Fai e il Wwf contestano la norma

Stadi e legge di stabilità: «Cassare o correggere la norma»

Bonelli: «Bene vendita spiagge fuori dal maxiemendamento, ma ora riforma del demanio marittimo»

[28 novembre 2013]

Il Fondo per l’Ambiente Italiano (Fai) e il Wwf  contestano la norma sugli stadi, anche se mitigata, così come compare nel maxiemendamento governativo approvato ieri notte. Le due associazioni dicono che ci sono problemi  di sostanza e di forma: «1. di sostanza perché ritengono che i 45 milioni di euro in tre anni destinati a questi impianti sportivi potrebbero essere meglio impiegati per il nostro disastrato patrimonio edilizio scolastico o per mettere in sicurezza antisismica gli edifici pubblici; 2. di forma  perché tra i criteri si introduce ex novo la finalità dello sviluppo che può contemplare anche la costruzione di nuovi impianti».

Fai e Wwf   assicurano che continueranno la loro azione di denuncia alla Camera dei deputati e chiedono di «Cancellare il termine “sviluppo” o introducendo l’esplicita esclusione di ogni riferimento alla possibilità di costruire nuovi stadi per scongiurare rischi interpretativi che consentano la costruzione di nuovi impianti con ulteriore consumo di suolo».

Cosa che un qualche problema al governo dovrebbe crearla, visto che le pressioni e le motivazioni che hanno visto il vicepremier Angelino Alfano annunciare l’emendamento stadi vanno proprio nella direzione che temono gli ambientalisti.  Fai e Wwf apprezzano però che il Governo nel suo  maxiemendamento «Abbia recepito la proposta dei relatori alla Legge di Stabilità 2014 superando la formulazione originaria che consentiva esplicitamente la costruzione di nuovi stadi, nonché la edificazione di nuovi palazzi nei loro dintorni, in deroga alla disciplina vigente. Tuttavia,  ritengono che continuino  a sussistere, tra le pieghe della norma approvata dal Senato, profili che necessiterebbero di una migliore definizione giuridica per scongiurare ogni timore di nuove, e ingiustificate, colate di cemento. Infatti la disposizione contenuta nel maxiemendamento prevede una progressiva implementazione del Fondo di Garanzia (10 milioni di euro per il 2014, 15 milioni di euro per l’anno 2015 e 20 milioni di euro per il 2016) il quale è stato istituito con una norma del 2002 (art. 90, comma 12, della legge n. 289) per i mutui relativi, tra gli altri, alla costruzione di nuovi impianti sportivi. La norma approvata da Palazzo Madama correttamente, e condivisibilmente, vincola la gestione delle predette somme da parte dell’Istituto per il credito sportivo finalizzandola all’esigenza di “assicurare interventi per la sicurezza strutturale e funzionale degli impianti sportivi nonché per la loro fruibilità e  ammodernamento”».

Ma Fai e Wwf restano comunque «Fortemente preoccupati per i contenuti del Maxiemendmento governativo che con il comma 199, tra i criteri per l’assegnazione dei finanziamenti,  aggiunge che questi siano funzionali anche allo “sviluppo” degli impianti sportivi. Temono infatti che il termine “sviluppo” possa essere, in fase applicativa, interpretato nel senso di comprendere anche la costruzione di nuovi stadi coerentemente al dettato della legge della sopra richiamata legge del 2002 istitutiva del Fondo di Garanzia».

Sull’altro fronte sensibile aperto dal governo in materia di gestione del territorio, la paventata vendita delle spiagge, è intervenuto nuovamente il co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli: «La notizia che nel maxi-emendamento del governo alla Legge di Stabilità siano saltate le norme sulle spiagge, compreso il mini-condono sui canoni è un fatto positivo a cui crediamo di aver contribuito anche con le nostre denunce: ora ci auguriamo che non ci siano altre sorprese. Che una riforma del demanio marittimo sia necessaria è indiscutibile ma non può non partire dall’articolo 1 comma 254 della Finanziaria del 2006 che prevede un riequilibrio fra le spiagge in concessione e quelle libere. Le spiagge italiane devono tornare ad acquisire quel valore di bene ambientale senza il quale si perde l’unicità e la bellezza dei nostri litorali che nel corso degli anni sono state trasformate da lungomari in “lungomuri” di cemento».