Rischio sismico, la denuncia dei geologi toscani: «Il 90% dei bandi di gara pubblici è solo al ribasso»

Maria Teresa Fagioli: «I soldi nemmeno per le scuole. Meno male che il Presidente del Consiglio aveva promesso particolare attenzione»

[4 maggio 2015]

«Il Nepal non insegna niente e si continua a giocare alla roulette russa con la vita delle persone». Maria Teresa Fagioli (nella foto), presidente dell’Ordine dei geologi della Toscana, sceglie il richiamo più crudo, quello al recente terremoto che ha consumato più di settemila vittime, per attaccare le scelte locali in termini di prevenzione (e a discapito dei professionisti del territorio).

Anche a casa nostra e con un sisma di magnitudo anche ben minore di 7,8 Richter – sottolineano in una nota i geologi toscani – la situazione non sarebbe tranquilla. «Ridurre il numero di quanti preposti ai controlli non è stata una idea geniale. La Toscana fin dagli anni Novanta, con il progetto VEL, si è adoperata per prevenire che sismi di magnitudo elevata generino effetti cosi devastanti. Purtroppo duole dire che l’andazzo attuale non fa ben sperare. La Regione e i Comuni credono di poter risparmiare sui geologi. Molti dei colleghi che in Regione si occupavano di sismica sono stati destinati ad altri compiti, e i colleghi rimasti fanno quel che possono. Ma con le ristrettezze imposte dalla crisi dell’edilizia, spesso sono proprio le indagini geologiche, sismica inclusa, a venir “economizzate” dalle pubbliche amministrazioni».

L’ultima pietra dello scandalo riguarda il territorio di Lucca, dove il Comune ha recentemente assegnato un bando per la vulnerabilità degli edifici strategici, tra i quali compaiono anche le scuole. Il problema, secondo la denuncia di Fagioli, è che il criterio scelto è «del massimo ribasso, senza alcuna considerazione per la qualità tecnica dell’offerta». Un refrain che sembra ripetersi nella stragrande maggioranza dei casi.

«Le pubbliche amministrazioni ora emettono al 90% bandi di gara che prevedono il solo ribasso come criterio di scelta, spesso partendo da prezzi già molto bassi. Questo in barba alla legge Merloni che stabilisce un metodo rigoroso per evitare gli eccessi di ribasso e in barba al decreto parametri che stabilirebbe il prezzo da porre a base di gara».

«Volere il meglio per indagini, progettazione e messa in sicurezza è prevenzione – commenta Fagioli – Se compro un’auto e ho pochi soldi, risparmio sullo stereo, non sulle cinture di sicurezza o gli airbag. Purtroppo questo andazzo di risparmio insensato sta caratterizzando il nostro presente. La qualità non paga subito, paga alla lunga, spesso ben al di là dei tempi elettorali, perché piaccia e si reputi necessario darle spazio».

E in tempo di elezioni l’appello non può che essere rivolto, una volta di più, alla politica e a chi la esercita, perché si inverta questa tendenza suicida: non si gioca alla roulette russa col futuro della collettività. Certo non sprecare è sacrosanto, ma tagliare sulla qualità di qualsiasi spesa pubblica è scelta insensata, miope, ottusa».

Un tema che si ricollega direttamente anche agli investimenti pubblici così necessari per far ripartire (e indirizzare in modo sostenibile) lo sviluppo di un Paese ancora oggi bloccato sul fronte del lavoro, nonostante i primi timidissimi segnali di ripresa economica. Piccole opere, grandi nella loro necessità, come quelle che il neoministro delle Infrastrutture – Graziano Delrio – ha annunciato di voler sostenere.

Sul territorio le scuole dovrebbero essere in prima linea nell’attenzione di questa volontà riformatrice, ma alla vigilia dell’ennesimo sciopero generale a farla da padrone rimane ancora la retorica. «I soldi – chiosa infatti Fagioli – non ci sono anche quando si tratta della messa in sicurezza sismica delle scuole. Non ci sono soldi per la valutazione della vulnerabilità sismica oggi, non ci saranno soldi per la progettazione dei lavori della messa in sicurezza domani, si risparmierà all’osso anche sulla realizzazione dei progetti. Meno male che il Presidente del Consiglio, un toscano, aveva promesso particolare attenzione alle scuole. Con buona pace di Renzi, si può solo sperare che se, ma da geologi dobbiamo dire quando, il terremoto distruttivo ci sarà, ciò accada quando le scuole insicure siano nel frattempo state ormai demolite per raggiunti limiti di età, e i nostri figli saranno adulti e fuori pericolo».