Il consumo di suolo è praticamente uguale nelle zone a vincolo e in quelle non vincolate

Stati generali del paesaggio: in Italia il consumo di suolo “brucia” 3 mq al secondo (VIDEO)

Dagli anni ’50 +184% di consumo di suolo, in testa Lombardia e Veneto. Nel Sud abusivismo raddoppiato in 7 anni

[26 ottobre 2017]

Si conclude  oggi a Roma la due giorni degli  Stati generali del paesaggio  organizzati dal ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact) e il ministro Dario Franceschini ha ricordato che «siamo l’unico Paese che tutela il paesaggio nella Carta costituzionale e di questo dobbiamo essere orgogliosi, così come del lavoro fatto negli ultimi dieci anni. Sulla base di questi principi, gli Stati Generali servono a spiegare che bisogna smettere di sprecare il suolo, che è necessario tutelare ancora di più le nostre coste e che lo Stato e le Regioni insieme devono difendere la bellezza del nostro paesaggio, che è un valore assoluto, non solo culturale ma anche economico, perché la bellezza italiana ha un grande valore nel mondo».

L’iniziativa arriva a quasi vent’anni dalla Conferenza nazionale del paesaggio dell’ottobre 1999 e, tra ieri e oggi, vedrà la partecipazione di architetti, docenti universitari, dirigenti del Mibact, giuristi, economisti, esponenti delle istituzioni e del mondo dell’associazionismo alle 5 sessioni tematiche in programma: Legislazione e diritto al paesaggio; Paesaggio: bene comune e risorsa economica; Paesaggio, politiche di trasformazione territoriale e qualità progettuale; Legalità e inclusione sociale: verso il diritto a paesaggi di qualità; Cultura del paesaggio: educazione, formazione e partecipazione.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio nel quale si legge che «è un’occasione preziosa, quella degli Stati Generali del Paesaggio, per far crescere la consapevolezza del valore cruciale dell’ambiente per lo sviluppo della persona e per la vita delle comunità. Il paesaggio è frutto di un processo storico, nel quale natura e umanità hanno impresso il loro segno. Ciascuna epoca è chiamata a compiere scelte, a un ulteriore processo creativo, nell’equilibrio tra conservazione e innovazione, per orientare il senso della vita e lo sviluppo delle opportunità per tutti, avendo in mente i diritti di chi verrà dopo. Vi sono equilibri che vanno preservati, e altri che vanno ripristinati, anche con urgenza».

Mattarella ha sottolineato che «l’impegno per la qualità dei paesaggi è vasto, richiede capacità di programmazione su scala ampia, e impone riflessioni sulla sostenibilità dello sviluppo e sulle trasformazioni dei territori, a partire dal rapporto con le aree urbane. L’intero Paese è continuamente sfidato da fenomeni sismici che hanno vulnerato, insieme, i territori e le comunità: dalla ricostruzione dei paesi e dei borghi colpiti dal terremoto dell’Italia centrale emergerà il carattere di una impresa destinata a sviluppare il senso della solidarietà e la capacità di immaginare il futuro». Ma il Presidente della Repubblica è fiducioso: «La coscienza del legame tra il territorio, la cultura, la storia, l’identità stessa di un popolo si è opportunamente diffusa e oggi incoraggia l’azione positiva di istituzioni pubbliche e forze sociali. La Costituzione ha fissato, con lungimiranza, tra i suoi principi fondamentali la tutela del paesaggio, e ha legato questo solenne impegno alla cura del patrimonio storico e artistico della nazione. Si tratta di una previsione che, nel tempo, ha prodotto frutti. La cultura e la qualità italiana sono intimamente connessi con il suo ambiente, con la pluralità dei suoi paesaggi, con la bellezza dei suoi ambienti naturali e urbani. E’ un patrimonio inestimabile, e dobbiamo consegnarlo, incrementandone il valore, alle generazioni più giovani».

Punto di partenza della discussione è stata la presentazione del Rapporto sullo stato delle politiche per il paesaggio”, fatta dalla sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni. E dalla quale emerge che il consumo di suolo in Italia «continua a crescere», anche se negli ultimi anni ci sarebbe stato un «importante rallentamento» confermato nei primi mesi del 2016. Ma «Nel periodo compreso tra novembre 2015 e maggio 2016 le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 50 chilometri quadrati di territorio, ovvero, in media, poco meno di 30 ettari al giorno».

Dagli anni ’50, in Italia il consumo di suolo è passato dal 2,7% al 7,6% del 2016, con un incremento del 4,9%  e una crescita percentuale del 184%, e con un ulteriore 0,22% di incremento negli ultimi sei mesi analizzati. In termini assoluti, il consumo di suolo ha intaccato ormai oltre 23.000 Km2  del territorio italiano. Secondo lo studio, «nell’ultimo periodo la velocità di trasformazione ha bruciato irreversibilmente”più’ di 3 m2 di suolo ogni secondo. E queste cifre sono in calo dagli anni 2000, quando i m2 persi ogni secondo erano arrivati a 8, erano scesi poi tra i 6 e i 7 al secondo tra il 2008 e il 2013, fino ad arrivare ai 4 m2  nel 2013 – 2015.

Ma nel  2016 15 regioni hanno superato il 5% di consumo di suolo, con in testa Lombardia e Veneto con oltre il 12%, seguita da Campania (oltre il 10%), Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Liguria, con valori tra l’8 e il 10%. Secondo il Rapporto, «La Valle d’Aosta è l’unica regione rimasta sotto la soglia del 3%. La Lombardia detiene il primato anche in termini assoluti, con quasi 310mila ettari del suo territorio coperto artificialmente (circa il 13% dei 2,3 milioni di ettari del consumo di suolo nazionale e’ all’interno della regione Lombardia), contro i 9.500 ettari della Valle D’Aosta. Le aree più colpite risultano essere le pianure del Settentrione, dell’asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, le principali aree metropolitane e le fasce costiere, in particolare quelle adriatica, ligure, campana e siciliana. Gli incrementi percentuali maggiori, tra la fine del 2015 e la metà del 2016, sono nelle regioni Sicilia, Campania e Lazio. Umbria, Basilicata e Friuli Venezia Giulia le regioni invece con gli incrementi percentuali minori. In valori assoluti, i cambiamenti più’ estesi sono avvenuti in Lombardia (648 ettari di nuove superfici artificiali), Sicilia (585 ettari), e Veneto (563). Tra i comuni maggiori, Roma e’ quello che e’ cresciuto di più’ (incremento di 54 ettari e dello 0,17%), seguito da Torino (23 ettari, 0,27%), Bologna (17 ettari, 0,37%), Catania (13 ettari, 0,25%), Bari (9 ettari, 0,18%), Napoli (8 ettari, 0,11%) e Venezia (6 ettari, 0,09%)».

Il problema è che il consumo di suolo è praticamente lo stesso anche nelle  aree sottoposte a vincolo: il 7,64% e che l’8% riguarda i territori costieri compresi nella fascia di 300 metri dal mare e dai laghi e a 150 metri da fiumi, torrenti ed altri corsi, mentre il 6% riguarda aree di notevole interesse pubblico.

Nel Paese che ha il Paesaggio nella sua Costituzione, l’abusivismo edilizio continua a colpire le coste praticamente impunito e condonato e il rapporto indica tra gli esempi negativi la Sicilia, con un indice di abusivismo che è addirittura cresciuto dal 31% del 2008 al 56% del 2015, e la Calabria dove in 7 anni l’abusivismo è raddoppiato, passando dal 30 al 62%. In termini assoluti la situazione è peggiore in Campania, dove l’abusivismo e passato dal 41 al  63%, un valore superato nel 2015 solo dal piccolo e “verde” Molise.

Lo studio spiega che questo abusivismo impunito ha precise ragioni e che tra queste ci sono i soli 284 tecnici del Mibact che dovrebbero valutare l’enorme mole di istanze di autorizzazione paesaggistica prodotte ogni anno in tutta Italia. «Un corpo di tecnici già insufficiente – si legge nel Rapporto – il cui numero peraltro è  in continuo e progressivo decremento stante l’emorragia dei pensionamenti non compensati da un adeguato turnover. Lo studio parla di «insufficiente dotazione di organico che rischia di intaccare l’esercizio della tutela», anche se il bando del Mibact per varie categorie di funzionari tecnici, compresi gli architetti, «Potrà contribuire, se non ad invertire, a rallentare il trend che vede il progressivo svuotamento gli organici dell’amministrazione».

Agli  Stati generali del paesaggio ha partecipato anche la presidente di Legambiente che è intervenuta nella sessione “Paesaggio: bene comune e risorsa economica”, moderata da moderati da Fabrizio Barca, e che ha visto anche gli interventi di Stefano Laporta presidente Ispra, Francesco Palumbo direttore generale turismo Mibact, Enrico Giovannini portavoce alleanza Asvis, Giorgio Alleva presidente Istat e Angela Barbanente, Politecnico di Bari.

La tavola rotonda partiva da un assunto: «Il paesaggio non è un giacimento da cui estrarre reddito, emozioni, sapere: queste diverse dimensioni del benessere e dello sviluppo nascono dalla libertà sostanziale della persona di relazionarsi col paesaggio e di lavorare in esso. Sviluppo è crescita, uguaglianza, sostenibilità. Affinché il paesaggio concorra alla crescita: non basta farne oggetto di consumo turistico; è necessario che esso sia centro di produzione e rigenerazione attraverso attività agro-silvo-pastorali, culturali, artigianali. Affinché l’accesso al paesaggio sia uguale per tutti: nelle città, va chiuso il divario fra squallori e bellezze degli spazi comuni; nelle aree interne, occorre piegare i servizi fondamentali a misura delle esigenze dei residenti (è questo l’obiettivo della Strategia per le aree interne).Affinché la libertà di accesso al paesaggio sia sostenibile per le generazioni future occorre che il governo ordinario del territorio sia guidato da una visione di lungo termine e quello straordinario, a fronte di terremoti o nubifragi, sia affidato a centri di competenza nazionale in permanente dialogo con i luoghi».

Secondo la Muroni, «ne è venuto fuori un confronto serrato su come il paesaggio abbia bisogno di visione e piani di tutela durevoli ma contemporaneamente debba saper guidare il cambiamento. Nel mio intervento ho parlato dell’esperienza del Parco del Molentargius, del Casale Teverolaccio di Succivo e poi del Grab e sull’Appia antica (che tutti noi sogniamo pedonalizzata seguendo Cederna). Insomma il paesaggio da tutelare, come elemento di resistenza ma anche evoluzione sociale oltreché’ rivoluzionario e di cambiamento come nel caso sull’Appia e del Grab (semmai si farà). Ed infine per dire che non basta essere belli ho detto che le colline venete del Prosecco non potranno essere patrimonio dell’Unesco fino a che saranno piene di pesticidi così come le mura della città di Bergamo non meritano un parcheggio al proprio interno… speriamo che il sindaco Gori abbia inteso!».

U. M.

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