Sul referendum costituzionale e il consumo di suolo

[18 maggio 2016]

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I dati impressionati forniti recentemente da organi di ricerca sul consumo del suolo nel nostro Paese ha coinciso con l’approvazione in un ramo del Parlamento di una legge che da tempo doveva tagliare il traguardo. Ora passerà al  Senato ma i giudizi sono molto critici specie da parte di associazioni che l’hanno sostenuta e che ora parlano di legge svilita, stravolta, svuotata. Come scrive su Il Tirreno De Girolamo per questo ‘occorre una inversione di tendenza, che deve essere consolidata con decisione dalla politica territoriale che deve essere assunta dal governo a livello nazionale’. E qui forse vale la pena soffermarsi un momento sia per  intenderci su cosa significa politica nazionale sia se le regioni  devono avere un ruolo e quale.

Sul ruolo nazionale finora si è parlato e si parla di burocrazia paralizzante, progetti bloccati, di gravissime colpe delle regioni; per questo i loro poteri sono stati finalmente ridotti con il nuovo Titolo V, se – come dice Renzi – vinceranno i SI. Da tutte queste denunce fino all’ultima che mette in guardia anche dai rischi che corriamo ancora in Toscana con l’Arno raramente troviamo un qualche riferimento al fatto che noi da molti anni ci siamo dotati di leggi sul dissesto idrogeologico, sul paesaggio, la difesa delle coste, sulla tutela della natura considerate anche in sede europea molto avanzate, ma mal gestite quando non apertamente ignorate e tradite. Certo per colpa anche delle regioni, ma queste leggi erano e sono  nazionali,  affidate a gestioni nazionali.

I Bertolaso e compagnia poco bella erano scelti a Roma e rispondevano ai governi e ai ministeri. Dice ancora Renzi che se vince il NO continueremo a avere 20 burocrazie. Anche le province sono state sbaraccate all’insegna di eliminare poltrone (come con il Cnel) e spese tanto è vero che ora non si sa a chi affibbiare quei compiti che in ogni caso un costo l’avranno e con maggiore confusione anche burocratica. Servono quindi innegabilmente come ricorda anche De Girolamo competenze più chiare alle Regioni ma anche una gestione nazionale che finora ha fatto acqua e che potrebbe farne anche di più se passassero alcune leggi in discussione da tempo al parlamento con relatori del Pd come quella sui parchi. Qui il referendum e i tanti comitati c’entrano poco o niente ma la politica sì e molto, anche in Toscana e non solo per l’Arno.

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