Il 2015 anno internazionale dei suoli. Fao: «Suoli sani per una vita sana»

Se non fermiamo il consumo di suolo, tutto quello fertile potrebbe scomparire entro 60 anni

«Stiamo perdendo l’equivalente di 30 campi di calcio al minuto, soprattutto a causa dell'agricoltura intensiva»

[5 gennaio 2015]

La Fao lancia l’anno internazionale dei suoli insieme a un nuovo allarme, e stavolta nel mirino è finita una materia prima di cui non possiamo proprio fare a meno: il suolo. «I nostri suoli sono in pericolo a causa dell’urbanizzazione crescente, della deforestazione, del sovra-sfruttamento e delle pratiche di gestione delle terre non sostenibili, dell’inquinamento, del sovra-pascolo e del cambiamento climatico. Il tasso attuale di degrado s dei suoli minaccia la nostra capacità di rispondere ai bisogni delle generazioni future. La promozione della gestione sostenibile dei suoli è essenziale per un sistema alimentare produttivo, per mezzi di sussistenza migliori e per un ambiente sano.

Il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, ha sottolineato: «Dobbiamo gestire i suoli in un ottica di sostenibilità. A questo fine, disponiamo di diverse ozioni. La diversificazione delle colture, praticata nella maggioranza delle azuiende agricole familiari del pianeta, è una di queste: grazie a questo metodo degli importanti elementi nutritivi hanno il tempo per rigenerarsi». Quello che invece non si rigenera più è il terreno sepolto sotto il cemento e l’asfalto  e a vicedirettrice generale  della Fao per le risorse naturali,   Maria-Helena Semedo, in occasione della Giornata Mondiale del Suolo ha evidenziato che  «Generare tre centimetri di suolo richiede 1.000 anni e se gli attuali tassi di degrado continuano, tutto il suolo mondiale potrebbe scomparire entro 60 anni. Circa un terzo del suolo mondiale è stato già degradato. I suoli sono la base della vita. Il 95% del nostro cibo proviene dal suolo».

La Fao ricorda che «I suoli sani non solo costituiscono la base per la produzione di cibo, combustibili, fibre e prodotti medici, ma sono anche essenziali per i nostri ecosistemi, visto che ricoprono un ruolo fondamentale nel ciclo del carbonio, immagazzinano e filtrano l’acqua e aiutano a fronteggiare inondazioni e siccità» e da Silva in occasione del primo annuncio dell’anno internazionale dei suoli aveva sottolineato che «”Oggi vi sono oltre 805 milioni di persone che soffrono di fame e malnutrizione. La crescita della popolazione richiederà approssimativamente un aumento del 60% della produzione alimentare. Dato che gran parte del nostro cibo dipende dai suoli è facile capire quanto sia importante mantenerli sani e produttivi. Sfortunatamente, un terzo dei nostri terreni è in condizioni di degrado e le pressioni dell’uomo stanno raggiungendo livelli critici, riducendo ed a volte eliminando alcune delle loro funzioni essenziali. Invito tutti noi a promuovere attivamente la causa dei suoli nel corso del 2015, poiché è un anno importante per spianare la strada verso un sviluppo veramente sostenibile per tutti e da parte di tutti».

Un terzo dei terreni mondiali siano degradati, a causa dell’erosione, della compattazione,  dell’impermeabilizzazione, della salinizzazione, dell’erosione di materiale organico e di nutrienti, dell’acidificazione, dell’inquinamento e di altri processi causati da pratiche insostenibili di gestione dei terreni. « Se non vengono adottati nuovi approcci, nel 2050 l’ammontare globale di terreni arabili e produttivi pro capite sarà pari a solo un quarto del livello del 1960 – ha detto da Silva –  Possono volerci fino a 1.000 anni per formare un centimetro di suolo, e con il 33% di tutto il suolo mondiale degradato e con le pressioni umane in continua crescita, si stanno raggiungendo dei limiti critici che rendono la loro buona gestione una questione urgente. I suoli sono  una risorsa quasi dimenticata. Auspico maggiori investimenti nella gestione sostenibile dei terreni, ciò sarebbe più economico di un loro ripristino. I suoli sono necessari per il raggiungimento della sicurezza alimentare e della nutrizione, dell’adattamento e della mitigazione del cambiamento climatico, nonché di uno sviluppo sostenibile in generale».

Inoltre, il sottosuolo ospita al meno un quarto della biodiversità mondiale, «dove, ad esempio, il lombrico è un gigante a confronto con minuscoli organismi come i batteri e i funghi – spiega la Fao – Questi organismi, tra cui le radici, agiscono da agenti primari per il funzionamento del ciclo dei nutrienti ed aiutano l’assorbimento di nutrienti da parte delle piante, favorendo al tempo stesso la biodiversità in superficie.  Una migliore gestione aiutare questi organismi invisibili a migliorare la capacità dei suoli di assorbire carbonio e di mitigare la desertificazione, così da poter immagazzinare più carbonio – contribuendo  a compensare le emissioni di gas serra dovute all’agricoltura».

«Stiamo perdendo 30 campi di calcio al minuto di suolo, principalmente a causa dell’agricoltura intensiva – ha detto Volkert Engelsman, della Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica – L’agricoltura biologica potrebbe non essere la sola soluzione, ma è la migliore opzione a cui possa pensare».

La Fao ha avviato oltre 120 progetti sul  suolo in tutto il mondo ed insieme all’Unesco ha promosso la Mappa Mondiale del Suolo. «Tra le priorità più stringenti – evidenziano le due agenzie Onu – vi è quella di aggiornare, standardizzare e rendere accessibile le conoscenze disponibili sui tipi di suolo e la loro distribuzione.  Attualmente, i dati sui terreni sono spesso obsoleti, di copertura limitata e frammentari. Una delle priorità della Fao è quella di creare un sistema di informazioni sui suoli mondiali che possa aiutare con dati ed informazioni affidabili le decisioni in materia di gestione dei terreni».