Silos per parcheggi in centro a Pisa? Rebeldia: «Stravolgere la realtà a fini di lucro»

Confocommercio: parcheggi a costo zero. Rebeldia: non tiene conto dell'impatto ambientale e sociale

[14 marzo 2017]

Sta facendo discutere la proposta di Confcommercio Pisa di realizzare una serie di parcheggi utilizzando immobili dismessi situati in punti strategici della città e che punta a «rivoluzionare la mobilità e la sosta nel centro storico di Pisa» e dice che si può fare a costo praticamente zero per l’amministrazione comunale..

Ne giorni scorsi Federica Grassini, presidente di Confcommercio Pisa, e Fabrizio Fontani, presidente di Conflitorale, avevano spiegato che  «L’idea è quella di sostituire l’attuale offerta di posti auto su strada, ad esempio sui lungarni o in piazza Carrara, con una serie di “autosili” in elevazione realizzati in immobili dismessi della città. Ne abbiamo ipotizzati sei, dai quali si potrebbero ricavare circa 1.500 posti auto. I vantaggi di questa operazione sarebbero diversi. Innanzitutto si rivaluterebbe il patrimonio immobiliare cittadino. In secondo luogo si libererebbero le strade e le piazze del centro dalla presenza di macchine, con conseguenti vantaggi per mobilità e per la vivibilità cittadina. Il tutto si rifletterebbe anche sulle attività commerciali, messe ancora più in difficoltà dal recente aumento delle tariffe e dal sistema di sosta che verrà inaugurato con il People Mover».

Confcmmercio ha già individuato aree che potrebbero essere idonee, come l’ex distretto militare di via G iordano Bruno,  Palazzo Pampana in lungarno Galilei, l’ex palazzo delle Poste di via Corridoni, l’ex cinema Ariston in via Turati, l’ex palazzo della Guardia di Finanza agli Arsenali Medicei, la mensa universitaria di via Cammeo e piazza delle Gondole.

La proposta ha sollevato numerose perplessità alle quali si aggiungono oggi quelle di  Progetto Rebeldìa che definisce la proposta di Confcommercio per il centro storico, «un progetto aberrante e prettamente speculativo, che invece di mirare al riutilizzo degli spazi dismessi deturpa il centro storico e peggiora la qualità della mobilità e della vita per tutta la cittadinanza.  Da anni ribadiamo l’importanza del recupero e della riqualificazione degli edifici in stato di abbandono e siamo contenti che finalmente anche Confcommercio si sia accorta di questa piaga che affligge la città, ma allo stesso tempo sosteniamo che l’orientamento del recupero degli immobili dovrebbe essere di tipo sociale e su di esso dovrebbero poter prender parola le cittadine e i cittadini».

Quelli di Rebeldia dicono: «Sappiamo bene che l’ex distretto militare di via Giordano Bruno, bene pubblico, è stato tenuto per decenni inaccessibile alla cittadinanza, gli 8.000 metri quadri di parco pubblico sono stati lasciati all’incuria, un vero e proprio polmone verde è stato sottratto al centro città, mentre pochi privilegiati, militari semplici e alte cariche, ne usufruivano a mo’ di parcheggio privato. Quando le associazioni e i soggetti facenti parte del Municipio dei Beni Comuni hanno proposto la valorizzazione di quel luogo dall’alto potenziale aggregativo e dal grande valore naturalistico, l’amministrazione comunale ha negato qualsiasi apertura: non ci appare migliore, in termini di vivibilità e utilità, quella di ricoprire con metri cubi di mortale cemento una parte che quotidianamente viene attraversata a piedi o al più in bicicletta dalla maggior parte dei cittadini pisani, aumentando in maniera esponenziale il traffico da e verso una parte centrale della città».

Progetto Rebeldìa boccia la proposta di Confocommercio Pisa: «Infatti, per via San Martino, il rudere Pampana, l’ex cinema Ariston e il Distretto 42, si prevede il posizionamento di 3 silos da 250 posti, per un flusso di circa 750 autovetture, che più volte al giorno entrerebbero e uscirebbero dalle strette vie del quartiere più antico della città. Ci piacerebbe conoscere quali brillanti analisti e sulla base di quali dati si possa attribuire a questa soluzione un calo dell’inquinamento. Anche la modalità di attuazione del piano, il project financing, ci lascia parecchio perplessi, visto quali danni e debiti hanno prodotto sulle casse del comune le ultime esperienze in tal senso a livello locale, Sesta Porta e parcheggio di piazza Vittorio Emanuele, solo per citarne alcuni, per non parlare dei danni a livello nazionale di questa forma di finanziamento facilitata dallo Sblocca Italia. La pretesa del costo zero è ovviamente falsa, infatti non tiene conto dell’impatto ambientale e sociale, sul territorio e sulla città, della previsione dell’abbattimento degli edifici e la ricostruzione ex-novo, laddove un reale costo zero sarebbe possibile, attraverso il riuso e il recupero dal basso degli immobili».