Il 10 settembre a San Benedetto del Tronto la conferenza nazionale dei geologi

Terremoti, in Italia si spende 150 volte di più per sanare le emergenze che per prevenirle

Territorio liquido. Avanza la mappatura delle amplificazioni sismiche locali

[8 settembre 2014]

Dal 2011 ad oggi  sono stati programmati studi di microzonazioni sismiche, soprattutto di primo livello, per 1660 comuni, di cui circa 500 già eseguiti e validati. I primi dati che ci giungono da questi studi di microzonazione sismica confermano che la quasi totalità dei territori italiani, per loro costituzione geologica e morfologica , è realmente predisposta a dare – in occasione dei sismi intensi – amplificazioni sismiche locali e diffusi fenomeni di instabilità locale, quali frane e liquefazioni.

È chiaro che questo è solo un inizio, considerando i circa 4900 comuni italiani classificati a più alta sismicità (Zone sismiche 1-2-3) e tenendo presente che sarebbe necessario giungere alla microzonazione di 2 e 3 livello di tutti i suddetti comuni classificati sismici. E infatti dei circa 51milioni di italiani che vivono in tali zone sismiche – di cui 26 milioni in zone ad altissimo rischio (Zone 1 e 2) e altri 25 milioni in zone a medio rischio (Zona 3) – attualmente solo il 5% circa vive in zone già microzonate.  Ben 761 Kmq di località abitate sono stati sottoposti a studi di microzonazione sismica e solo il 5% circa potenzialmente non presenta fenomeni di amplificazione locale, mentre l’83% presenta potenziali amplificazioni più o meno forti e il restante 12% amplificazioni e contemporaneamente fenomeni di instabilità cosismiche, quali, appunto, frane e/o liquefazioni e cedimenti.

Oggi dunque iniziamo ad aver finalmente su larga scala, quella nazionale, e con buona sicurezza statistica, la prova provata di quanto i geologi predicano da tempo, ovvero  che la grande vulnerabilità sismica italiana deriva solo in parte da carenze costruttive (edificato vecchio e sismicamente debole, a volte frutto di abusivismo e/o pressappochismo costruttivo). Essa infatti deriva anche da progettazioni basate su norme sismiche che, nel tempo, hanno sempre fatto riferimento a classificazioni sismiche di arcaica concezione, in quanto sempre fondate su macrozonazioni a volte già vecchie e inadeguate al momento della loro emanazione per un determinato territorio, e che non hanno mai ben considerato l’approccio locale, delle condizioni geologico-sismiche del singolo territorio e del singolo sito su cui si progettava l’opera.

Nel territorio italiano sono state ricostruite dall’Ingv (Istituto nazionale geofisica e vulcanologia) ben 36 diverse zone sismogenetiche. Sul nostro territorio vi è diffusa presenza di faglie attive da cui periodicamente si originano sismi a cinematica sia compressiva, che distensiva che trascorrente. La faccenda dunque è assolutamente seria. L’Italia è un Paese sismicamente molto pericoloso

La pericolosità sismica italiana è molto forte soprattutto nei territori appenninici  ma anche nelle altre zone, ed è causata essenzialmente dalla particolare posizione geostrutturale della nostra  penisola, collocata in pieno nelle zone orogenetiche attuali tra le superplacche africana ed euroasiatica; dalla sua relativa “giovinezza” geologica e morfologica; dalla sua diffusa “fragilità” litologica per la grande presenza, in Appennino, di sedimenti terrigeni spesso caoticizzati dalla loro travagliata genesi ed in pianura da sedimenti spesso soffici e in falda

Dal 1968 a oggi sono stati 5000 i morti, 500.000 i senza tetto , e 150 i miliardi di euro spesi (in soli 40 anni) per la post-emergenza. Di contro, in prevenzione sismica lo Stato ha investito 300 milioni di euro dal 1986 al 2003 e 750 milioni dal 2003 al 2010. Solo dopo il sisma dell’Aquila si è notata una certa inversione di tendenza.

Bisogna iniziare a pensare a nuove forme, più moderne, analitiche e “locali”, di classificazione sismica dei territori italiani. È arrivato il momento di portare avanti una nuova e moderna prevenzione con lo sviluppo e il successivo recepimento – nella pianificazione urbanistica, nei piani comunali di protezione civile ,nei piani di ricostruzione per le zone colpite dai sismi, nelle norme sismiche – di microzonazioni sismiche sempre più di dettaglio e quindi di livello elevato, e di analisi di risposta sismica locale per i singoli interventi. Per questo occorrono grande consapevolezza, perseveranza, risorse economiche adeguate e molta più geologia sismica locale.

di Giovanni Calcagnì, consigliere nazionale dei geologi