L'analisi dell'urbanista Francesco Esposito all'11° Festival dell'Economia di Trento

Suolo bene comune, una difesa anche contro il caro-casa

Una disciplina dei prezzi immobiliari tutelerebbe dalla speculazione finanziaria e libererebbe risorse dei cittadini per l'economia domestica

[6 giugno 2016]

Suolo bene comune

Per un italiano su 7 la casa rappresenta la principale voce di spesa, sottraendo liquidità all’economia domestica. Se però il  suolo fosse considerato un bene comune, al pari dell’acqua, come in Germania, i costi di locazione abitativa, che  intaccano oggi il 65% della busta paga degli italiani, potrebbero scendere in modo esponenziale. Dal 1963 fino al 1985 il costo per una locazione o per una rata di mutuo in Italia incideva solo per il 20% su uno stipendio medio. L’analisi è stata presentata dall’urbanista Francesco Maria Esposito, autore del libro “Edificabilità bene comune” (Cacucci Editore), ed è stata presentata durante l’11esima edizione del Festival dell’Economia, organizzato a Trento dalla Provincia Autonoma.

Lo studio dell’autore propone, per uscire dalla crisi italiana, un’economia immobiliare libera da speculazioni e la realizzazione di un piano abitativo pluriennale nazionale, a costo zero per lo Stato, con un consumo di suolo quasi nullo, in grado di assicurare 480mila alloggi in 10 anni a prezzi convenzionati.

«Lo squilibrio tra redditi e costi abitativi – spiega Esposito – ha contribuito a generare una bolla immobiliare globale con effetti devastanti: a Roma, come a Milano, oggi una casa costa mediamente più del triplo che nella capitale tedesca. Questi costi sono gonfiati da speculazioni fuori controllo della rendita fondiaria urbana e bisogna ridurli per liberare le risorse utili ad aumentare i consumi».

Esposito evidenzia lo stretto legame tra assenza di politiche di programmazione dell’edilizia abitativa pubblica ed esposizione alla crisi economica e finanziaria. «Tutti i paesi virtuosi dell’Eurozona – spiega – oltre a una politica di regolamentazione immobiliare, vantano una percentuale di social housing compresa tra il 25 e il 35% delle case abitate a fronte di una media abitativa dei PIIGS del 4%. Questa carenza di social housing è un altro segnale di una politica abitativa che lascia ancor più margine alla speculazione».

di Emanuele Isonio