Terremoto e “Casa Italia”, Wwf: «La più grande opera pubblica è la manutenzione del territorio» (VIDEO)

Legambiente: «Speriamo sia la volta buona per prevenzione sismica e idrogeologica»

[7 settembre 2016]

Casa Italia

Ieri ci sono state le consultazioni promosse dal governo con istituzioni, organizzazioni professionali, associazioni imprenditoriali e ambientaliste e sindacati  per l’elaborazione del progetto “Casa Italia” per il post-terremoto nell’Italia centrale. Gli incontri presieduti e coordinati dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti e dal rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone si sono aperti con i rappresentanti di Anci, Upi e Conferenza delle Regioni e Province Autonome. Poi c’è stato il confronto con Istituto Nazionale di Urbanistica, Consiglio Nazionale degli Architetti, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, Consiglio Nazionale dei Geologi, Società Geologica Italiana, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Cnr, Enea, Ispra, Crui, Conferenza Nazionale dei Presidenti e dei Direttori delle Strutture Universitarie di Scienze e Tecnologie, Conferenza Presidi delle Facoltà di Architettura, Conferenza Presidi delle Facoltà di Ingegneria, Ricerca sul Sistema Energetico (RSE). Al terzo incontro hanno partecipato Confindustria, Ance, Confapi, Confedilizia, Assoimmobiliare, Alleanza Cooperative Italiane, Rete Imprese Italia, Cgil, Cisl, Uil, Ugl

Alle 14.00 è toccato a Forum Terzo Settore, Legambiente, Wwf e Italia Nostra e al termine del confronto col governo, la Presidente del Wwf Italia, Donatella Bianchi, ha ricordato che «E’ da anni che sosteniamo che la più grande opera pubblica per risanare e riqualificare il Paese è la manutenzione del territorio. E se il Piano Casa Italia servirà finalmente a conseguire questo obiettivo non potremmo essere che felici ed è per questo che accettiamo la sfida lanciataci dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma si devono fare i conti con le limitate risorse  pubbliche disponibili ed è quindi fondamentale che si individuino delle priorità nazionali di intervento, integrando le mappe e le informazioni esistenti sul rischio sismico, sul dissesto idrogeologico e sui cambiamenti climatici in modo che i soldi dei cittadini siano ben spesi.  E non si deve solo programmare bene la spesa, ma occorre migliorare la progettazione dando vita a dei borghi sostenibili, sicuri contro tutti rischi, ma anche efficienti energeticamente e che sfruttino le fonti rinnovabili; occorre che si pianifichi il territorio, tenendo conto delle  aree che devono rimanere libere e di quelle che devono essere liberate per far fronte alle nuove sfide che i fenomeni estremi e un suolo sempre più fragile ci impongono, in un mondo in continuo mutamento».

Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, ha detto: «Siamo ben disponibili a collaborare anche perché si parla di prevenzione come sfida non a un anno, ma a medio termine. C’è bisogno di un cambio di passo per l’edilizia pubblica e privata». Zanchini ha anche chiesto che tutto questo venga compreso u da un ecobonus da inserire nella legge finanziaria e su Twitter ha aggiunto: «Audizione su Casa Italia a Palazzo Chigi, speriamo sia la volta buona per prevenzione sismica e idrogeologica».

Renzi ha spiegato che «Il progetto “Casa Italia” richiederà un lavoro che io credo debba andare avanti almeno per un decennio, senza che su questo si giochi alcuna battaglia politica», poi ha spiegato che ci vorrà il tempo necessario per fare le cose per bene, senza fretta: «Dobbiamo immaginare una scommessa non per i prossimi mesi ma per i prossimi anni, un lavoro che non deve dare risultati domattina ma che rappresenti un’opera di vera prevenzione e serietà. Una scommessa infrastrutturale che tenga insieme interventi sulle scuole, bonifiche, banda larga, dissesto idrogeologico, periferie, impianti sportivi, tutto articolato insieme per progetto complessivo che abbia linee guida chiare e una regia di insieme. Vorrei che a tutti i sindaci, i presidenti di Regione e gli amministratori arrivasse il messaggio che in Italia si torna a progettare, si torna a fare progettazione con criteri nuovi e tecnicamente all’avanguardia, per questo abbiamo coinvolto il rettore del Politecnico di Milano, Azzone, massima autorità in materia».

Azzone ha spiegato che «Sono quattro i tipi di azione fondamentali in cui si articolerà il progetto Casa Italia. La prima linea di azione prevede la messa a regime delle informazioni sul Paese, anche attraverso l’uso di ‘big data’ che le rendano disponibili ai cittadini. La seconda è l’indicazione di linee guida di intervento preventivo, con il coordinamento del gruppo di lavoro del senatore e architetto Renzo Piano. La terza riguarda finanziamenti e procedure. La quarta è la formazione, con la Scuola nazionale di amministrazione a fare da “soggetto pilota”».

Al termine della riunione con enti locali e Regione, l’assessore regionale dell’Umbria, Antonio Bartolini, delegato dalla Conferenza delle Regioni, ha detto che «Le Regioni sono favorevoli al progetto Casa Italia perché fa tornare al centro la progettazione, servono però anche delle linee guida. In questo senso le Regioni sono pronte a mettere a disposizione il proprio patrimonio di esperienze, visto che in questi giorni si è parlato a lungo anche di modelli per la ricostruzione. Naturalmente apprezziamo il metodo inclusivo adottato dal governo, visto che sull’edilizia c’è una legislazione concorrente, quindi sono convinto che un metodo concertativo possa consentire un’accelerazione degli interventi. Il tema centrale è semplificare le procedure antisismiche, l’idea del governo di prevedere dei criteri a monte sicuramente aiuterà. Le regioni apprezzano questo metodo inclusivo perché in materia edilizia e sismica siamo di fronte a una legislazione concorrente, quindi un metodo concertativo che pone un accordo preventivo sulle regole sicuramente consente l’accelerazione di tutti gli interventi che si vogliono mettere in piedi».

Anci, Upi e Conferenza delle Regioni  hanno chiesto di «Consentire ai Comuni di scomputare le risorse per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico dai saldi di bilancio; incentivare gli interventi di prevenzione sismica dei privati; deroghe al blocco del turn over dei Comuni per il personale; semplificazione delle procedure per facilitare interventi antisismici; una banca dati che monitorizzi a carattere nazionale gli interventi».

De vincenti ha parlato delle risorse, un tema «che è fondamentale, va collegato però con quelle che saranno le valutazioni effettive sul reale fabbisogno di risorse che richiede la strategia. Ci sarà un nuovo incontro a fine mese».

Renzi ha concluso: «A fine settembre tireremo le somme e si procederà con la verifica tecnica».