Toscana, riforma della legge 1: sarà davvero un cambio di paradigma nel governo del territorio?

[1 ottobre 2013]

La Giunta regionale ha approvato il nuovo articolato della riforma della legge regionale n.1, risalente al 2005: secondo il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il nuovo testo rappresenta una svolta nel governo del territorio, che tutela il patrimonio rurale, aiuta i Comuni e agevola il lavoro, nel senso di una “riconversione ecologica” dello sviluppo.

«Con questa proposta vogliamo mettere sotto tutela il territorio rurale, con un vincolo di inedificabilità. La Toscana è ancora bella, vogliamo evitare il rischio della proliferazione di ecomostri e villette a schiera. Tracciamo una linea netta tra territorio urbanizzato, in cui concentrare l’attività edilizia, soprattutto promuovendo riuso e riqualificazione, e territorio rurale, in cui non saranno consentite nuove edificazioni residenziali. Tra l’altro, sul provvedimento abbiamo trovato grande sintonia con il mondo della ruralità, che in questi anni sta conoscendo uno sviluppo di grande interesse, anche per le semplificazioni che vengono introdotte della conduzione aziendale. Un altro aspetto fondamentale riguarda la promozione, procedurale e anche economica, dell’associazionismo tra i Comuni in materia urbanistica – ha aggiunto il presidente – con una tutela del territorio sviluppata in ambito intercomunale e misure di riequilibrio perequativo tra i comuni. Insomma, con questa riforma introduciamo un grande cambiamento nelle politiche del territorio, che condizionerà per decenni la nostra regione e che porteremo a compimento con il Piano paesaggistico».

Quando avremo sarà reso disponibile per esteso il testo della riforma potremo esprimerci più compiutamente, ma se è passata la linea dell’assessore all’Urbanistica Anna Marson forse davvero ci troviamo di fronte a qualcosa di innovativo, prima di tutto sotto il profilo culturale. La nuova norma, infatti, introduce la definizione di “patrimonio territoriale” che va a sostituire il termine “risorse essenziali del territorio”, quest’ultimo legato di più ad una concezione produttiva dell’ambiente.

Viene introdotto il concetto di ”pianificazione di area vasta con il piano strutturale intercomunale”, tema di cui si parla da tempo. Non è possibile sapere se l’indicazione troverà cogenza perché è necessaria la collaborazione dei comuni, ma intanto almeno si aprirà una discussione più approfondita tra le istituzioni e non solo. E a proposito di comuni vedremo come reagiranno al nuovo testo, dato che inizialmente si erano opposti circa la nuova competenza della Regione ad esprimersi sulla conformità degli strumenti urbanistici, alla Legge regionale.

A tal proposito prevedendo qualche problema di “collaborazione” sul campo, il nuovo articolato ha rafforzato l’istituto della conferenza paritetica nella trattazione dei conflitti. L’assessore Marson rimane comunque ottimista: «Una riforma diretta a migliorare la governance interistituzionale e il rapporto tra i diversi livelli competenti in materia di urbanistica, in base ai principi della sussidiarietà, oltre che a rendere più chiare e veloci le procedure e ridurre i tempi della pianificazione. Il piano prevede più partecipazione e accesso più semplice agli atti amministrativi. Introduciamo il monitoraggio degli esiti dell’applicazione della legge e strumenti di valutazione della sua efficacia. Grande attenzione è posta poi contro i rischi idrogeologici e sismici con norme specifiche affinché i piani della Protezione civile siano parte integrante dei piani urbanistici operativi a livello comunale. Altro obiettivo – ha concluso Marson – è la riduzione dei tempi della pianificazione territoriale. Sei anni per arrivare a una pianificazione sono troppi e portano a un deficit. Per scongiurare il superamento dei due anni, saranno introdotte restrizioni per i Comuni».

Vedremo quale sarà il testo definitivo che poi approverà il Consiglio e quali saranno i risvolti applicativi, ma l’impostazione generale almeno nelle finalità è condivisibile: si parla di salvaguardia del territorio inteso come bene comune, e viene dato grande spazio alla conservazione, che non significa avere territori “intoccabili” ma lavorare di più sulla manutenzione piuttosto che consumare nuovo suolo. Infine una sottolineatura importante riguarda la partecipazione, che non dovrebbe essere più lasciata a percorsi formali in cui gli stakeholder non incidono sul processo decisionale, ma il coinvolgimento dovrebbe riguardare la fase di progetto dove le modifiche dei piani sono ancora possibili.

Ora il nuovo articolato sarà trasmesso al Consiglio e il presidente Rossi ha auspicato che i tempi di approvazione siano rapidi, per arrivare a «inizio del nuovo anno con la nuova legge funzionante».