente), ritiene comunque ugualmente indispensabile e necessario realizzare adeguati sistemi di allerta/evacuazione e promuovere tra la popolazione il concetto di convivenza con il rischio.

LE SEGHERIE DI CARRARA
Storia del sito. Carrara è un Comune dell’alta Toscana di circa 60mila abitanti che si estende dalla costa fino all’entroterra alle pendici delle Alpi Apuane. Bagnata dal torrente Carrione, è famosa per l’estrazione e la lavorazione del marmo, pregiato a livello internazionale. Negli ultimi decenni è stata oggetto di diversi eventi alluvionali estremi, che hanno causato danni e fatto vittime tra la popolazione. Le cause di questa intensificazione di eventi disastrosi sono molteplici e vanno ricercate principalmente in una vetusta concezione dello sviluppo urbano, identificabile con l’edificazione, che di fatto ha soffocato il Carrione, rendendo il suo alveo insufficiente a veicolare le piene anche per la presenza lungo il suo percorso di numerose strozzature quali ponti, passerelle, ampliamenti di piazzali di segherie e molto altro. Tale insufficienza è ancora più amplificata poiché – a causa dei mutamenti climatici – le piene “duecentennali” su cui sono state tarate le opere da un punto di vista idraulico, oggi si verificano con una frequenza decisamente maggiore. Oggi i terreni spondali sono quasi interamente occupati da segherie, oggetto di modifiche da parte del piano strutturale che prevede la delocalizzazione di quelle dismesse, mentre per quelle attive prevede la conferma dello stato di fatto o altre possibilità: ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia, cambio di destinazione d’uso (con laboratori artistici, esposizioni, studi, ecc.). Secondo questa logica la delocalizzazione non sarebbe finalizzata alla riduzione del rischio idraulico, infatti con la sostituzione delle segherie con edifici di maggior valore in caso di esondazioni i danni sarebbero maggiori.
Casi di eventi meteorici estremi. Allagamenti ed esondazioni, causati da precipitazioni intense sono avvenute in questa zona nel novembre 2012 e di seguito anche nel 2014 dello stesso mese. Il nubifragio ha originato una piena nel fiume Carrione che attraversa la città di Carrara nella bassa pianura alluvionale dove è stato arginato per evitare esondazioni in quanto il livello dell’acqua (durante le piene) si trova al di sopra della superficie del suolo urbanizzata. Un tratto di argine in destra orografica ha ceduto causando una disastrosa esondazione. Tale tratto arginale era stato ricostruito alcuni anni fa (nel 2010) in maniera difforme dal progetto (con armatura insufficiente e senza fondazione).
Proposta di intervento. Alla luce di quanto avvenuto nel corso dell’evento alluvionale del 2003, la delocalizzazione degli insediamenti lungo il fiume appariva già allora come una possibile soluzione volta ad un lungimirante allargamento dell’alveo. L’ampliamento del Carrione infatti sarebbe ancora possibile per gran parte della sua lunghezza: per esempio nel tratto che va da via Pucciarelli (dove è avvenuta la rottura dell’argine nell’evento del 2014) fino al mare, ci sarebbe ancora molto spazio da restituire al corso d’acqua, creando un parco urbano lungo questo tratto di fiume, aumentando la sicurezza e mitigando gli effetti in caso di piena. Associando l’ampliamento dell’alveo ad altri tipi di interventi lungo l’asta fluviale, come l’eliminazione delle tombature di torrenti e canali dei corsi d’acqua minori, eliminando le piccole opere che creano restringimenti, colmamenti, occupazioni abusive delle sponde, delocalizzando quelle strade che occupano –parzialmente o completamente– l’alveo dei corsi d’acqua (come Via Colonnata dal Ponte di Ferro a Mortarola, Via Piastra, Via Torano), tutto ciò visto nell’ottica di ridare spazio al fiume, garantirebbero un miglior deflusso naturale delle acque durante gli eventi di piena.