Tragico bilancio della valanga di fango in Colombia: più di 250 morti

Strariparti 3 fiumi in un’area deforestata e dichiarata a forte rischio già nel 1989

[3 aprile 2017]

Secondo il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, ieri  il bilancio dell’enorme slavina di fango è pietre che ha devastato diversi quartieri della  città di Mocoa (43.700 abitanti), nella provincia di Putumayo, nel sud-ovest del Pase, era salito a  207 morti, stamattina erano già arrivati a 254 e tra questi ci sono almeno 43 bambini. Purtroppo il bilancio delle vittime sembra destinato a salire perché ci sono ancora molti dispersi.

La frana, avvenuta sabato, è stata provocata dalle piogge torrenziali che per due giorni si sono abbattute sulla regione e che hanno fatto straripare tre fiumi, il che ha innescato  una gigantesca colata di fango che si è portata dietro massi enormi.

Santos si è recato sul luogo della tragedia per supervisionare I lavori post-catastrofe  e per risolvere i problemi logistici che impediscono il celere arrivo di aiuti umanitari. Santos era accompagnato dai ministri delle miniere e dell’energia, dei trasporti, dell’intero e della casa che dovranno «Accelerare il ritorno dei servizi essenziali di base».

Il Wwf Colombia dice che la situazione nel capoluogo del dipartimento di Putumayo è critica e la Croce Rossa Colombiana, l’Unidad nacional para la gestión del riesgo y de desaster (Ungdr) denunciamno quel che è successo ma intanto uniscono le forze per rispondere al disastro.

Ad essere esondati nella notte tra venerdi e sabato sono stati i fiumi Mulato, Mocoa  e Sangucayo. Il Wwf Colombia dice che «Le valanghe hanno spianato decine di abitazioni in 17 barrios, particolarmente San Miguel, Independencia, San Agustín e Progreso, con 300 famigli danneggiate, molte delle quali oggi si ritrovano senza casa né i n beni necessari  per poter affrontar la crisi».

Il disastro ha spazzato via gran parte della rete elettrica urbana e delle infrastrutture idriche, quindi in gran parte di Mocoa mancano energia e acqua potabile. E’ compromessa anche la rete delle comunicazioni e la città è irraggiungibile via terra perché i fiumi hanno abbattuto ponti e devastato strade.

Le responsabilità dei vari governi colombiani che si sono succeduti mnegli ulti 30 anni sembrano evidenti: già nel 1989, l’ex Instituto colombiano de hidrología, meteorología y adecuación de tierras (Himat) aveva avvertito che il fiume Mulato poteva esondare e diventare molto pericloso e chiedeva di realizzare le opere necessarie per evitare tragedie.

Quello studio era stato fatto dopo altre piogge torrenziali che provocarono valanghje che anche allora distrussero alcune case e gli esperti raccomandarono di costruire le case lontano dal letto dei fiumi e di realizzare un argine di 2,5 km ed altre opere preventive a protezione della città. Da allora la situazione è ulteriormente peggiorata e nessuna opera di difesa e prevenzione è stata realizzata.

Gli ambientalisti sottolineano che la zona è nota per la forte ed incontrollata deforestazione e le miniere illegali, ma dicono che questo non è il momento delle polemiche e che bisogna che la società civile colombiana e le sue istituzioni lavorino “Todos Por Putumayo” e che la popolazione di  Mocoa collaborino con le istituzioni e con l’Ungdr.