Toninelli: «La grande opera di cui ha bisogno l’Italia è la manutenzione». Quando si comincia?

Dall’audizione del ministro in Parlamento dopo il crollo del ponte Morandi molte dichiarazioni utili allo scontro mediatico. Muroni: «Non sono arrivate risposte concrete sul futuro di Genova riguardo alla mobilità»

[28 agosto 2018]

Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, ascoltato ieri (qui l’intervento integrale, ndr) in audizione alle commissioni riunite VIII di Camera e Senato sulla strategia del Governo a seguito del crollo del Ponte Morandi a Genova, ha manifestato intenzioni più che condivisibili con quanto il mondo ambientalista sollecita da anni. La tragedia di Genova «conferma drammaticamente quello che questo Governo e questo ministero hanno sostenuto fin dal loro insediamento – afferma Toninelli – La prima vera grande opera di cui ha bisogno questo Paese è un imponente e organico piano di manutenzione ordinaria e straordinaria del nostro territorio e delle nostre infrastrutture esistenti». Peccato che su questo fronte ancora le azioni del Governo siano pari a zero.

Nelle scorse settimane sono anzi state chiuse le strutture di missione attive su scuole e dissesto idrogeologico, oltre che Casa Italia, e anche nella audizione di ieri in Parlamento «dal ministro Toninelli non sono arrivate risposte concrete sul futuro di Genova riguardo alla mobilità», commenta la deputata LeU ed ex presidente di Legambiente Rossella Muroni.

«Per Genova e per il Paese è ora urgente ricostruire il ponte, ma anche accompagnare questa opera con un progetto che dia ai cittadini alternative valide ai mezzi privati investendo su trasporto pubblico e cura del ferro.  Un progetto di mobilità intermodale, efficiente e sostenibile che deve tenere conto sia delle persone che delle merci. Va affrontato subito il rafforzamento del nodo di Brignole, così come va spostata su ferro l’uscita delle merci dal porto, che oggi è fortemente sbilanciato sulla gomma. Per dare pronte risposte alle esigenze degli sfollati, delle aziende coinvolte e di tutti i cittadini chiediamo inoltre una legge speciale per Genova».

Nulla di tutto questo è ancora stato impostato nell’azione di governo, concentrata pressoché totalmente sulla pur necessaria – da parte della magistratura – caccia al colpevole del crollo. Il Governo e il ministro Toninelli sembrano invece voler innalzare autonomamente ogni giorno l’asticella dello scontro mediatico: «Che Autostrade debba ricostruire il ponte è scontato in termini risarcitori, ma è altrettanto normale che non possa ricostruire – ha dichiarato ad esempio ieri il ministro al Parlamento – Autostrade i soldi li mette, ma lo ricostruiamo noi il ponte», un intervento che riecheggia nei toni l’intenzione manifestata nei mesi scorsi dal presidente Usa Donald Trump quando annunciava di voler costruire un muro al confine col Messico, e di volerlo far pagare ai messicani (finendo invece per annunciare ieri un nuovo accordo commerciale col Messico).

Quel che è vero è che «il crollo – aggiunge Muroni – ha acceso i riflettori sulle distorsioni del nostro sistema di concessioni autostradali, che fino ad oggi ha garantito soprattutto i profitti dei concessionari piuttosto che l’interesse pubblico per infrastrutture moderne e sicure. Giusto, dunque, si parli di revoca per inadempienza o revisione della concessione ad Aspi». Si tratta però di procedimenti che dovrebbero in ogni caso veder coinvolto «il Parlamento, specie se si tratterà di rivedere la concessione e riscriverne le regole. È fondamentale che nel momento in cui si rimettono in discussione le regole sulla gestione delle autostrade, arrivando ad immaginare una rinazionalizzazione, si dia spazio al confronto politico parlamentare cercando anche di capire cosa non ha funzionato e come in questi ultimi venti anni il partito delle concessionarie abbia saputo imporsi ai governi di ogni colore. Decisioni che in ogni caso devono tutelare l’interesse pubblico e rafforzare il ruolo dello Stato su vigilanza e controllo».