Terremoto: dopo il decreto legge sulle misure urgenti, sostenere le comunità e rilanciare i territori

Legambiente: «I beni culturali devono rimanere nei territori per essere restaurati e resi fruibili»

[16 dicembre 2016]

Con 441 voti favorevoli e nessuno contrario, la Camera ha approvato definitivamente il decreto legge sulle  misure urgenti a favore delle popolazioni colpite dal terremoto nel Centro Italia. Il presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera, Ermete Realacci, spiega: «E’ stato approvato all’unanimità dalla Camera con un atteggiamento responsabile di tutti i gruppi parlamentari il decreto per gli interventi urgenti in favore delle popolazioni e per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del Centro Italia. Non sono state apportate modifiche rispetto al testo uscito dal Senato per dare una rapida ed efficace assistenza alle popolazioni di Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo colpite dal terremoto e per far ripartire l’economia dei territori coinvolti. Il provvedimento garantisce qualità, trasparenza e legalità nei lavori, governance condivisa e risarcimenti per tutti i danni subiti, seconde case comprese. È necessario uscire al più presto dalla fase dell’emergenza, avviare celermente la ricostruzione e far riprendere il tessuto produttivo sulla base di un progetto che faccia leva sulla vocazione dei territori e sull’identità delle comunità».

Realacci ha anche  annunciato che il 19 dicembre guiderà una missione della Commissione ambiente nelle zone colpite dal sisma per incontrare i Sindaci, la Protezione Civile, i rappresentanti delle regioni, le comunità. «È intenzione della Commissione da me presieduta – spiega Realacci – seguire con continuità il processo di ricostruzione, valutare le esigenze che si presenteranno nei prossimi mesi e lavorare perché tutti i territori, i cittadini e le attività produttive colpiti dal terremoto abbiano un futuro. In questo quadro si inserisce la missione che lunedì prossimo farà tappa ad Amatrice, Norcia e Camerino. In ogni centro incontreremo il Primo cittadino insieme ai sindaci dei comuni limitrofi e alle comunità. Ci accompagnerà nella missione il Capo del Dipartimento della Protezione Civile. Un modo per seguire da vicino l’evolversi della situazione nelle aree colpite del sisma e anche per testimoniare la vicinanza delle istituzioni alla popolazione. Riteniamo, d’accordo con i Sindaci, che sia molto importante concentrarsi sin d’ora non solo sulla ricostruzione ma anche sulla ripresa del tessuto produttivo, facendo leva sulla vocazione dei territori e sull’identità delle comunità. Proprio per garantire un futuro a questi luoghi di straordinaria bellezza».

E proprio alla salvaguardia della bellezza e alla storia di questi territori si rivolge la nuova proposta di Legambiente: «Le opere d’arte recuperate dai comuni colpiti dal terremoto devono rimanere nei territori».

Gli ambientalisti sono convinti che sia necessario «Per una gestione innovativa e per la valorizzazione in loco del patrimonio storico artistico delle zone colpite. Spostarloe significherebbe impoverire questi luoghi, già così fortemente danneggiati e che rischiano di perdere una risorsa identitaria fondamentale. L’idea è di mettere in sicurezza le opere d’arte recuperate e contemporaneamente renderle fruibili in magazzini o depositi, appositamente attrezzati nei luoghi più vicini possibile alle zone colpite, per rinsaldare il sentimento di coesione di cui ha bisogno una comunità per ricominciare a pensare al futuro senza rischiare di disgregarsi. Depositi che possono diventare veri e propri laboratori e spazi multifunzionali per mostre ed eventi, capaci di creare occupazione e flusso turistico, e aperti alle scuole, ai restauratori, agli amanti dell’arte, alle università, ai centri di formazione e agli addetti ai lavori che dopo il terremoto hanno perso l’impiego. I cittadini di questi borghi potranno, così, rivedere le opere delle loro chiese, dei loro musei e dei luoghi della loro quotidianità, organizzati in allestimenti che valorizzano anche le terre di provenienza, con una chiave di lettura orientata alla cultura della prevenzione e della gestione dell’emergenza».

La presidente nazionale di Legambiente,  Rossella Muroni, spiega: «Con questa proposta vogliamo creare una rete territoriale legata alle radici delle nostre terre, dando così avvio ad una filiera virtuosa capace di creare nuovo flusso turistico ed occupazionale, per dare nuovi impulsi e nuova economia alle aree colpite».

L’iniziativa parte da Legambiente Marche, una regione che, come gli altri territori colpiti dal sisma, è caratterizzata da piccole e medie imprese, che operano in settori molto diversi tra loro e, soprattutto nell’ultimo decennio, l’economia legata al turismo ha fatto da vero ammortizzatore sociale contro la grave crisi che da tempo attanaglia industria e artigianato. «Beni culturali, ambiente, prodotti tipici e tradizionali sono i fili della trama del tessuto socio-economico di queste regioni, e in particolare delle aree collinari e montane marchigiane – dicono gli ambientalisti –  Nell’area interessata dal sisma il tessuto socio-economico ha subito uno strappo terribile e il territorio ha perso quasi completamente la capacità ricettiva, produttiva e commerciale. A questo si aggiungono centri storici parzialmente o completamente inagibili con la conseguente perdita di un immenso patrimonio artistico e di tanti luoghi di aggregazione sociale e culturale come chiese, musei, biblioteche e teatri, ora gravemente lesionati. Per questo Legambiente è convinta che mantenere il patrimonio storico-artistico nelle zone più prossime ai luoghi di origine, anche nella fase della ricostruzione, sarà sicuramente un elemento di traino per riavviare i flussi turistici anche prima della tempestiva ricollocazione delle opere».

La presidente di Legambiente Marche, Francesca Pulcini, conclude: «Per tutte queste ragioni, chiediamo a tutti gli enti preposti di mantenere le opere d’arte recuperate nei territori e dislocarle in sicurezza in depositi e laboratori appositamente attrezzati, collocati in punti strategici e in stretta prossimità ai luoghi di provenienza. Inoltre, proponiamo di creare un laboratorio regionale visitabile e attrezzato per il restauro e la manutenzione delle opere danneggiate e di realizzare, nell’area colpita dal terremoto, una rete di depositi attrezzati visitabili per le opere non danneggiate. Il laboratorio di restauro e manutenzione delle opere recuperate, nonché gli allestimenti di depositi e mostre, saranno una fonte straordinaria di ricerca e sperimentazione nei settori in cui importanti istituti locali operano da anni nel campo del restauro come l’Università di Camerino, l’Università di Macerata, l’Accademia di Belle Arti Macerata oltre ai numerosi istituti professionali dell’area colpita. Per discutere tutto questo è urgente riunire un tavolo di lavoro tra gli enti proprietari dei beni, il Mibact, la Regione e le forze sociali ed economiche del territorio, per costruire insieme una risposta forte e concreta, innovativa e coraggiosa, che riparta e valorizzi i territori colpiti a cui dare una speranza concreta di rinascita. Dopo la straordinaria risposta al terremoto del 1997, questa può rappresentare un’altra importante occasione per rafforzare il modello Marche».