Territorio, la proposta Realacci piace all’Istituto nazionale di urbanistica

Realacci: «Imprecare contro il buio è molto più facile che accendere una candela»

[4 giugno 2013]

Il presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica (Inu), Federico Oliva, non è d’accordo con Settis e definisce la proposta di legge AC/70 “Norme per il contenimento del consumo di suolo e la rigenerazione urbana”, presentata da Realacci alla Camera e da Linda Lanzillotta al senato e firmata da 75 deputati, «Un buon punto di partenza per impostare finalmente una stagione efficace di pianificazione urbanistica e ambientale all’insegna di un’effettiva sostenibilità».

Secondo Oliva «E’ un passo fondamentale e ampiamente positivo nella lotta al consumo di suolo. Tuttavia alcune prese di posizione assai critiche apparse in questi giorni sulla stampa nazionale e firmate da autorevoli personaggi utilizzano argomentazioni parziali e in parte non corrispondenti ai contenuti della proposta di legge, che rendono necessarie alcune precisazioni. Il testo di legge (certamente migliorabile) fa ampio riferimento a strumenti e politiche messe in atto con successo in molti altri Paesi europei, combinando obiettivi quantitativi di riduzione del consumo di suolo a politiche integrate di natura fiscale, ambientale e urbanistica».

Per il presidente dell’Inu sono diverse le misure positive contenute nel provvedimento: «Innanzitutto individua come suoli da tutelare non solo quelli agricoli (come nel pur apprezzabile ddl Catania) ma tutti i suoli liberi non  urbanizzati». Giudizio positivo anche per «Il meccanismo individuato per misurare e monitorare annualmente la quantità di suoli urbanizzati, con un ruolo centrale dell’Istat, sui cui dati dovranno essere quantificati gli obiettivi nazionali e regionali di contenimento del consumo di suolo. Ma soprattutto, il contenimento del consumo di suolo è perseguito su due binari, da un lato affiancando alle tradizionali forme di regolazione degli usi del suolo, quanto mai necessarie (pianificazione, protezione della natura, ecc.) nuove misure di tassazione (il contributo per la tutela del suolo) finalizzate a rendere sempre meno convenienti, fino ad emarginarle dal mercato, gli interventi di nuova urbanizzazione su aree libere extraurbane; dall’altro prevedendo modalità di incentivazione, con investimenti e misure di defiscalizzazione che sostengano il recupero delle aree dismesse e sottoutilizzate».

Oliva descrive le proposte di Realacci come «Una strategia d’azione combinata, il contenimento del consumo di suolo e la rigenerazione urbana, praticata con successo in molte nazioni europee. La riforma della fiscalità locale (oggi non disciplinata) ne costituisce il nodo strategico” ma “va comunque chiarito, per evitare ogni equivoco, che il “contributo per la tutela del suolo e la rigenerazione urbana” è dovuto per l’edificazione sulle aree libere, agricole o naturali, solo se su queste è consentita un’edificabilità già prevista dagli strumenti urbanistici vigenti. Il che non vuol certo dire, come sostenuto in maniera assai poco informata nelle posizioni di critica che sia sufficiente pagare una tassa per edificare un suolo libero!»

Per l’Inu ci sono anche alte disposizioni da apprezzare nella proposta di legge: «La possibilità indicata per incentivare l’uso del patrimonio edilizio esistente (e per sviluppare nuove politiche dell’affitto) consentendo ai Comuni di incrementare le aliquote Imu sugli immobili agibili ma mantenuti non occupati;  l’introduzione di una fiscalità “di scopo” come sostegno, in una fase, inutile dirlo, di risorse inesistenti, per progetti e programmi di pubblico interesse a carattere ambientale, energetico o abitativo; l’introduzione di forme di compensazione ecologica preventiva, già utilizzate con successo per esempio in Germania: per ogni suolo urbanizzato viene prevista la preventiva cessione alla collettività (a spese di chi fa l’intervento) di un’area delle medesime dimensioni e con le stesse prestazioni naturali ed ecologiche di quella trasformata».

Oliva ritiene fondamentale «Un altro punto cruciale della proposta di legge, ovvero il ristabilimento  dell’originaria funzione degli oneri di urbanizzazione, che negli ultimi anni potevano essere utilizzati fino al 75% per le spese correnti dei Comuni, prevedendo che siano vincolati alla esclusiva realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, eliminando una delle concause più evidenti del consumo di suolo negli ultimi anni e cioè la scelta operata da molti Comuni di utilizzare l’edilizia per sostenere le finanze locali. La proposta di legge, pur nel rispetto dell’autonomia legislativa regionale, introduce il principio (fondamentale) della decadenza temporale dei diritti edificatori privati, liberando il suolo dall’attuale indissolubile legame con le sue destinazioni edificatorie».

Il presidente dell’Inu conclude confutando alcune critiche: «Il comparto edificatorio (già previsto nella legge del 1942) non comporta una privatizzazione della pianificazione territoriale, in quanto strumento di organizzazione territoriale e proprietaria, soggetto a pianificazione attuativa, la cui approvazione spetta per legge al Comune ed è quindi ampiamente soggetta al controllo pubblico. Quanto alla vicinanza di questa proposta di legge a quella presentata a suo tempo dall’on Lupi, essa può essere ravvisata, in modo molto grossolano, nell’uso di alcuni termini e di alcuni strumenti (perequazione, incentivazione, diritti volumetrici, ecc,) che però in questo contesto indicano una strada del tutto alternativa a quella a suo tempo proposta da quella proposta di legge, approvata dalla Camera, che l’Inu ha fortemente contrastato, evidenziandone errori e contraddizioni, senza alcuna forzatura ideologica».

Di seguito il testo della lettera inviata oggi da Ermete Realacci a la Repubblica:

Oggi Repubblica pubblica, con vari tagli, una mia risposta alla violenta (e francamente immotivata) polemica avviata da Salvatore Settis. Questa era la versione integrale.

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Imprecare contro il buio o accendere una candela?

Non ero intenzionato a rispondere all’articolo di Salvatore Settis di sabato scorso, in cui una proposta di Legge di cui sono primo firmatario (AC70) viene presentata come uno strumento della cementificazione. Ho letto poi l’amaca di Serra di domenica che riprendeva la tesi ed ho capito che rischiavo la fine di Totò nel famoso sketch in cui se la ride mentre viene schiaffeggiato perché scambiato per un certo Pasquale perché lui non è Pasquale. La proposta di Legge e la relazione che la accompagna sono accessibili a tutti sul sito della Camera. Come è evidente il suo scopo è affrontare quella tassa sul futuro rappresentata dagli 8 metri quadri di territorio persi ogni secondo che passa. Non ha senso contrapporlo al ddl Catania, che ho sottoscritto e che spero venga presto approvato, perché questo si limita ai terreni definiti come agricoli nei piani comunali. Tra gli strumenti proposti nell’AC70 ci sono: l’eliminazione degli usi impropri degli oneri di urbanizzazione che tanti guasti hanno prodotto; una forte penalizzazione per chi, in base a strumenti urbanistici già esistenti, costruisce su terreni non compromessi; incentivi per la riqualificazione di aree già urbanizzate. E’ una direzione coerente con quegli incentivi del 65% per agire sul patrimonio esistente per cui da sempre mi batto per favorire un’edilizia che produce nuova occupazione e una nuova economia puntando sulla qualità dell’abitare e delle città. Si può fare di meglio? Si è ora avviata la discussione in commissione e sono avviate varie nuove proposte di Legge. Verranno poi prese in considerazione tutte le proposte concrete e praticabili avanzate da qualsiasi soggetto. Spero ardentemente ci siano soluzioni migliori. E’ ovviamente possibile, anzi probabile, che, per prese di posizione di segno opposto, non se ne faccia nulla, lasciando che continui una situazione i cui guasti sono evidenti. Secondo un noto detto cinese anziché imprecare contro il buio meglio accendere una candela. Purtroppo imprecare contro il buio è molto più facile e per alcuni più gratificante…

Ermete Realacci, Presidente VIII Commissione Ambiente, Territorio, Lavori Pubblici della Camera