Luca Matassoni, geologo dell’Istituto geofisico toscano a greenreport.it

Terremoto, la Lunigiana continua a tremare: cosa ci insegna lo sciame sismico

[23 agosto 2013]

A due mesi del forte terremoto che ha colpito la Lunigiana lo scorso 21 giugno le scosse continuano. Siamo ancora in una fase di assestamento, o in una nuova?

«Per il momento sembrerebbe proseguire nella normale attività di scarico, ma come anche la storia recente ci insegna, non possiamo da questo desumere che sia in atto un proseguimento costante di tale fase. Potrebbe riattivarsi in qualsiasi momento anche un’altra struttura, con altri terremoti: dall’andamento della serie degli eventi non possiamo inficiare un comportamento futuro».

L’attività è comunque concentrata solo all’interno della faglia del terremoto di giugno?

«L’area è sempre la stessa, ma non è concentrata in un punto della faglia, è areale: attualmente non sembra comunque ci siano fasi nuove, o attivazione di nuove aree».

Al netto della sostanziale imprevedibilità del fenomeno sismico ci sono indicazioni utili ricavabili da questo susseguirsi di scosse, che appare insolitamente frequente, o in realtà il fenomeno rientra ancora nella normalità statistica?

«Il fenomeno rientra abbondantemente nella statistica. Ci sono casi in cui questi sciami si sono protratti per mesi dopo la scossa principale, senza per fortuna dar luogo a forti nuovi terremoti, anche se il caso de L’Aquila illustra bene come sia possibile un andamento diverso, da questo punto di vista: invece di continuare la fase di scarico, ad un certo punto la struttura principale ha dato luogo ad un terremoto più grande.

La nostra conoscenza della sismologia è molto limitata dal punto di vista del comportamento delle sequenze sismiche: abbiamo conoscenza di terremoti storici, relativi all’anno mille o anche precedenti, ma l’osservazione sismologica di dettaglio delle sequenze, in Italia, è iniziata negli anni ’80. In tempi geologici, 30 anni fa sono un niente: per quanti terremoti abbiamo potuto osservare non possiamo farci un’idea generale a partire dalle singole scosse. Il verificarsi di questi sciami, dal punto di vista degli studiosi, è utile per poter progredire nell’osservazione».

Qualche elemento lascia pensare ad una prossima scossa di intensità più elevata?

«Allo stato attuale delle conoscenze, no: o meglio, non ci potrebbe essere. Non sapendo cosa aspettarci, anche se l’elemento ci fosse non lo sapremmo riconoscere. Possiamo osservare se c’è una migrazione degli epicentri che interessi zone adiacenti a quelle attuali, ma anche tale attivazione non sarebbe un segnale chiaro. Le incognite sono talmente tante che fare una previsione è francamente impossibile. L’unica cosa che si può dire è che, in questo caso, ci troviamo nella normalità dell’osservazione sismica. Ma anche il terremoto, purtroppo, fa parte di questa normalità».