Stop al cemento in Emilia Romagna? Domani la Regione decide

Artisti ed esponenti del mondo dell'agroalimentare, politici e associazioni aderiscono alla petizione di Legambiente

[10 febbraio 2014]

L’11 febbraio arriva in Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna una risoluzione, a firma trasversale, che individua un percorso per arrivare ad una legge che ponga concretamente un freno al consumo di suolo, ma sono ormai agli sgoccioli i tempi a disposizione della Regione  (Giunta e Consiglio) per varare un documento, prima che si blocchino i lavori in vista delle elezioni.

Secondo Legambiente, dopo annunci e promesse non mantenute, «Il banco del Consiglio regionale sarà l’occasione per verificare se finalmente la politica sia in grado di recepire le richieste e le sensibilità che arrivano dai cittadini e della società civile, o se i tatticismi e l’attendismo avranno la meglio. L’associazione ambientalista ricorda  che «il ritmo di urbanizzazione a cui si è assistito negli ultimi 30 anni in regione Emilia-Romagna è oltre 8 ettari al giorno: trend che è rimasto inalterato e senza efficaci interventi normativi fino all’inizio della crisi economica. Nel quinquennio 2003-2008 si è urbanizzata un’area di campagna con capacità agricola sufficiente per la sussistenza alimentare di un’intera provincia».

La proposta è quella lanciata a novembre da Legambiente e che è stata accolta da 10  consiglieri regionali:  Gabriella Meo  e  Gian Guido  Naldi, (Sel-Verdi), Andrea Defranceschi (Movimento 5 stelle), Monica Donini e Roberto Sconciaforni  (Federazione della Sinistra), Liana Barbati (Italia dei Valori), Thomas Casadei,  Giuseppe Paruolo e Antonio Mumolo   (Partito Democratico), Giovanni Favia (Gruppo Misto), che si sono impegnati a portarla in aula con una risoluzione formale. Legambiente, ringraziando l’impegno dei consiglieri, auspica che «Si vada presto alla discussione, evitando una “melina” tattica utile ad avvicinarci a fine mandato» e soprattutto che «Anche i consiglieri che non hanno aderito sappiano raccogliere la richiesta di cittadini e società civile, che in modo trasparente chiedono interventi concreti per salvare la nostra campagna».

Infatti, sottolinea il Cigno Verde emiliano-romagnolo, «Sono molti infatti gli esponenti del mondo della politica, dell’associazionismo, della cultura e dell’imprenditoria agroalimentare che hanno deciso di sostenere la petizione», da Oliviero Toscani a Luca Mercalli, passando per gli scrittori Valerio Varesi e Pino Cacucci, per arrivare ai referenti regionali di Libera e del CAI, e al segretario della CGIL di Parma… insomma, è una bella fetta di società civile che ha deciso di sostenere la petizione lanciata da Legambiente Emilia-Romagna. Ma anche la politica si è mossa: hanno firmato tra gli altri, il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, e il presidente del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, Fausto Giovannelli, il Senatore Giorgio Pagliari e diversi assessori comunali. Non mancano anche soggetti del mondo dell’agroalimentare, uno dei settori di punta dell’economia regionale: dal presidente del Consorzio del Culatello di Zibello, all’amministratore delegato dell’azienda conserviera Mutti, al presidente del Consorzio di Bonifica Parmense.

La petizione  al Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna un impegno fattivo e tangibile per inserire nella normativa regionale sulla pianificazione territoriale, 6 principi:  1.Il suolo è un bene comune, finito e non rinnovabile che fornisce servizi ecosistemici essenziali per il benessere della comunità. 2. Fissare l’obiettivo di consumo netto di suolo zero al 2030. 3. Accrescere in modo sensibile il costo del consumo di suolo vergine attraverso l’introduzione di adeguati meccanismi fiscali, o di oneri di urbanizzazione, o azioni di compensazione (si veda il punto successivo) in modo da rendere più conveniente il recupero dell’esistente e contabilizzare l’impatto ambientale e sociale prodotto dal consumo di suolo. 4. Inserire il principio della compensazione ambientale preventiva per opere infrastrutturali e nuove costruzioni che occupano suolo libero. Favorire il ripristino agricolo e naturale di superfici impermeabilizzate inutilizzate attraverso l’introduzione di meccanismi di riciclo delle aree urbane adottando l’obiettivo comunitario di consumo netto di suolo zero (ad ogni consumo di suolo vergine deve comunque corrispondere la ricostruzione di naturalità funzionale all’ambiente e all’agricoltura). 5. Dare attuazione all’osservatorio regionale sulla pianificazione e ad un sistema di monitoraggio pubblico sul consumo del suolo, che permetta ai cittadini di accedere con facilità ed immediatezza ai dati del fenomeno. Istituire in ogni Comune un anagrafe degli edifici integrata con le utenze e la base catastale al fine di monitorare in continuo lo stato di utilizzo, consumi energetici, necessità di adeguamento sismico ed energetico. 6. Azzerare lo strumento delle “varianti tramite accordi di programma”, ad esclusione di opere pubbliche o di rilevanza pubblica.

Inoltre chiede di  individuare azioni politiche e tecniche per:Rivedere urgentemente al ribasso le previsioni dei piani urbanistici vigenti elaborati in un anomalo contesto del mercato immobiliare, del tutto sganciato dal reale fabbisogno e dagli odierni orientamenti normativi in campo europeo. Individuare strumenti economici, finanziari, fiscali, tecnici e normativi per facilitare riqualificazioni energetiche, sismiche ed estetiche del patrimonio edilizio esistente, con particolare riferimento ai quartieri e agli edifici di tipo condominiale. Dare mandato istituzionale al gruppo di lavoro interassessorile contro il consumo di suolo, già esistente, per la produzione di atti proposte e azioni funzionali ai punti precedenti.

Si può firmare la petizione ai banchetti di Legambiente, in uno dei negozi e locali che supportano la causa oppure on-line alla pagina: http://www.legambiente.emiliaromagna.it/stopalcemento/petizione/