Terremoto a Ischia, la Toscana chiamata a coordinare le operazioni di soccorso sanitario

Sul territorio regionale 256 Comuni (su 287) a rischio sismico medio o alto. Rossi: quattro richieste al governo per la messa in sicurezza

[23 agosto 2017]

Il 24 agosto di un anno fa, quando l’Italia centrale venne devastata dal terremoto che si abbatté su Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, la Toscana fu da subito in prima fila per contribuire a soccorrere la popolazione delle Regioni vicine. Adesso che è l’Isola di Ischia a soffrire per il sisma, la storia si ripete: è la Toscana ad aver coordinato, nella fase di emergenza, le operazioni di soccorso sanitario in loco.

Come spiegano da Firenze, nella notte tra il 21 e il 22 agosto è stato il dipartimento nazionale della Protezione civile ha chiesto alla Toscana di attivare la funzione Cross, presso la centrale operativa del 118 di Pistoia.

«Si tratta di una funzione – dichiarano gli assessori regionali al diritto alla salute e alla Protezione civile, Stefania Saccardi e Federica Fratoni – che permette alla nostra centrale operativa del 118 di intervenire da remoto nella guida delle operazioni di intervento sanitario. Cross significa infatti Centrale remota per le operazioni di soccorso sanitario. In pratica alla Toscana (che insieme al Piemonte dal settembre scorso è stata individuata come Regione in grado di svolgere a livello nazionale questa funzione) è stato chiesto di coordinare le operazioni di soccorso sanitario post sisma. E noi lo abbiamo fatto».

Il primo intervento è stato quello di richiedere l’invio in zona di un elicottero in grado di trasferire i feriti sulla terraferma e poi di occuparsi anche del trasferimento all’ospedale Cardarelli di Napoli dei pazienti ricoverati in terapia intensiva a Ischia; sul posto è intervenuto il Pegaso 11, di stanza a Roma.

La centrale di Pistoia, coordinata in questo periodo dal dottor Alessio Lubrani, è rimasta dunque operativa per ciò che riguarda il coordinamento di tutte le funzioni sanitarie necessarie nella zona del sisma. Superata la fase di emergenza, alle 14 di ieri dal Dipartimento nazionale della Protezione civile è arrivato il via libera per la disattivazione di Cross, insieme al ringraziamento e ai complimenti per la capacità operativa mostrata dalla centrale toscana, a tutti gli effetti un’eccellenza regionale.

In caso di emergenza, le strutture toscane si sono mostrate una volta di più efficienti e tempestive, anche nel rispondere alle esigenze di un territorio che va oltre i confini regionali. La stessa Toscana non è però indenne dal rischio sismico, anzi: ed è proprio a livello di prevenzione che è ancora necessario lavorare sodo.

Su 287 Comuni, infatti, in Toscana soltanto 24 sono a basso rischio sismico; 164 sono a rischio medio, 92 alto. Ad oggi il territorio regionale risulta all’avanguardia, rispetto al contesto nazionale, per quanto riguarda gli studi sulla sismicità, con 167 Comuni dotati di microzonazione sismica (almeno) almeno di primo livello, e l’89% di questi rientra nella zona sismica 2, la più pericola presente in Toscana.

Come ricorda oggi il presidente Enrico Rossi, inoltre, grazie «alla nuova legge urbanistica del 2014 e al piano del paesaggio, sono già da tempo in formazione da parte dei comuni nuovi piani regolatori a sviluppo zero e entro il 2019 decadranno automaticamente tutte le previsioni di nuove lottizzazioni e non se ne potranno più fare. Inoltre la Regione Toscana sta realizzando un osservatorio per monitorare l’attività edilizia dal satellite e inviarla annualmente ai sindaci per il controllo del rispetto delle norme».

Per mettere in sicurezza il territorio è però necessario molto altro, con la collaborazione di cittadini e governo nazionale, il cui contributo secondo Rossi deve essere incardinato attorno a quattro punti: «No a nuovi condoni (ha ragione il ministro Graziano Delrio) che riproporrebbero la logica che tutto si può fare perché poi il condono consente di regolarizzare; divieto immediato di edilizia residenziale nelle zone agricole e stop a nuove lottizzazioni e cementificazioni, ricostruendo i perimetri delle città e dei paesi e consentendo soprattutto l’attività di recupero e di ristrutturazione di tanti edifici vuoti, luoghi e periferie abbandonate; monitorare dal satellite le attività edilizie su tutto il Paese e fare scattare le ordinanze di demolizione immediatamente, a carico dei proprietari, istituendo per i comuni un fondo di rotazione da cui i sindaci possono attingere in caso di inadempienza del proprietario e prevedendo la decadenza del sindaco qualora venisse meno ai doveri d’ufficio; istituire e rendere obbligatorio, come propone anche il ministro Delrio, il certificato di sicurezza sismica degli immobili, sostenuto dalle agevolazioni per mettere in sicurezza gli edifici».

«Naturalmente – conclude Rossi – queste sono proposte da discutere, integrare, arricchire in un dibattito che deve vedere i politici e le competenze tecniche e scientifiche disposte a dare il meglio di sé. La sicurezza del territorio e dell’abitare è forse la più grande questione nazionale».

L. A.